Allegato "A"

 

 

 

 

 

 

 

REGIONE ABRUZZO

PIANO SANITARIO REGIONALE

 

Triennio

1999 - 2001

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

INDICE

 

 

       

- Premessa

Pag.

6

   

Parte Prima

I RIFERIMENTI

 

- Lo scenario europeo:

"Salute per tutti nel 2000" e la Carta di Lubiana

Pag.

10

 

- La popolazione abruzzese e le sue condizioni di salute

Pag.

12

 

- Gli aspetti demografici

Pag.

12

 

- I principali indicatori

Pag.

13

 

- I riferimenti normativi regionali

Pag.

15

 

- La legge regionale 24 dicembre 1996, n.146

Pag.

15

 

- Il P.S.R. 1994-1996: Verifica dell’attuazione e aggiornamento

- Le schede di verifica dello stato di attuazione e aggiornamento del Piano Sanitario Regionale 1994-1996

Pag.

Pag.

17

19

       
 

Parte Seconda

GLI OBIETTIVI E LE REGOLE

 

p - LA FUNZIONE STRATEGICA DEL P.S.R.

Pag.

48

 

- I contenuti

Pag.

48

 

- Gli assetti istituzionali

Pag.

50

 

- Il governo dell’offerta complessiva (pubblica e privata) di servizi sanitari

Pag.

52

 

- I sistemi informativi del S.S.R.

Pag.

53

 

- Lo sviluppo ed il monitoraggio della qualità e le Carte dei servizi pubblici sanitari

Pag.

54

 

- Formazione e investimenti in tecnologie avanzate

Pag.

56

 

p - GLI OBIETTIVI DEL PIANO SANITARIO REGIONALE

Pag.

59

 

- Le finalità

Pag.

59

 

- Gli obiettivi strategici

Pag.

60

 

- Integrazione socio-sanitaria

Pag.

62

 

p - LA REGOLAZIONE DEL SISTEMA

Pag.

63

 

- La funzione di regolazione del sistema: soggetti e strumenti

Pag.

63

 

- Autorizzazioni e accreditamento delle strutture sanitarie ed appositi rapporti

Pag.

64

 

- Assistenza specialistica ambulatoriale

Pag.

68

 

- Innovazioni gestionali

Pag.

70

 

p - L’AGENDA DEGLI ADEMPIMENTI

Pag.

71

 

- I tempi

Pag.

71

 

- Gli strumenti

Pag.

71

 

- Le risorse

Pag.

72

 

- Aggiornamento normativo

Pag.

72

- Valutazione e controlli

Pag.

72

 

Parte Terza

LE ATTIVITA’ QUALIFICANTI

 

- L’Assessorato alla Sanità

Pag.

75

 

- L’Agenzia Sanitaria Regionale

Pag.

79

 

- La prevenzione

Pag.

83

 

- L’educazione alla salute

Pag.

114

 

- La rete dei servizi per l’emergenza

Pag.

119

 

- I distretti sanitari di base

Pag.

127

 

- La rete ospedaliera pubblica

Pag.

145

 

- L’ospedalità privata

Pag.

200

 

- Le residenze sanitarie assistenziali

Pag.

209

 

- L’attività di riabilitazione

Pag.

214

 

- La salute mentale

Pag.

222

 

- Prevenzione, cura e recupero delle tossicodipendenze e interventi in materia di alcooldipendenza e dipendenza dal tabagismo

Pag.

231

 

- La medicina legale

Pag.

235

 

- L’assistenza domiciliare integrata

Pag.

239

 

- Il servizio infermieristico

- Il servizio sociale

Pag.

Pag.

240

242

       

Parte Quarta

I SOGGETTI E GLI STRUMENTI DELLA PROGRAMMAZIONE

 

- Gli Enti Locali

Pag.

244

 

- Le Università e le Facoltà di Medicina

Pag.

245

 

- Gli Enti e gli Istituti di ricerca

Pag.

247

 

- Ordine dei medici chirurghi odontoiatri

Pag.

248

 

- I Medici di medicina generale ed i medici pediatri di libera scelta

Pag.

248

 

- Il privato sociale e le organizzazioni di volontariato e no profit

Pag.

253

 

     

Parte Quinta

INDIRIZZI PROGRAMMATICI E PROGETTI OBIETTIVO

 

- Nuovi indirizzi programmatici

Pag.

256

 

- L’attività allergologica

Pag.

256

 

- La gastroenterologia

Pag.

258

 

- Le malattie dell’apparato respiratorio

Pag.

259

 

- Interventi per nefropatie

Pag.

261

 

- Il sistema trasfusionale ed il piano sangue

Pag.

263

 

 

- La terapia del dolore

Pag.

264

 

- Assistenza farmaceutica

Pag.

267

 

- L’Alzheimer

Pag.

268

 

- Progetti Obiettivo nuovi e aggiornati

Pag.

271

 

- Tutela della salute nei luoghi di lavoro

Pag.

273

 

- La sicurezza nelle strutture sanitarie

Pag.

276

 

- Potenziamento nelle strutture territoriali delle attività di educazione sanitaria per la prevenzione primaria

Pag.

277

 

- Umanizzazione della sanità

Pag.

279

 

- DSB - Potenziamento della medicina sul territorio

Pag.

283

 

- Prevenzione oncologica

Pag.

284

 

- Incremento quali-quantitativo delle prestazioni per mezzo della

facilitazione dell’accesso ai servizi sanitari con riduzione dei

tempi di attesa

 

Pag.

 

285

 

- Prevenzione della salute del cavo orale

Pag.

287

 

- Promozione e tutela della salute della donna e dei soggetti in età evolutiva

Pag.

288

 

- Tutela della salute mentale

Pag.

293

 

- Tossicodipendenze, alcooldipendenza e tabagismo

Pag.

295

 

- Tutela della salute degli anziani e dei disabili

Pag.

297

       

Parte Sesta

IL SISTEMA DEI CONTROLLI E LA PROMOZIONE DI QUALITA’

 

- Il sistema dei controlli

Pag.

301

 

- Controlli di risultato

Pag.

301

 

- Controlli gestionali

Pag.

302

 

- Il sistema degli indicatori

Pag.

303

 

- L’audit e la promozione della qualità

Pag.

305

Parte Settima

LE RISORSE

 

- Disciplina del finanziamento, della gestione patrimoniale ed economico - finanziaria del Sistema Sanitario Regionale

Pag.

308

 

- Il programma straordinario di investimenti in edilizia sanitaria

Pag.

314

 

 

 

PREMESSA

 

 

UN PATTO DI SOLIDARIETÀ PER LA SALUTE DEGLI ABRUZZESI.

 

"La salute è un bene fondamentale per l’individuo e per la collettività.

Un sistema di servizi sanitari equo ed efficace è un determinante essenziale, anche se non escluso, per garantire la partecipazione alla vita sociale e l’espressione delle capacità individuali a tutti i cittadini, nel rispetto del principio di uguaglianza delle opportunità all’interno dell’intera collettività di cittadini".

Le affermazioni di principio, che informano il Piano Sanitario Nazionale, sono state assunte interamente dal Piano Sanitario regionale e perché sono condivisibili e perché costituiscono i passaggi cardine del cambiamento.

Detto cambiamento è reso necessario da fattori endogeni al sistema sanitario (come l’innovazione tecnologica e lo sviluppo delle conoscenze scientifiche) e fattori esogeni (come la dinamica demografica, lo spopolamento di alcune realtà interne, il modificarsi della struttura sociale).

Accanto ad una maggiore efficienza del sistema, è indispensabile un ripensamento dell’organizzazione e del funzionamento del servizio sanitario nel suo insieme e la collaborazione dei diversi livelli di responsabilità, da quello nazionale, a quello regionale, a quello locale.

Il patto di solidarietà per la salute degli abruzzesi deve impegnare le istituzioni preposte alla tutela della salute e una pluralità di soggetti come i cittadini, gli operatori sanitari, il volontariato, i produttori, profit e non profit, di beni e servizi, gli Organi e gli strumenti della comunicazione, le comunità locali.

Il patto con i cittadini abruzzesi:

Il patto con gli operatori:

Il patto con gli altri settori di intervento:

Il patto per la cooperazione con le istituzioni e con le comunità locali:

Il patto con il volontariato:

Il patto con gli erogatori del servizio sanitario:

Il patto con il mondo della comunicazione:

Il patto con la comunità nazionale e internazionale:

In base a quanto detto il PSR 1999-2001 assume come idee forti i seguenti punti qualificanti:

del sistema;

di ricerca esistenti;

 

Il Piano Sanitario Regionale 1999-2001 come piano di regole e precisamente:

ma la salute di tutti;

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Parte Prima

I RIFERIMENTI

 

 

 

 

LO SCENARIO EUROPEO

"SALUTE PER TUTTI NEL 2000" E LA CARTA DI LUBIANA

Nell’ambito della Conferenza sulle Riforme Sanitarie in Europa dell’O.M.S. svoltasi a Lubiana dal 17 al 20 giugno 1996, i Ministri della Sanità degli Stati membri europei dell’O.M.S. si sono interrogati sul futuro dei sistemi sanitari dei loro Paesi, mettendo a confronto orientamenti e risultati. Il frutto di questa riflessione è contenuto nella "Carta di Lubiana" che indica i principi fondamentali cui devono ispirarsi le politiche del settore sanitario ed i criteri chiave che devono sovrintendere alla gestione delle riforme in atto.

Di conseguenza, anche in Italia il cambiamento del sistema sanitario, già avviato dal 1992, deve essere consolidato e sviluppato secondo i criteri indicati dalla Carta di Lubiana e qui di seguito sintetizzati.

- Sviluppare una politica globale della salute.

