Il
batterio della legionellosi è presente in
quasi tutte le acque di acquedotto, dove rimane allo stato latente alla
normale
temperature di distribuzione alle utenze (intorno ai 15°C).
L’acqua calda sanitaria
però è distribuita normalmente ad una temperatura
di 40 ÷ 48°C che ne
favorisce la
proliferazione, per cui gli impianti di produzione centralizzata e
distribuzione di acqua calda sanitaria risultano essere la fonte
principale di
questo agente infettivo. La sua sopravvivenza e la sua proliferazione
negli
impianti sono influenzate in maniera determinante dalla temperatura
dell’acqua,
tanto che i trattamenti termici costituiscono il principale metodo di
prevenzione e controllo. Il batterio prolifera per temperatura compresa
fra i
25 e i 55°C,
mentre viene distrutto in fasce di temperatura fra i 60 e i 70°C,
tanto più rapidamente
quanto più ci si avvicina al limite superiore. Per eliminare
un’eventuale
contaminazione già instaurata, si può usare io
metodo dello shock termico,
elevando la temperatura di generazione dell’acqua calda a 70
÷ 80°C
per un certo periodo, e
controllando che tutta la rete superi i 60°C.
Si tratta di un metodo repressivo e non
preventivo, che può essere impiegato in caso di emergenza,
ma ha il difetto di
non impedire la ricolonizzazione, che può verificarsi in
tempo variabile da
alcune settimane ad alcuni mesi se la temperatura dell’acque
in circolazione
ritorna al di sotto dei 50°C.
Normalmente
si prevede la produzione di acqua
calda sanitaria tramite bollitori con serpentino incorporato con
eventuale
preriscaldamento dell’acqua fredda tramite il circuito di
recupero calore dai
gruppi frigoriferi al quale viene allacciata la rete di ricircolo
dell’acqua
calda sanitaria. Le temperature di alimentazione del circuito primario
di acqua
calda sono di 85/70°C e l’acqua fredda potabile viene
riscaldata da 15°C
a 45°C
e poi a 70°C
tramite il serpentino del
bollitore alimentato a 85°C;
infine l’acqua calda sanitaria vene miscelata con acqua di
ricircolo e/o
preriscaldata e prodotta ad una temperatura di circa 48°C
ed inviata direttamente
alla rete di distribuzione. Tale soluzione impiantistica permette solo
di
limitare la contaminazione dei batteri. Infatti l’ingresso di
questi nel
sistema di distribuzione può avvenire attraverso
l’acqua fredda di acquedotto
che entra negli scambiatori e viene portata ad una temperatura di soli 45°C
per poi essere miscelata
con quella proveniente dal bollitore insieme all’acqua calda
di ricircolo.
I
batteri introdotti nel sistema con l’acqua
fredda di acquedotto utilizzata per la miscelazione trovano quindi le
condizioni ideali per la loro proliferazione.
L’acqua
pertanto sarà stoccata a 70°C
e sarà poi raffreddata
alla temperatura di utilizzo di 48°C
attraverso uno scambiatore a piastre raffreddato dall’acqua
potabile fredda in
arrivo.
Inoltre,
per consentire la disinfezione
periodica della rete distributiva si provvederà a
motorizzare, con comando dal
sistema di gestione centralizzato, un circuito di by-pass
sullo scambiatore di postraffreddamento, consentendo così
periodicamente la distribuzione dell’acqua calda ad alta
temperatura (+ 70°C), per
periodi della
durata di circa 30 minuti durante le ora di minor prelievo (ore
notturne),
consentendo così la perfetta e periodicamente programmata
sanitarizzazione
completa di tutti i circuiti.
Il
consumo calorico del postraffreddamento sarà
comunque recuperato come preriscaldato dell’acqua potabile
immessa nel sistema
e proveniente dalle vasche di accumulo o dall’acquedotto.