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Sistema di produzione di acqua calda sanitaria in grado di limitare fenomeni di legionellosi



(vedi “Linee guida per la prevenzione e il controllo della legionellosi predisposte dal Ministero della Sanità ed adottate dalla conferenza Stato Regioni il 4/4/2000” par. 1.4)

 
Il tema delle tipologie impiantistiche atte alla prevenzione della contaminazione delle acque da parte di microrganismi del genere “Legionella” è di strettissima attualità ed importanza, in quanto tali organismi sono origine della “legionellosi”, patologia che è recentemente salita alla ribalta come origine del 3 ÷ 20 % di tutte le polmoniti nosocomiali, con letalità del 30 ÷ 50 %. L’incidenza della malattia e la sua letalità sono da 3 a 4 volte superiori negli ospedali che in altre comunità.




Il batterio della legionellosi è presente in quasi tutte le acque di acquedotto, dove rimane allo stato latente alla normale temperature di distribuzione alle utenze (intorno ai 15°C). L’acqua calda sanitaria però è distribuita normalmente ad una temperatura di 40 ÷ 48°C che ne favorisce la proliferazione, per cui gli impianti di produzione centralizzata e distribuzione di acqua calda sanitaria risultano essere la fonte principale di questo agente infettivo. La sua sopravvivenza e la sua proliferazione negli impianti sono influenzate in maniera determinante dalla temperatura dell’acqua, tanto che i trattamenti termici costituiscono il principale metodo di prevenzione e controllo. Il batterio prolifera per temperatura compresa fra i 25 e i 55°C, mentre viene distrutto in fasce di temperatura fra i 60 e i 70°C, tanto più rapidamente quanto più ci si avvicina al limite superiore. Per eliminare un’eventuale contaminazione già instaurata, si può usare io metodo dello shock termico, elevando la temperatura di generazione dell’acqua calda a 70 ÷ 80°C per un certo periodo, e controllando che tutta la rete superi i 60°C. Si tratta di un metodo repressivo e non preventivo, che può essere impiegato in caso di emergenza, ma ha il difetto di non impedire la ricolonizzazione, che può verificarsi in tempo variabile da alcune settimane ad alcuni mesi se la temperatura dell’acque in circolazione ritorna al di sotto dei 50°C.

Normalmente si prevede la produzione di acqua calda sanitaria tramite bollitori con serpentino incorporato con eventuale preriscaldamento dell’acqua fredda tramite il circuito di recupero calore dai gruppi frigoriferi al quale viene allacciata la rete di ricircolo dell’acqua calda sanitaria. Le temperature di alimentazione del circuito primario di acqua calda sono di 85/70°C e l’acqua fredda potabile viene riscaldata da 15°C a 45°C e poi a 70°C tramite il serpentino del bollitore alimentato a 85°C; infine l’acqua calda sanitaria vene miscelata con acqua di ricircolo e/o preriscaldata e prodotta ad una temperatura di circa 48°C ed inviata direttamente alla rete di distribuzione. Tale soluzione impiantistica permette solo di limitare la contaminazione dei batteri. Infatti l’ingresso di questi nel sistema di distribuzione può avvenire attraverso l’acqua fredda di acquedotto che entra negli scambiatori e viene portata ad una temperatura di soli 45°C per poi essere miscelata con quella proveniente dal bollitore insieme all’acqua calda di ricircolo.

I batteri introdotti nel sistema con l’acqua fredda di acquedotto utilizzata per la miscelazione trovano quindi le condizioni ideali per la loro proliferazione.

L’acqua pertanto sarà stoccata a 70°C e sarà poi raffreddata alla temperatura di utilizzo di 48°C attraverso uno scambiatore a piastre raffreddato dall’acqua potabile fredda in arrivo.

Inoltre, per consentire la disinfezione periodica della rete distributiva si provvederà a motorizzare, con comando dal sistema di gestione centralizzato, un circuito di by-pass sullo scambiatore di postraffreddamento, consentendo così periodicamente la distribuzione dell’acqua calda ad alta temperatura (+ 70°C), per periodi della durata di circa 30 minuti durante le ora di minor prelievo (ore notturne), consentendo così la perfetta e periodicamente programmata sanitarizzazione completa di tutti i circuiti.

Il consumo calorico del postraffreddamento sarà comunque recuperato come preriscaldato dell’acqua potabile immessa nel sistema e proveniente dalle vasche di accumulo o dall’acquedotto.