Le politiche della salute devono modellarsi sulle condizioni socio - economiche del Paese e procedere sulla base del più ampio consenso, coinvolgendo il maggior numero di attori sociali significativi anche nel monitoraggio e nella valutazione dei programmi di riforma. Valori come l’equità nella distribuzione delle risorse e nell’accesso ai servizi non sono incompatibili con quei meccanismi di mercato che, opportunamente regolati, possono garantire attraverso la competizione la qualità del servizio e l’uso appropriato delle risorse;

- Dare attenzione alle opinioni e alle scelte dei cittadini.

La definizione dei servizi ed i processi decisionali di gestione degli stessi devono tenere conto delle esigenze e delle aspettative manifestate dai cittadini. Il contenuto e la qualità dei servizi devono formare oggetto di informazione ampia, accurata e puntuale, nonché di valutazione da parte dell’utente;

- Ristrutturare l’offerta dei servizi sanitari.

Deve essere favorita l’assistenza familiare, la autocura e altre tipologie di assistenza informale, avvicinando alle istituzioni l’attività delle formazioni sociali. L’assistenza di base e territoriale, in una logica di garanzia dei servizi di emergenza e di integrazione territorio - ospedale, devono essere favorite anche mediante il trasferimento di risorse dall’area dell’assistenza ospedaliera;

- Promuovere la disponibilità di indicatori,

per la valutazione ed il miglioramento continuo della qualità, assicurando il prelievo e la restituzione dei dati dai sistemi gestionali routinari di base;

- Riorientare le risorse umane destinate all’assistenza sanitaria,

agendo in tutti i momenti formativi e introducendo appropriate forme di incentivazione per superare il dominio della cultura curativa e stimolare l’attenzione ai profili della qualità della assistenza, dei costi e dell’esito, della prevenzione e della promozione della salute;

 

- Migliorare la gestione,

immettendo nei sistemi organizzativi strumenti e tecniche di gestione ispirate ai principi dell’autonomia, della responsabilità, della negoziazione e della comunicazione. Favorire e sostenere i processi di riforma promuovendo l’osservazione sull’andamento dei processi e l’apprendimento attraverso lo scambio delle esperienze.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LA POPOLAZIONE ABRUZZESE E LE SUE CONDIZIONI DI SALUTE

n Gli aspetti demografici

La popolazione residente nella nostra regione al 31.12.1996 (ISTAT, luglio 1997) è di 1.273.665 ab. (Italia : 57.454.445 ab) , con un incremento di residenti rispetto all’anno precedente di 5.792 unità, pari allo 0,47 %, di fatto stazionario, segnato più da fenomeni di immigrazione che da incremento naturale della popolazione che, già nell’anno precedente, ha registrato un saldo naturale deficitario di 1424 unità.

La suddivisione tra le province al 31.12.1996 è la seguente :

L’AQUILA

TERAMO

PESCARA

CHIETI

304.393 ab.

287.518 ab.

292.584 ab.

389.171 ab

I dati disaggregati per territorio delle singole USL e riferiti al 31.12.1995, indicano questo profilo demografico :

 

Avezzano

Chieti

Lanciano

L’Aquila

Pescara

Teramo

ABRUZZO

pop. Infantile

(0 -13 anni)

30.719

26.898

31.598

14.593

43.051

44561

 

pop. Adulta

(14-64 anni)

133.824

118.898

143.012

67.806

202.856

195.371

 

pop. Anziana

oltre 64 anni

36.736

28.485

38.414

19.284

46.391

45.229

 

totale

popolazione

201.279

174.281

213.024

101.647

292.298

285.165

 

Incidenza

pop. Infantile

15 %

15 %

15 %

14 %

15 %

16 %

 

Incidenza

pop. Anziana

16 %

16 %

18 %

19 %

16 %

16 %

 

I nuovi nati nella regione nel 1996 sono stati 11.492, mentre i nati morti sono stati 43), così distribuiti:

 

nati vivi

nati morti

nati totali

L’AQUILA

2.616

9

2.625

TERAMO

2.745

12

2.757

PESCARA

2.664

10

2.674

CHIETI

3.424

12

3.436

ABRUZZO

11.449

43

11.492

(ISTAT. bollettino luglio 1997)

Il quoziente di natalità, pari a 8,98 nati vivi per mille abitanti, risulta sensibilmente più basso di quello nazionale (9,4 nati vivi per 1000 abitanti).

Questi dati, appena accennati, delineano una popolazione regionale in cui l’incidenza percentuale della popolazione ultrasessantacinquenne è ormai pari a quella al di sotto dei 14 anni ed in alcune USL anche superiore; inoltre, nell’ambito della popolazione anziana, gli ultra ottantenni (dati al 31.12.1995) sono in regione 47.258. Questi nostri concittadini, destinati ad aumentare nei prossimi decenni, pongono una domanda di assistenza sempre più massiccia, e non solo sul piano sanitario.

n I principali indicatori

Per conoscere lo stato di salute della popolazione abruzzese e, in buona misura, il grado di efficienza dei nostri servizi sanitari, riferiamo qui di seguito i dati di mortalità per alcuni grandi gruppi di cause (ISTAT, 1994), riferiti a 10.000 residenti:

Grandi gruppi

di cause

L’AQUILA

CHIETI

PESCARA

TERAMO

ABRUZZO

App. circolatorio

45,50

46,71

46,27

44.58

46,82

Tumori

24,08

21,91

25,63

24,03

23,87

App. respiratorio

7,19

6,39

7,41

6,64

6,91

App.digerente

6,01

5,83

5,22

5,00

5,57

Dist. Psichia.

e Sist. Nervoso

0,72

1,85

1,77

0,90

1,35

 

Tali dati evidenziano, nel confronto con i dati nazionali, le seguenti variazioni:

- modesto aumento della mortalità per malattie del sistema circolatorio;

- modesta riduzione per quella da tumori, globalmente considerati;

- sostanziale sovrapposizione per le altre grandi cause di mortalità.

Va ancora segnalato che nel periodo considerato 1980 - 1993, la mortalità per tutte le età e per tutte le cause, ha segnato nella nostra regione un decremento del 26,1 % per gli uomini e del 31,47 % per le donne, a fronte di un decremento nazionale del 17,51 % per gli uomini e del 30,78 % per le donne.

Per quanto attiene la salute materna e infantile, dobbiamo sottolineare l’azzeramento al 1994 della mortalità materna per gravidanza e per parto e la riduzione delle cause di mortalità infantile nel modo seguente :

 

 

 

 

 

 

MORTALITA’

ABRUZZO 1996

ABRUZZO 1991

ITALIA 1993

Perinatale

(per 1000 nati)

5,39

11

8,8

Nati mortalità

(per 1000 nati)

3,74

4,7

4,7

Infantile

(per 1000 nati vivi)

7,35

8.9

7,1

In questo ambito, la mortalità per malformazioni congenite registra un’incidenza del 50 % su tutte le cause di mortalità perinatale.

Tuttavia, tra le grandi cause di morbosità e di mortalità della regione, vanno segnalate quelle riguardanti le cause da lavoro.

Nel panorama nazionale, gli indici di frequenza (*) degli infortuni avvenuti nei settori dell’agricoltura e dell’industria (definiti con indennizzo al 31 dicembre dell’anno successivo) sono i seguenti:

Settori

lavorativi

Conseguenze

1992

Abruzzo

1992

Italia

1993

Abruzzo

1993

Italia

1994

Abruzzo

1994

Italia

1995

Abruzzo

1995

Italia

Agricoltura

Temporanea

142,79

60,77

101,97

50,94

57,35

39,27

63,03

57,11

 

Permanente

7,99

4,58

4,77

3,53

2,97

2,59

3,50

2,49

 

Morte

0,18

0,11

0,11

0,09

0,07

0.05

0.05

0,06

 

Totali

150,96

65,46

106,85

54,56

60,39

41,91

66,58

39,66

Industria

Temporanea

39,74

28,47

36,34

26,11

32,88

24,74

29,60

23,00

 

Permanente

1,65

1,25

1,76

1,21

1,41

1,08

1,43

1,00

 

Morte

0,08

0.04

0,08

0,04

0,04

0,04

0,05

0,04

 

Totali

41,47

29,76

38,18

27,36

34,33

25,36

31,08

24,04

 

fonte : INAIL

(*) Indici di frequenza per 1.000.000 di lavoratori.

 

 

 

I RIFERIMENTI NORMATIVI REGIONALI

 

 

LA LEGGE REGIONALE 24 DICEMBRE 1996, N.146

A livello regionale, dopo il primo Piano Sanitario Regionale ‘94-’96, la Legge Regionale 24.12.1996, n. 146 "Norme in materia di programmazione, contabilità, gestione e controllo delle Aziende del Servizio Sanitario Regionale" va oltre la definizione delle norme di contabilità, pur richieste dal legislatore nazionale, per riaffermare in modo puntuale gli indirizzi della programmazione regionale.

La Legge regionale in questione focalizza l’attenzione di tutti gli attori coinvolti nel processo di programmazione e di gestione degli interventi sanitari sulla necessità di adottare, prima ancora dei bilanci di previsione, "piani strategici" in grado di finalizzare programmi e progetti sulla base dell’analisi dei bisogni sanitari della popolazione, sulla pianificazione delle risorse finanziarie e sulla messa in atto di adeguati strumenti di controllo in grado di monitorizzare i risultati raggiunti in termini di offerta di servizi e di risultati di gestione.

La legge 146/1996 riprende e definisce le competenze della Regione soprattutto in ordine ai livelli essenziali di assistenza da assicurare alla popolazione regionale e da controllare nel loro raggiungimento, delle Aziende Sanitarie che assumono piena responsabilità in ordine alle decisioni necessarie per l’erogazione delle prestazioni e dei servizi.

Anche per questa esigenza viene ad essere superata la distinzione tra fondi in conto corrente, fondi finalizzati, quote in conto capitale ed altri finanziamenti trasferiti alle Aziende a favore di un bilancio economico che in modo efficace consente all’Azienda di perseguire i propri programmi utilizzando le risorse finanziarie complessive di cui dispone, nei limiti dei vincoli definiti dalla normativa nazionale e regionale. L’entità di questo trasferimento, a regime, è determinato in misura non inferiore all’80 % del Fondo Sanitario Regionale.

Per favorire l’attuazione degli interventi di competenza della Regione, la Giunta Regionale destina una quota del fondo sanitario regionale per finanziare i progetti - obiettivo e le azioni programmate, eventuali altri interventi per raggiungere obiettivi specifici tra i quali l’attività di ricerca finalizzata nell’ambito dei Presidi e le azioni volte alla correzione di eventuali squilibri territoriali.

Assume poi particolare rilievo l’adozione del sistema di budget per favorire il decentramento delle responsabilità e la valorizzazione dell’autonomia organizzativa e gestionale dei presidi ospedalieri e di ogni altra articolazione organizzativa di pari livello, anche di tipo territoriale, quali distretti sanitari di base o aree di integrazione socio-sanitaria.

La Legge disciplina altresì i contratti e le forniture, le modalità per il ricorso alla trattativa privata, gli acquisti in economia, la possibilità per le Aziende di associarsi per l’acquisto di beni e servizi e istituisce l’Osservatorio regionale sui prezzi e sulle tecnologie.

Nella programmazione nazionale si sottolinea il concetto della "salute come risorsa strategica" per lo sviluppo della collettività. Le politiche sanitarie non sono mere politiche di spesa senza ritorno, ma politiche di investimento sociale, tanto più indispensabili alla crescita economica del Paese quanto più avanzato ed europeo deve essere il suo impianto produttivo. La strategia sanitaria è finalizzata a dare piena attuazione ai valori e alle finalità del Servizio Sanitario Nazionale inteso quale sistema di garanzia della salute come diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività.

All’interno di questa solida linea di continuità nella "missione", il sistema sanitario italiano è da anni impegnato in un coraggioso programma di razionalizzazione organizzativa e gestionale, fondato sui principi di :

Indirizzo generale e strategico è quello di completare, consolidare e sviluppare il processo di razionalizzazione in atto, allo scopo di perseguire i seguenti obiettivi che costituiscono le sfide prioritarie per il prossimo triennio:

  1. CONFERMARE E GARANTIRE I LIVELLI ESSENZIALI DI ASSISTENZA;

  2. CONTRASTARE LE PATOLOGIE IMPORTANTI;

  3. IMPEDIRE L’ESCLUSIONE DEI SOGGETTI DEBOLI ED A RISCHIO;

  4. GARANTIRE LA QUALITÀ DEL SERVIZIO;

  5. COMPLETARE LA TRASFORMAZIONE GESTIONALE DEL SISTEMA.

In questo impianto assume un rilievo fondamentale la disponibilità di indicatori che consentono di valutare l’andamento del servizio ed i risultati prodotti.

Superare la carenza applicativa degli indicatori costituisce una priorità nell’ambito dell’obiettivo fondamentale di completamento della trasformazione gestionale del SSN, raggiungibile solo con il concorso fattivo e convinto di tutti i soggetti coinvolti.

Pertanto, nell’adozione degli obiettivi da conseguire, vanno definiti i traguardi ed i risultati attesi, sotto forma di grandezze standard di fenomeni ritenuti significativi ed il cui andamento è misurabile mediante appositi indicatori.

 

IL PIANO SANITARIO REGIONALE 1994 -1996

VERIFICA DELLO STATO DI ATTUAZIONE E AGGIORNAMENTO

 

Generalità

Le caratteristiche sostanziali del PSR 1994 - 1996 possono essere individuate nella funzione ad esso assegnata:

n - razionalizzazione del quadro sanitario regionale abruzzese

n - avvio della fase di regolazione del sistema attraverso l’istituto del metodo della programmazione.

Il PSR 1994 - 1996 con tali caratteristiche organizza l’impianto di riferimento complessivo della nuova struttura del sistema sulla base delle indicazioni dei decreti legislativi 502/1992 e 517/1993 e avvia ed indica il processo ed il percorso possibile per il conseguimento degli obiettivi posti dalla riforma.

Il progetto di riforma delineato, come è noto, fu condizionato dalle seguenti circostanze esistenti all’epoca di formazione del piano:

n - incertezza del quadro, normativo, organizzativo e finanziario

n - carenza dei documenti di programmazione

n -mancanza di tutte le informazioni necessarie per governare adeguatamente le scelte

Gli obiettivi strutturali posti dal PSR 1994 -1996, che di fatto riguardano il riassetto organizzativo del SSR secondo i criteri fissati dalla richiamata normativa, possono essere schematizzati nei seguenti:

- riazzonamento territoriale degli enti di gestione (USL)

- articolazione del territorio in Distretti Sanitari di Base

- prima riorganizzazione della rete ospedaliera

- governo e controllo della spesa sanitaria

- avvio del processo di aziendalizzazione.

Per il conseguimento di tali obiettivi strutturali il PSR 1994 -1996 pone come opzioni strategiche di tipo strumentale e funzionale la:

- riorganizzazione del Settore Sanità della Giunta regionale

- istituzione dell’Osservatorio Epidemiologico Regionale

- informatizzazione del sistema del SSR.

Al termine del triennio 1994 - 1996 gli obiettivi riferiti al riassetto organizzativo del SSR sono stati sostanzialmente conseguiti. Ciò ha determinato il nuovo assetto del sistema nei suoi profili ordinamentali.

Per quanto attiene alla prima riorganizzazione della rete ospedaliera è stato operato un deciso intervento nella direzione di raggiungere l’obiettivo del 5,5 p.l. per

1000 ab. nonché la riqualificazione della stessa rete attraverso una più adeguata distribuzione delle specialità e dei relativi posti letto.

Di converso si devono registrare ritardi in ordine al conseguimento degli obiettivi strumentali prefigurati dal P.S.R. 1994 - 1996 ed in particolare per ciò che attiene la riorganizzazione del Settore Sanità a causa della mancata assegnazione delle risorse umane e strumentali necessarie.

Schematizzato l’impianto strutturale del PSR 1994 - 1996 ed analizzato lo stato di attuazione delle sue linee fondamentali si procede alla verifica e all’aggiornamento dello stesso attraverso un metodo che consenta per un verso di garantire comunque la continuità del processo di riforma progettato dal primo PSR ,e allo stato dei fatti ancora valido, e per l’altro di ricalibrare gli obiettivi in base alle necessità di tipo operativo senza per questo pregiudicare le nuove scelte che il PSR 1999 - 2001 propone in relazione al nuovo quadro di riferimento.

La verifica ed il conseguente aggiornamento ha riguardato tutti gli argomenti indicati dal PSR 1994 - 1996.

E’ di tutta evidenza che il metodo utilizzato tenta di porre in risalto la cosiddetta cultura del risultato, cioè con tale metodo si vuole conseguire il superamento della logica del soddisfacimento dell’adempimento attuativo del Piano in quanto tale, e privilegiare invece quella di poter valutare quali sono i risultati prodotti da un’azione, sia in fase di impostazione che a conclusione della stessa.

Indubbiamente sarebbe stato interessante in questa fase poter procedere anche ad una attenta analisi delle caratteristiche dei risultati conseguiti ( anche sotto il profilo dei costi - benefici) dal PSR 1994 - 1996 ma per le ragioni di cui alle circostanze che hanno condizionato la formazione del piano e prima indicate e, soprattutto, dato che non erano stati fissati dei traguardi e relativi indicatori di misurazione, questo non è scientificamente possibile.

 

 

 

 

 

LE SCHEDE DI

VERIFICA DELLO STATO DI ATTUAZIONE E AGGIORNAMENTO

DEL PSR 1994 - 1996

 

 

 

Scheda n.2.1.

n Ambito d’intervento:

2. - INDIRIZZI DI ORGANZZAZIONE DEL NUOVO SISTEMA SANITARIO

n Tematica:

2.- La rideterminazione della rete ospedaliera

l Obiettivi previsti dal PSR 1994 - 1996:

l Rideterminazione dei posti letto tesa al raggiungimento del 5,5 per 1000 abitanti.

s Risultati conseguiti:

Con deliberazione di Giunta regionale n.2260 del 19.6.1996 si è provveduto, in attuazione di quanto previsto dal PSR 94/96, ad una prima rideterminazione della rete ospedaliera regionale.

Con successiva deliberazione n.5007 del 27.12.1996, in coerenza con le disposizioni del P.S.R. ha adottato un " Atto programmatorio di ristrutturazione della rete ospedaliera, in attuazione dell’art.1 D.L. 17.5.1996, n.280, convertito con la legge 18.7.1996, n.382", prevedendo l’utilizzazione dei posti letto ad un tasso non inferiore al 75% in media annua ed adottando lo standard di dotazione media di 5,5 posti letto per 1000 abitanti, di cui l’un per mille riservato alla riabilitazione ed alla lungodegenza post-acuzie, con un tasso di ospedalizzazione del 160 per mille.

La G.R. ha stabilito, altresì, di completare la ristrutturazione della rete ospedaliera entro il 31.12.1999 impartendo alle Aziende U.S.L. precise indicazioni in tal senso.

l Obiettivi previsti dal PSR 1999 - 2001:

(vedi Capitolo - "La rete ospedaliera pubblica").

 

 

Scheda n.2.2.

n Ambito d’intervento:

2. - INDIRIZZI DI ORGANZZAZIONE DEL NUOVO SISTEMA SANITARIO

n Tematica:

2.3. - I Distretti Sanitari di Base

l Obiettivi previsti dal PSR 1994 - 1996:

l Attivazione sul territorio regionale in Distretti Sanitari di Base

s Risultati conseguiti:

La Regione attraverso il programma straordinario di cui all’art.20 della legge 67/1988 ha provveduto al finanziamento di n. 48 D.S.B. sia per la costruzione che per la dotazione delle relative attrezzature.

Le USL ove possibile hanno già attivato gran parte dei DSB; nel contempo, stante l’importanza di attivare sul territorio i servizi di base per avviare con immediatezza gli interventi volti principalmente alla prevenzione, hanno proceduto alla attivazione di sedi anche provvisorie nei Comuni individuati come sede di distretto.

l Obiettivi previsti dal PSR 1999 - 2001:

(vedi Capitolo - "Distretti Sanitari di Base").

 

Scheda n.2.3

n Ambito d’intervento:

2. - INDIRIZZI DI ORGANZZAZIONE DEL NUOVO SISTEMA SANITARIO

n Tematica:

2.4.- La prevenzione sanitaria e la protezione ambientale

l Obiettivi previsti dal PSR 1994 - 1996:

l Istituzione dell’Agenzia Regionale per la Tutela dell’Ambiente (A.R.T.A.),

l Istituzione dei Dipartimenti di Prevenzione delle ASL

s Risultati conseguiti:

 

 

 

 

l Obiettivi previsti dal PSR 1999 - 2001:

(Vedi capitolo "Attività di prevenzione")

 

Scheda n. 2.4.

n Ambito d’intervento:

2. - INDIRIZZI DI ORGANIZZAZIONE DEL NUOVO SISTEMA SANITARIO

n Tematica:

2.5. - Le residenze sanitarie assistenziali

l Obiettivi previsti dal PSR 1994 - 1996:

l Integrazione delle RSA con la rete dei servizi di 1° livello

l Soddisfare il fabbisogno di posti - letto entro un massimo di 4.000 pp.ll.

s Risultati conseguiti:

La Giunta regionale, con la deliberazione n.1175 del 12.4.1996 concernente le "Norme di attuazione del PSR 1994/1996 in materia di residenze sanitarie assistenziali" ha:

- recepito le linee guida sulle RSA predisposte dal Ministero;

- approvato le "Prime disposizione attuative delle RSA";

- assunto, in attesa dell’emanazione dell’atto di indirizzo previsto dall’art.8, comma 4, del D.L.vo 502/92, come documento immediatamente valido per la definizione dei requisiti minimi ai fini dell’attivazione delle RSA nella regione Abruzzo, lo schema di atto trasmesso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri in data 14.11.1994, prot.2014/94/D.121.14, con l’obbligo di adeguamento alle disposizioni che saranno emanate in applicazione della suddetta normativa;

- dato prima applicazione anche alle disposizioni contenute nel D.P.C.M. 22.12.1989;

- precisato, infine, che le disposizioni emanate sono a carattere sperimentale e saranno adeguate a seguito di un primo periodo di applicazione.

Con successiva Deliberazione di G.R. n. 312 del 12.2.1997, sono state fissate le tariffe da corrispondere per i soggiorni in R.S.A.

Per quanto attiene al soddisfacimento del fabbisogno di posti letto nella misura così come prefigurata dal Piano, la Regione, attraverso il programma straordinario d’intervento in edilizia sanitaria di cui all’art.20 della legge 67/88, ha posto in essere una poderosa manovra di realizzazione di complessivi 1396 posti letto pubblici.

E’ realistico prevedere entro il triennio del nuovo Piano sanitario la presenza operativa sul territorio delle summenzionate strutture attivate e funzionanti dal momento che si sta provvedendo alla apertura dei cantieri per la quasi totalità delle stesse.


l Obiettivi previsti dal PSR 1999 - 2001:

( Vedi capitolo: "Le Residenze Sanitarie Assistenziali");

( Vedi scheda n.5.1.).

 

 

Scheda n. 2.5

n Ambito d’intervento:

2. - INDIRIZZI DI ORGANZZAZIONE DEL NUOVO SISTEMA SANITARIO

n Tematica:

2.1. - Il governo del sistema sanitario regionale: il Settore sanità, igiene e sicurezza sociale della Giunta regionale e l’Osservatorio Epidemiologico

l Obiettivi previsti dal PSR 1994 - 1996:

1 l Fissazione dei modelli organizzativi dei servizi sanitari

2 l Fissazione dei criteri per la ripartizione delle risorse economiche

3 l Predisposizione dei controlli di efficacia e di efficienza sulle USL.

4 l Istituzione di sei Unità Sanitarie Locali

5 l Organizzazione della rete degli ospedali - presidio

6 l Articolazione del territorio in Distretti Sanitari di Base

7 l Definizione piante organiche USL

s Risultati conseguiti:

1 - L’adempimento previsto dal Piano è stato conseguito.

2 - 3 - Gli obiettivi di cui ai presenti punti sono stati conseguiti attraverso la L.R. 24.12.1996, n.146 concernente "Norme in materia di contabilità, gestione e controllo delle aziende del Servizio Sanitario Regionale, in attuazione del Decreto Legislativo 30.12.1992, n.502 - Riordino della disciplina in materia sanitaria -, così come modificato dal Decreto Legislativo 7.12.1993,n.517.

4 - 5 - 6- Gli obiettivi sono stati sostanzialmente conseguiti. Il presente Piano prosegue e completa il percorso tracciato dal primo piano.

7 - Tutte le USL hanno provveduto all’adozione delle nuove piante organiche a seguito della rilevazione dei carichi di lavoro. Per la rilevazione dei suddetti carichi è stata adottata una metodologia unica individuata a livello regionale. La Regione ha svolto un costante ruolo di coordinamento ed indirizzo in ordine alla suddetta rilevazione.

Al fine della eliminazione di eventuale esubero di personale nell’ambito delle Unità Sanitarie Locali, i Direttori Generali dovranno comunicare al Settore Sanità, l’elenco dei dipendenti interessati distinto per posizione funzionale, profilo professionale e disciplina.

A cura del Settore Sanità sarà pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione l’elenco dei posti di pari posizione funzionale, profilo e disciplina, vacanti nell’ambito delle singole Aziende U.S.L. in modo che il personale, appartenente ai profili in esubero, possa produrre apposita richiesta di mobilità, indirizzata alla Regione Abruzzo - Settore Sanità, con l’indicazione della U.S.L. presso cui intende trasferirsi.

Nel caso in cui per lo stesso posto vacante dovessero essere presentate più domande di mobilità, la Regione provvederà alla relativa assegnazione secondo apposita graduatoria formulata sulla base dell’anzianità di servizio, di ruolo e non di ruolo nell’ambito della stessa qualifica funzionale, profilo funzionale e disciplina, posseduta dagli aspiranti. A parità di anzianità di servizio sarà data la precedenza al dipendente più anziano di età.

Per il personale dichiarato in esubero che non produca istanza di mobilità volontaria, provvederà la Giunta Regionale ad applicare la mobilità d’ufficio con assegnazione di un posto di pari posizione funzionale, profilo e disciplina vacante nell’ambito delle U.S.L. della Regione ovvero di diversa disciplina qualora il dipendente dichiarato in esubero sia in possesso della relativa specializzazione.

Il personale che non trova allocazione nei posti vacanti in ambito Regionale o non ottemperi al trasferimento d’ufficio disposto dalla Regione, è collocato in disponibilità ai sensi del titolo VI, capo II del Testo Unico approvato con D.P.R. 10 gennaio 1957 nr. 3 così come previsto dall’art. 34 del decreto legislativo nr. 29 del 3 febbraio 1993 e successive modifiche ed integrazioni.

Fino a quando non sarà completata la procedura di mobilità del personale in esubero, i direttori generali non possono bandire i concorsi per la copertura dei corrispondenti posti vacanti nelle proprie piante organiche.

Fermo restando la mobilità per il personale in esubero, è sempre consentita la mobilità dei singoli dipendenti secondo le procedure previste dai C.C.N.L. ed il nullaosta regionale previsto per la mobilità interregionale del personale del Comparto Sanità è sostituito dalla comunicazione dell’avvenuto trasferimento alla Regione, a cui sono tenute le aziende U.S.L. . In conseguenza di tale ultima disposizione l’Unità Operativa "Mobilità" dell’Ufficio "Formazione e Mobilità" del Settore Sanità, in aggiunta alle competenze proprie residue, collaborerà nell’espletamento degli adempimenti connessi con la organizzazione dei corsi di formazione.

I provvedimenti di riammissione in servizio dei dipendenti delle U.S.L. di cui all’art. 41 della Legge Regionale 3 settembre 1984, n. 62, sono adottati dal Direttore Generale delle U.S.L. Analogamente sono adottati dal Direttore Generale della USL i provvedimenti di comando di cui all’art. 44, 1° comma, del DPR 761/79.

l Obiettivi previsti dal PSR 1999 - 2001:

Relativamente agli obiettivi posti dal primo Piano, l’impegno più consistente del presente Piano è rivolto verso una più puntuale definizione delle attività di programmazione, monitoraggio, controllo degli interventi e acquisizione e gestione delle informazioni.

A tal fine è necessario, in via prioritaria, procedere alla riorganizzazione del Settore Sanità e alla istituzione dell’Osservatorio Epidemiologico Regionale.

Il risultato di maggiore rilievo che si intende conseguire è quello di assumere la programmazione come metodo di governo della sanità, a tutti i livelli.

Scheda n. 3.1.

n Ambito d’intervento:

3. - INDIRIZZI DI ORGANIZZAZIONE E DI FUNZIONAMENTO DELLE ATTIVITA’

n Tematica:

3.1. - Le attività di urgenza e di emergenza sanitaria

l Obiettivi previsti dal PSR 1994 -1996:

l Attivazione del numero unico telefonico nazionale 118

s Risultati conseguiti:

Il Servizio di Urgenza ed Emergenza Sanitaria facente capo al numero telefonico"118" è stato attivato su tutto il territorio regionale in data 20 novembre 1995.

Il servizio "118" è basato su un’organizzazione complessa e delicata. L’architettura globale è costituita da: la Centrale operativa, il sistema di radiocollegamenti, il sistema informatico, l’organizzazione e la dislocazione dei mezzi di soccorso sul territorio, le convenzioni con gli enti e le associazioni di volontariato, informazione alla popolazione.

Nel corso del 1996 sono stati effettuati 34.574 interventi di soccorso nel 1997 n. 40650 e nel 1998 n. 46629 con in aumento del 34% rispetto al 1996.

A partire dal 18.3.1998 è stato attivato il servizio di elisoccorso

l Obiettivi previsti dal PSR 1999 - 2001:

- Attivazione Dipartimenti di emergenza;

- Informatizzazione centrali operative;

- Potenziamento e qualificazione del personale infermieristico delle Unità Operative periferiche.

Scheda n. 3.2.

n Ambito d’intervento:

3. - INDIRIZZI DI ORGANIZZAZIONE E DI FUNZIONAMENTO DELLE ATTIVITA’

n Tematica:

3.2. - La medicina di base

l Obiettivi previsti dal PSR 1994 -1996:

l Potenziamento dei servizi territoriali

l Assistenza sanitaria di base e correlativa attività

l Razionalizzazione del servizio di guardia medica

l Ottimizzare i servizi di medicina

s Risultati conseguiti:

l Obiettivi previsti dal PSR 1999 - 2001:

 

Scheda n. 3.2 bis

n Ambito d’intervento:

3. - INDIRIZZI DI ORGANIZZAZIONE E DI FUNZIONAMENTO DELLE ATTIVITA’

n Tematica:

3.2.bis La medicina dei servizi

l Obiettivi previsti dal PSR 1994 -1996:

Favorire l’impegno a tempo pieno del personale in aree omogenee di attività.

Assorbire detti sanitari nei servizi di appartenenza con pari dignità operativa rispetto ai medici dipendenti.

Consolidare l’esistente a costo zero.

s Risultati conseguiti:

Il tempo pieno è stato raggiunto in tutte le AUSL ad eccezione di quella di Chieti dove i sanitari hanno un incarico di 24 ore settimanali.

Sono state individuate le aree che per il miglioramento del servizio l’instaurazione di un rapporto di pubblico impiego.

 

Scheda n. 3.3.

n Ambito d’intervento:

3. - INDIRIZZI DI ORGANIZZAZIONE E DI FUNZIONAMENTO DELLE ATTIVITA’

n Tematica:

3.3. - Il riordino dell’assistenza specialistica ambulatoriale

l Obiettivi previsti dal PSR 1994 -1996:

l Assicurare i livelli essenziali di assistenza sanitaria

l Definire la tipologia delle prestazioni e dotazione delle attrezzature

l Ridurre i tempi di attesa per l’accesso alle prestazioni di assistenza

l Organizzare il sistema informativo su base individuale

l Determinazione delle nuove tariffe

s Risultati conseguiti:

Attivazione delle procedure per la definizione delle tariffe

l Obiettivi previsti dal PSR 1999 - 2001:

- ridurre i tempi di attesa per l’accesso alle prenotazioni di assistenza specialistica;

- determinare le nuove tariffe da applicare nel proprio ambito territoriale per la instaurazione dei nuovi rapporti previsti dall’art. 8 del D.L.vo 502/92 fondati sul criterio dell’accreditamento delle strutture.

 

Scheda n. 3.4.

n Ambito d’intervento:

3. - INDIRIZZI DI ORGANIZZAZIONE E DI FUNZIONAMENTO DELLE ATTIVITA’

n Tematica:

3.4. - La nuova disciplina dell’attività degli stabilimenti di fisiokinesiterapia e terapia fisica, dei laboratori di analisi, dei laboratori di diagnostica, di medicina nucleare e dei poliambulatori

l Obiettivi previsti dal PSR 1994 - 1996:

Stabilimenti di fisiokinesiterapia e terapia fisica:

l attivazione procedure previste dal P.S.R per il rilascio delle autorizzazioni;

Laboratori di analisi:

l realizzazione tra le strutture pubbliche e private di un’organizzazione funzionalmente integrata;

l Fissazione dei requisiti strutturali e di personale dei laboratori;

Laboratori di diagnostica per immagini:

l attivazione procedure previste dal P.S.R per il rilascio delle autorizzazioni;

Laboratori di medicina Nucleare

l attivazione procedure previste dal P.S.R per il rilascio delle autorizzazioni;

Poliambulatori

l attivazione procedure previste dal P.S.R per il rilascio delle autorizzazioni;

s Risultati conseguiti:

La Regione ha proceduto al recepimento dell’atto d’indirizzo e coordinamento di cui al D.P.R. 14.1.1997, che ai fini dell’autorizzazione delle strutture di cui sopra, fissa, ai sensi dell’art.8 comma 4° del D.L.vo. 502/1992 e successive modificazioni, i requisiti minimi.

Sono state attivate le procedure previste dal PSR per il rilascio delle autorizzazione relative alle suddette strutture.

l Obiettivi previsti dal PSR 1999 - 2001:

Nel triennio di validità del Piano si provvederà, in via generale, a definire gli ulteriori requisiti che daranno luogo all’accreditamento delle strutture. (Vedi Cap. Regolazione del sistema)

 

 

Scheda n. 3.5.

n Ambito d’intervento:

3. - INDIRIZZI DI ORGANIZZAZIONE E DI FUNZIONAMENTO DELLE ATTIVITA’

n Tematica:

3.5. - L’assistenza farmaceutica

l Obiettivi previsti dal PSR 1994 -1996:

l Miglioramento delle prestazioni e contenimento della spesa farmaceutica

s Risultati conseguiti:

l Obiettivi previsti dal PSR 1999 - 2001:

a) razionalizzare le risorse destinate all’assistenza farmaceutica mediante l’elaborazione di progetti - pilota di adozione di budget per i singoli medici convenzionati e per i centri di costo individuati all’interno dei presidi ospedalieri, ambulatoriali e distrettuali;

b) monitorare l’andamento delle prescrizioni e della spesa farmaceutica al fine di individuare eventuali distorsioni dalla media nazionale ed adottare i conseguenti interventi correttivi;

c) predisporre piani di vigilanza e di formazione professionale sull’uso ed il consumo dei farmaci ad uso veterinario e sui fitosanitari;

d) utilizzare la rete delle farmacie convenzionate per l’attività di informazione ai cittadini sui servizi sanitari garantiti a livello locale e sulle modalità di accesso, nonché per la prenotazione, con mezzi tele-informatici, di prestazioni specialistiche e diagnostiche in collegamento con i CUP.

e) attivazione servizi di ortodonzia e protesi nelle strutture pubbliche.

 

Scheda n. 3.6.

n Ambito d’intervento:

3. - INDIRIZZI DI ORGANIZZAZIONE E DI FUNZIONAMENTO DELLE ATTIVITA’

n Tematica:

3.6. - Il servizio infermieristico e di coordinamento ostetrico. L’assistente sanitario.

l Obiettivi previsti:

l Istituzione del servizio infermieristico

l Obiettivi previsti dal PSR 1999 - 2001:

(Vedi nel Cap. "Il servizio infermieristico")

 

Scheda n. 3.7.

n Ambito d’intervento:

3. - INDIRIZZI DI ORGANIZZAZIONE E DI FUNZIONAMENTO DELLE ATTIVITA’

n Tematica:

3.7. - La disciplina della riabilitazione

l Obiettivi previsti dal PSR 1994 - 1996:

s Risultati conseguiti:

    1. livelli essenziali di assistenza riabilitativa sul territorio regionale;

    2. protocolli terapeutici riabilitativi;

    3. riordino leggi regionali correlato alle evoluzioni normative in materia riabilitativa;

    4. verifica ed atti conseguenti alla instaurazione del sistema di accreditamento provvisorio delle strutture (proposizione degli standards di qualità che costituiscono i requisiti ulteriori per l’accreditamento definitivo).

l Obiettivi previsti dal PSR 1999 - 2001:

- Riassetto territoriale Centri di Riabilitazione e relativa classificazione in ambito regionale e garanzia dei livelli essenziali di assistenza;

- definizione linee-guida regionali sulle attività di riabilitazione extraospedaliera e sulle modalità di prescrizione, autorizzazione e controllo delle prestazioni di riabilitazione, con la previsione che i professionisti sanitari della riabilitazione, in base a quanto previsto dal Decreto 14.9.1994,n.741, elaborino il piano di trattamento, procedano alla sua verifica, alla proposizione di protesi ed ortesi ;

- attuazione sperimentazioni gestionali pubblico-privato;

- attivazione del Centro Iperbarico Polivalente di San Atto (TE);

- attività di verifica delle prescrizioni e degli standards di qualità.

 

Scheda n. 3.8.

n Ambito d’intervento:

3. - INDIRIZZI DI ORGANIZZAZIONE E DI FUNZIONAMENTO DELLE ATTIVITA’

n Tematica:

3.8. - L’intervento per i nefropatici cronici

l Obiettivi previsti dal PSR 1994 - 1996:

l Prevenzione delle nefropatie

l Adeguamento, riorganizzazione e potenziamento delle strutture di dialisi

l Programma degli interventi finalizzati al trapianto renale

s Risultati conseguiti:

Con apposite Leggi Regionali sono state rifinanziate le provvidenze in favore dei nefropatici cronici.

Con la L.R. n. 89/96 è stata prevista la fornitura di prodotti dietetici aproteici per i pazienti affetti da insufficienza renale media in terapia "conservativa". Tale fornitura si configura quale intervento di prevenzione secondaria.

Con disegno di L.R., in fase di proposizione alla G.R., recante norme per il potenziamento, la razionalizzazione ed il coordinamento dell’attività di prelievo e trapianto di organi e di tessuti, modificativo ed integrativo della L.R. n. 103/95 è prevista la predisposizione da parte della G.R. di un programma pluriennale di interventi per la definizione delle modalità di intervento per il raggiungimento degli obiettivi previsti dal disegno legislativo e l’assegnazione di congrue risorse finanziarie.

l Obiettivi previsti dal PSR 1999 - 2001:

- miglioramento attività di prevenzione e diagnosi precoce delle nefropatie;

- attuazione programma regionale di interventi in tema di attività di prelievo e trapianto di organi.

(Vedi Capitolo "Interventi per nefropatie")

 

Scheda n. 3.9.

n Ambito d’intervento:

3. - INDIRIZZI DI ORGANIZZAZIONE E DI FUNZIONAMENTO DELLE ATTIVITA’

n Tematica:

3.9. - Le strutture trasfusionali ed il piano sangue

l Obiettivi previsti:

1) l’autosufficienza regionale del sangue e di emoderivati;

2) la sicurezza per le malattie trasmissibili con riduzione dei relativi costi sociali;

3) risparmi sulla spesa farmaceutica;

4) l’attuazione dei programmi di medicina trasfusionale e di autotrasfusione.

s Risultati conseguiti:

Sono state stipulate le convenzioni regionali con le associazioni di volontariato del sangue operanti nel territorio della Regione. E’ stata attivata, tramite l’Azienda U.S.L. di Pescara sede del Centro Regionale di Coordinamento e Compensazione, la Convenzione regionale con le ditte individuate dal Ministero della Sanità per la lavorazione del plasma e la produzione dei farmaci sulla spesa farmaceutica..

Con L.R. n. 143 del 24.12.’96 è stata dettagliata in ambito regionale la disciplina per le attività trasfusionali.

La L.R. individua gli organismi competenti per la programmazione, definendone le competenze; stabilisce i requisiti minimi organizzativi, strutturali e tecnologici delle strutture trasfusionali. In sede di prima applicazione si è provveduto prioritariamente ad effettuare visite ricognitive finalizzate alla riclassificazione delle strutture trasfusionali così come individuate dal P.S.R. Sono stati altresì costituiti il Comitato Tecnico Scientifico, con funzioni consultive, e il Gruppo di Lavoro che svolge le funzioni operative di cui all’art. 11 della legge regionale in argomento.

l Obiettivi previsti dal PSR 1999 - 2001:

Conseguimento autosufficienza regionale del sangue ed emoderivati e conseguente partecipazione al conseguimento dell’autosufficienza nazionale.

- Riclassificazione delle strutture trasfusionali in ambito regionale e loro potenziamento.

- Attuazione L.R. n. 143/1996.

(Vedi Capitolo "Il sistema trasfusionale ed il piano sangue")

 

Scheda n. 3.10.

n Ambito d’intervento:

3. - INDIRIZZI DI ORGANIZZAZIONE E DI FUNZIONAMENTO DELLE ATTIVITA’

n Tematica:

3.10. - Il termalismo e climatoterapia

l Obiettivi previsti dal PSR 1994 - 1996:

l Attivazione procedure previste dal P.S.R per il rilascio delle autorizzazioni;

s Risultati conseguiti:

- Delibera di Giunta regionale n.2808 del 29.7.1996 "Prestazioni e tariffe anno 1996";

- Recepimento D.P.R. 14.1.1997;

- Delibera di Giunta regionale n. 1163 del 14.5.1997 "Recepimento accordo interregionale dei requisiti minimi per l’accreditamento definitivo e la classificazione delle strutture termali".

l Obiettivi previsti dal PSR 1999 - 2001:

Accreditamento definitivo.

Autorizzazione all’apertura, all’ampliamento, alla trasformazione degli stabilimenti che erogano prestazioni paratermali e talassoterapiche che segue la stessa procedura prevista per gli stabilimenti termali.

 

 

Scheda n. 3.11.

n Ambito d’intervento:

3. - INDIRIZZI DI ORGANIZZAZIONE E DI FUNZIONAMENTO DELLE ATTIVITA’

n Tematica:

3.11. - L’intervento di medicina legale e delle assicurazioni

l Obiettivi previsti dal PSR 1994 - 1996:

l Individuazione delle attività di competenza medico - legale

s Risultati conseguiti:

l Obiettivi previsti dal PSR 1999 - 2001:

Sulla base delle indicazioni organizzative e funzionali previste nella parte quinta del presente Piano, provvedere ad un adeguamento organizzativo e funzionale dei Servizi di Medicina Legale delle UU.LL.SS.;

Definire le tariffe per l’esecuzione delle visite di controllo dei lavoratori, a richiesta dei datori di lavoro sia pubblici che privati.

 

Scheda n. 3.12.

n Ambito d’intervento:

3. - INDIRIZZI DI ORGANIZZAZIONE E DI FUNZIONAMENTO DELLE ATTIVITA’

n Tematica:

3.12. - L’organizzazione della veterinaria pubblica e il ruolo dell’Istituto Zooprofilattico di Teramo

l Obiettivi previsti dal PSR 1994 - 1996:

l Istituzione del Comitato per la Veterinaria e la Zootecnica

l Riordino delle norme che disciplinano il funzionamento dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise "G.Caporale"

l Definizione dei rapporti tra la Regione e l’IZS di Teramo

l Definizione dei rapporti fra i Dipartimenti di Prevenzione e l’IZS di Teramo

s Risultati conseguiti:

E’ stato istituito il Comitato Regionale delle Zooprofilassi (CRZ), che ha avviato corsi di formazione per le emergenze. E’ stato predisposto il programma di acquisto dei materiali mono-uso, onde poter affrontare con efficacia tali emergenze, mentre è stato già deliberato l’acquisto di idonei disinfettori, per fronteggiare l’insorgere di eventuali epidemie.

E’ stato programmato e finanziato il sistema di governo della sanità pubblica veterinaria, nelle sue forme più complesse ed articolate, mediante collegamenti in rete delle AA.UU.SS.LL., dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale e della Regione. Attualmente è in corso la prima fase di realizzazione, che prevede l’installazione delle apparecchiature informatiche, presso le strutture interessate.

E’ stato predisposto ed approvato un protocollo d’intesa Regione - Università - Istituto Zooprofilattico Sperimentale - AA.UU.SS.LL., destinato a promuovere una serie di iniziative, che vanno dalla realizzazione sinergica di programmi specifici, fino al raggiungimento di comuni obiettivi.

Sono stati inoltre predisposti, in accordo con la Regione Molise, due disegni di legge relativi al riordino dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale. Entrambi i provvedimenti, approvati dal Consiglio, non hanno avuto esito positivo all’esame del Governo centrale.

Per le emergenze veterinarie epidemiche sono stati realizzati il manuale operativo di campo, il sistema informativo, la formazione del personale.

Realizzazione di sistema di identificazione degli allevamenti e dei capi. Tale risultato deriva da una disposizione dell’UE ed è stato conseguito attraverso un progetto obiettivo multidisciplinare gestito dalla Regione attraverso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise di Teramo.

l Obiettivi previsti dal PSR 1999 - 2001:

Scheda n. 3.13.

n Ambito d’intervento:

3. - INDIRIZZI DI ORGANIZZAZIONE E DI FUNZIONAMENTO DELLE ATTIVITA’

n Tematica:

3.13. - L’attività sociologica e psicologica

l Obiettivi previsti dal PSR 1994 - 1996:

l Razionalizzazione delle risorse esistenti e delle prestazioni psicologiche

l Istituzione di apposite strutture articolate nei vari livelli di assistenza della USL e nelle realtà ospedaliere

s Risultati conseguiti:

Nell’ambito delle Aziende USL è stata avviata un’azione di razionalizzazione delle prestazioni psicologiche

E’ da sottolineare la trasversalità di tali attività all’interno dei vari livelli di assistenza della U.S.L., ma un’organizzazione specifica non è stata ancora concretizzata, anche se risulta un tentativo nella Azienda U.S.L. Avezzano-Sulmona ma in relazione all’area della psichiatria.

l Obiettivi previsti dal PSR 1999 - 2001:

  1. Garantire organicità e continuità all’attività sociologica e psicologica.

  2. Partendo dalle specialità ribadite dalla Legge 56/89, organizzare strutture apposite per l’attività psicologica attraverso moduli organizzativi specialistici da individuare negli ambiti distrettuali e nei presidi ospedalieri.

ATTIVITA’ SOCIOLOGICA

Il sociologo all’interno dell’azienda USL è una figura dirigenziale inserita a pieno titolo, sul piano della responsabilità e dell’autonomia tecnico-professionale, nel processo di aziendalizzazione delle strutture ospedaliere come utile risorsa nel programmare scientificamente gli obiettivi razionalizzare le risorse e valutare gli interventi in base a criteri di efficacia ed efficienza.

Tale professionalità trova inserimento in ambiti ben individuati come:

Ufficio programmazione e organizzazione, Ufficio relazioni per il pubblico e O.P.S., Distretti Sanitari di Base, Dipartimento per le dipendenze, Uffici per il controllo di gestione e per la qualità, Sistema informativo ed epidemiologico, ecc.

In relazione alle specificità professionali dell’attività sociologica, si prevede di organizzare la predetta attività attraverso moduli e responsabilità trasversali all’interno dell’azienda USL che riconoscano ai sociologi competenze e responsabilità in ordine alla programmazione, valutazione, promozione della qualità, rapporti con il pubblico, integrazione socio-sanitaria, ricerca, sistema informativo e formazione del personale.

ATTIVITA’ PSICOLOGICA

Per garantire organicità e continuità all’attività psicologica le aziende USL istituiscono in via sperimentale appositi servizi autonomi di psicologia.

Il servizio di psicologia è una struttura deputata alla tutela e allo sviluppo della salute psicologica dell’individuo e dei suoi ambienti di vita, nonché alla maturazione, crescita ed evoluzione della personalità.

A livello operativo, gli psicologi del servizio, oltre alle prestazioni presso tutti i settori e/o servizi delle aziende, garantiscono lo svolgimento delle attività e l’erogazione delle prestazioni presso le sedi dei distretti sanitari di base.

Il servizio si articola pertanto in:

Il Servizio ha compiti di direzione, coordinamento, organizzazione, monitoraggio e verifica delle attività psicologiche effettuate dalla Azienda.

Le unità operative distrettuali svolgono attività di tipo preventivo e formativo-didattico ed erogano prestazioni psicodiagnostiche, psicoterapeutiche abilitative-riabilitative, ed in genere assistenziali nei confronti degli utenti ai sensi degli artt.1, 3 e 35 della L. n.56/89.

L’Assessorato alla Sanità monitorizza le sperimentazioni attivate dalle aziende sanitarie.

La Giunta Regionale, con proprio atto di indirizzo, definisce le modalità organizzative di monitoraggio e di funzionamento del servizio di psicologia.

 

 

Scheda n. 3.14.

n Ambito d’intervento:

3. - INDIRIZZI DI ORGANIZZAZIONE E DI FUNZIONAMENTO DELLE ATTIVITA’

n Tematica:

3.14. - L’intervento per la prevenzione e la cura del diabete mellito

l Obiettivi previsti dal PSR 1994 - 1996:

l Prevenzione e diagnosi precoce della malattia diabetica

l Miglioramento delle modalità di cura dei cittadini diabetici

l Promozione dell’educazione sanitaria del cittadino diabetico e della sua famiglia

l Preparazione ed aggiornamento professionale nel personale sanitario addetto ai servizi.

s Risultati conseguiti:

In ordine al programma per l’aggiornamento obbligatorio, deliberato dalla Giunta Regionale, riservato ai Medici di Medicina Generale della Regione Abruzzo, è stato identificato nel diabete uno degli argomenti oggetto dell’aggiornamento professionale ai sensi dell’art. 8 della Convenzione di Medicina Generale, con la conseguente proposta di un team teaching di diabetologia, per la cui definizione si sta già operando.

l Obiettivi previsti dal PSR 1999 - 2001:

- articolazione sul territorio della rete di servizi diabetologici per l’assistenza capillare;

- controlli di efficacia ed efficienza sui servizi ospedalieri di diabetologia.

promozione dell’educazione del diabetico e della sua famiglia.

Scheda n. 4.1.

n Ambito d’intervento:

4. - GLI ELEMENTI COMUNI E DI RAZIONALIZZAZIONE DEL NUOVO SISTEMA SANITARIO

n Tematica:

4.1. - La regolamentazione del rapporto Università/Regione e aggiornamento professionale

l Obiettivi previsti dal PSR 1994 - 1996:

1 l Stipula protocollo di intesa Regione/Università di Chieti e L’Aquila al fine di regolamentare l’apporto delle Facoltà di medicina alle attività assistenziali del Servizio Sanitario Nazionale

2 l Stipula protocollo di intesa Regione/Università di Chieti e L’Aquila per formazione personale sanitario ed infermieristico, tecnico e della riabilitazione

3 l Organizzazione Corso di Formazione Specifica in Medicina Generale - D.L.vo 256/91

s Risultati conseguiti:

1 - E’ stato stipulato il protocollo d’intesa Regione / Università di Chieti e L’Aquila per regolamentare l’apporto assistenziale delle Facoltà di Medicina e Chirurgia di Chieti e L’Aquila alle attività assistenziali - Delibera di Giunta regionale n.2809 del 29.07.1996.

2 - E’ stato stipulato il protocollo d’intesa Regione / Università di Chieti e L’Aquila per la formazione del personale sanitario infermieristico, tecnico e della riabilitazione - Delibera di Giunta regionale n.1754 del 9.07.1996.

3 - E’ stato realizzato il 1° Corso di formazione specifica in Medicina Generale di cui al D.L.vo 256/91 - Esame finale 15.03.1997

l Obiettivi previsti dal PSR 1999 - 2001:

  1. Piano annuale formazione personale infermieristico, tecnico e della riabilitazione;

  2. Piano annuale delle Specializzazioni Mediche;

  3. Piano annuale per la formazione Specifica in Medicina Generale (D.L.vo 256/91)

  4. Individuazione criteri per la concessione di autorizzazione regionale per l’apertura di scuole afferenti le arti ausiliarie delle professioni sanitarie.

  5. Realizzazione corso-concorso di formazione specifica in Medicina Generale.

 

Scheda n. 4.2.

n Ambito d’intervento:

4. - GLI ELEMENTI COMUNI E DI RAZIONALIZZAZIONE DEL NUOVO SISTEMA SANITARIO

n Tematica:

4.2. - L’integrazione dei servizi sanitari e sociali. Il volontariato

l Obiettivi previsti:

l Predisposizione dei protocolli di intesa

l Realizzazione del Piano Distrettuale del Volontariato e del no profit.

l Obiettivi previsti dal PSR 1999 - 2001:

(Vedi Capitolo "Il privato sociale e le organizzazione di volontariato e no profit").

 

Scheda n. 4.3.

n Ambito d’intervento:

4. - GLI ELEMENTI COMUNI E DI RAZIONALIZZAZIONE DEL NUOVO SISTEMA SANITARIO

n Tematica:

4.3. - L’informatizzazione del sistema

l Obiettivi previsti dal PSR 1994 - 1996:

l Migliorare/ottimizzare il sistema informativo del Settore Sanità e delle USL

s Risultati conseguiti:

E’ stata attivata la procedura informatica di gestione della convenzionata esterna su tutto il territorio regionale attraverso il collegamento telematico Regione - USL..

Presso il Settore Sanità sono state installate nuove attrezzature informatiche ed è stata realizzata una rete telematica che permette il collegamento con le sedi della Giunta regionale e Consiglio regionale nonché con altri assessorati. Sono state potenziate e migliorate le procedure relative alla gestione dei dati delle schede di dismissione ospedaliera (S.D.O.) e ai flussi finanziari connessi alla compensazione della mobilità sanitaria ospedaliera sia in ambito regionale che interregionale. Sono, inoltre, in corso di attivazione i progetti di informatizzazione relativi al sistema di rilevamento delle malattie infettive e a quello relativo al piano sangue.

l Obiettivi previsti dal PSR 1999 - 2001:

- Interconnessione ed integrazione con tutte le strutture sanitarie pubbliche del territorio.

- Attivazione del supporto informatico all’Osservatorio Epidemiologico Regionale;

- Istituzione tessera sanitaria.

Scheda n. 4.4.

n Ambito d’intervento:

4. - GLI ELEMENTI COMUNI E DI RAZIONALIZZAZIONE DEL NUOVO SISTEMA SANITARIO

n Tematica:

4.4. - La verifica della qualità delle prestazioni (VRQ)

l Obiettivi previsti dal PSR 1994 - 1996:

l Attivazione del sistema regionale per la VRQ

s Risultati conseguiti:

Non è stato attivato il procedimento di verifica della qualità delle prestazioni (VRQ) per le ben note e segnalate carenze di personale e per la mancata attivazione di specifici corsi di formazione. Anche se tra molte difficoltà, sono stati comunque attivati controlli ispettivi sulle strutture sanitarie private ubicate sul territorio regionale; per l’effettuazione delle verifiche ci si avvale soprattutto del personale del S.S.N., tra l’altro inesperto nelle procedure di VRQ.

l Obiettivi previsti dal PSR 1999 - 2001:

: - Attivazione della metodologia della Verifica della Qualità delle prestazioni;

- Applicazione, verifica e diffusione degli indicatori di efficienza e di qualità.

 

Scheda n. 4.5.

n Ambito d’intervento:

4. - GLI ELEMENTI COMUNI E DI RAZIONALIZZAZIONE DEL NUOVO SISTEMA SANITARIO

n Tematica:

4.5. - Partecipazione e tutela dei diritti dei cittadini

l Obiettivi previsti dal PSR 1994 - 1996:

l Fissazione delle procedure di verifica dello stato di attuazione dei diritti dei cittadini

l Attivazione dei corsi di aggiornamento professionale

s Risultati conseguiti:

Attività di coordinamento delle ASL che hanno predisposto la "Carta dei Servizi",. Si segnala la costituzione del Dipartimento per la Tutela dei Diritti dei Cittadini da parte di una sola USL.

E’ stato presentato un programma speciale, con finanziamento statale , per innovazioni organizzative e metodologiche per il potenziamento produttivo del settore delle informazioni all’utenza ai fini del miglioramento della qualità.

l Obiettivi previsti dal PSR 1999 - 2001:

- Entrata in funzione degli OPS degli Ufficio Relazioni con il Pubblico

- Direttive di indirizzo sugli indicatori di qualità.

- Controllo e monitoraggio continuo dei risultati conseguiti da ciascuna USL.

 

Scheda n. 5.1.

n Ambito d’intervento:

5. - PROGETTI OBIETTIVO

n Tematica:

5.1. - Tutela della salute degli anziani

l Obiettivi previsti dal PSR 1994 - 1996:

l Attivazione servizi residenziali: R.S.A.

l Attivazione servizi non residenziali: A.D.I.

s Risultati conseguiti:

- Delibera di G.R.n.1175 del 12.4.1996: Norme di attuazione del PSR 94/96 in materia di residenze Sanitarie Assistenziali (B.U.R.A. n.15 del 6.8.1996);

- Delibera di G.R. n.312 del 12.2.1997: Fissazione delle diarie da corrispondere per soggiorni in RSA (B.U.R.A. n.11 del 27.6.1997);

- Delibera n. 310 del 12.2.1997 con la quale si è proceduto a regolamentare le modalità di attivazione dell’Assistenza Domiciliare Integrata e a prevedere la costituzione di un apposito Gruppo di vigilanza e Controllo" (B.U.R.A. n.9 del 20.5.1997)

l Obiettivi previsti dal PSR 1999 - 2001:

Vedi Capitoli "Le strutture per anziani" e "Assistenza Domiciliare Integrata"

 

Scheda n. 5.2.

n Ambito d’intervento:

5. - PROGETTI OBIETTIVO

n Tematica:

5.2. - Tutela della salute materno - infantile

l Obiettivi previsti dal PSR 1994 - 1996:

s Risultati conseguiti:

E’ stata distribuita a tutti i Consultori della Regione una scheda di rilevazione contenente dati sull’utenza, sull’attività, sul personale, sulla struttura.

I dati raccolti ed elaborati sono stati oggetto di ulteriore approfondimento con invito alle Aziende U.S.L. a procedere, in breve tempo, alla riorganizzazione della rete consultoriale, riducendo anche alcune sedi ma con la garanzia della interdisciplinarietà e unitarietà del servizio, pena la dequalificazione dello stesso. Le Aziende U.S.L. sono state sollecitate, utilizzando i fondi finalizzati annualmente ripartiti dalla Regione, a dotare i servizi consultoriali di tutti i mezzi necessari all’esplicazione delle funzioni previste dalle normative vigenti e alla predisposizione di programmi specifici.

La ricognizione effettuata ha evidenziato la notevole attività svolta insieme alla carenza del personale e all’inadeguatezza strutturale di molte sedi consultoriali.

Risultano avviate, in quasi tutte le U.S.L., programmi di screening per la prevenzione e diagnosi precoce dei tumori femminili, con il coinvolgimento delle diverse realtà (Servizi ospedalieri e servizi territoriali).

E’ stato avviato un lavoro finalizzato alla messa a punto di una cartella clinica ambulatoriale unica e alla informatizzazione dei dati epidemiologici, con l’intento di operare periodicamente un ritorno coerente delle informazioni.

In relazione alla prevenzione degli handicaps preconcezionali, prenatali e neonatali - di cui alla precedente L.R. n. 54/87 - è stato garantito il raccordo interistituzionale (Regione - Università - U.S.L.); inoltre, con l’emanazione della recente L.R. n. 102/97 sono stati riproposti tutti gli obiettivi previsti dalla precedente normativa, ora abrogata.

l Obiettivi previsti dal PSR 1999 - 2001

Vedi Capitolo dedicato all’aggiornamento del progetto-obiettivo per la "salute della donna e dei soggetti in età evolutiva".

 

 

Scheda n. 5.3.

n Ambito d’intervento:

5. - PROGETTI OBIETTIVO

n Tematica:

5.3. - Tutela della salute mentale

l Obiettivi previsti:

l Raggiungimento delle finalità previste dalla legge 23 dicembre 1978 e del Progetto Obiettivo Nazionale sulla Tutela della Salute Mentale (D.P.R. 7 aprile 1994)

s Risultati conseguiti:

- Istituzione presso tutte le USL dei Dipartimenti di Salute Mentale;

- In fase di realizzazione i Day-Hospital e Centri Diurni;

- In fase di realizzazione le strutture alternative agli ex Ospedali Psichiatrici residenziali riabilitative protette e semiprotette;

- Istituzione della "Consulta per la Tutela della Salute Mentale";

- Istituzione della "Commissione di Verifica" con compiti di Vigilanza sulla effettiva applicazione delle prescrizioni di cui alla legge regionale n.72/94 (P.S.R.94/96);

- Superamento ospedalità psichiatrica.

l Obiettivi previsti dal PSR 1999 - 2001:

- Si dichiara l’anno 1999 "anno del territorio". Con tale dichiarazione si intende promuovere ogni possibile iniziativa finalizzata ad incentivare l’attuazione e lo sviluppo del momento assistenziale territoriale, con interventi di prevenzione, cura e riabilitazione. All’uopo le singole AUSL potenziano il DSM (Dipartimento Salute Mentale) procedendo per progetti obiettivi finalizzati a raggiungere un regime di assistenza territoriale congruo con i reali bisogni dell’utenza, privilegiando la crescita dei Centri di Salute Mentale (CSM) dei punti ambulatoriali nonché delle strutture residenziali e semiresidenziali, non ignorando l’urgenza psichiatrica territoriale da soddisfare con la massima rapidità ed efficacia in coordinamento con il servizio di 118 e con il servizio di guardia medica.

- Realizzazione dei Day - Hospital e Centri Diurni;

- Realizzazione delle Strutture residenziali protette e semiprotette;

- Definizione funzionamento di tutte le strutture e di tutti i servizi psichiatrici previsti nel Progetto "Tutela della Salute Mentale " (P.S.R. 1994-96);

- Definizione superamento degli ex Ospedali Psichiatrici.

- Definizione del ruolo, delle funzioni e delle attività del Servizio di Neuropsichiatria infantile.

(Vedi anche Capitolo "Tutela della salute mentale" )

 

Scheda n. 5.4.

n Ambito d’intervento:

5. - PROGETTI OBIETTIVO

n Tematica:

5.4. - Prevenzione, cura e recupero delle tossicodipendenze e interventi in materia di alcooldipendenza

l Obiettivi previsti dal PSR 1994 - 1996:

s Risultati conseguiti:

Sono stati definiti protocolli attuativi per quanto riguarda le attività dei Servizio per le Tossicodipendenze (Ser.T.) e sono stati realizzati studi sulla prevalenza e l’incidenza dell’infezione da HIV fra i tossicodipendenti.

Per quanto riguarda la formazione degli operatori oltre a quelle già realizzate sono in corso iniziative di formazione integrata nell’ambito degli interventi di prevenzione delle tossicodipendenze in collaborazione con l’Università di Chieti. Altre iniziative sono già previste per la prevenzione delle Infezioni da HIV.

Inoltre, in raccordo con il Ministero della Sanità, è stato avviato un piano relativo alla informatizzazione della rete dei SER.T.

Riguardo alla regionalizzazione del 75 % del Fondo Nazionale lotta alla droga (art. 127 D.P.R. 309/90) sono stati compiuti, a seguito dell’intervenuta Legge n. 86/97, gli adempimenti necessari all’avvio di tale processo:

individuazione dei criteri di accesso , definizione aree prioritarie, predisposizione schemi di domande e scheda progettuale per i destinatari dei finanziamenti (Deliberazione G.R. n. 2101 dell’11.8.1997).

l Obiettivi previsti dal PSR 1999 - 2001:

Realizzare la piena integrazione del sistema dei servizi per la prevenzione, cura e riabilitazione delle dipendenze da sostanze d’abuso.

(Vedi il capitolo relativo al progetto-obiettivo "Prevenzione, cura e recupero delle tossicodipendenze e interventi in materia di alcooldipendenza").

 

Scheda n. 5.5.

n Ambito d’intervento:

5. - PROGETTI OBIETTIVO

n Tematica:

5.5. - Prevenzione degli handicap

l Obiettivi previsti dal PSR 1994 - 1996:

l Predisposizione di una rete socio-sanitaria dei servizi, anche favorendo la stipula degli accordi di programma;

l Costituzione del Comitato Regionale per le Politiche dell’Handicap;

l Promozione di interventi alternativi al ricovero;

l Definire i programmi e le modalità di riqualificazione ed aggiornamento del personale impiegato nei servizi socio-assistenziali, compreso quello delle Organizzazioni di Volontariato;

l Verifica e revisione di qualità delle prestazioni (per ottimizzare le risorse ed elevare il più possibile il livello di assistenza).

s Risultati conseguiti con riferimento agli obiettivi ed alle competenze di tipo socio-assistenziale:

- Stipula dei quattro accordi di Programma provinciali, per l’integrazione scolastica delle persone handicappate, ai sensi dell’ex art.13 della legge 5.2.1992, n.104, promossi dalle Amministrazioni Provinciali e coinvolgenti anche le Aziende USL, i Provveditorati agli Studi e le Amministrazioni Comunali. Detti Accordi di Programma sono stati, tutti, pubblicati sul B.U.R.A. tra il 1996 ed il 1997.

- Con la L.R. 19 aprile 1995, n.53 è stato istituito il "Comitato Regionale per le Politiche dell’Handicap" e con D.P.G.R. n.781 del 9 ottobre 1995 è stato costituito il predetto Comitato che si è riunito con regolarità fin dal mese di ottobre del 1995.

- Quali interventi alternativi al ricovero sono stati attivati:

a) il servizio di aiuto personale, dapprima con L.R. n.82 dell’8.11.1994 e successivamente con deliberazioni consiliari n.16/13 del 29.11.1995 e n.44/13 del 17.12.1996;

b) l’istituzione o l’adattamento dei Centri diurni e/o dei Centri Residenziali a favore dei cittadini portatori di handicap, interventi, questi, disposti con deliberazione di Consiglio Regionale n. 45/20 del 27.12.1996, per un importo di £. 1.633.176.000 a favore delle Aziende USL, su presentazione di programmi specifici.

- In collaborazione con l’Università dell’Aquila - Servizio Prevenzione Handicap -, è stata predisposta la scheda per la rilevazione dei dati relativi ai portatori di handicap psiconeurosensoriali di età inferiori ai 18 anni, mediante la quale si raccolgono i dati necessari ai Provveditorati agli Studi per l’assegnazione dell’insegnante di sostegno. La scheda compilata dagli operatori delle Unità Multidisciplinari di cui al D.P.R. 24.2.1994 è finalizzata, inoltre, alla redazione della diagnosi funzionale e del profilo dinamico funzionale.

La scheda, adottata a livello regionale, servirà ad uniformare il linguaggio della modulistica per la metodologia diagnostica, secondo la classificazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Il Comitato Regionale per le Politiche dell’Handicap ha approvato, nella seduta del 21.1.1997, la scheda precitata.

Obiettivi previsti per il triennio 1999 - 2001

Vedi, al riguardo, le previsioni del Piano Sociale Regionale.

 

Scheda n. 5.6.

n Ambito d’intervento:

5. - PROGETTI OBIETTIVO

n Tematica:

5.6. - Prevenzione delle infezioni da HIV e la lotta contro l’AIDS

l Obiettivi previsti dal PSR 1994 - 1996:

l Contrastare la diffusione dell’infezione da HIV mediante attività di prevenzione e attraverso idonei interventi di assistenza alle persone affette da tale patologia.

s Risultati conseguiti:

Le aree di intervento hanno riguardato, principalmente:

La formazione e l’aggiornamento del personale, sia di quello più direttamente impegnato con tale patologia che di altri operatori, ha costituito un fronte di azione rimarchevole.

La rete dei servizi e presidi territoriali di primo livello (Consultori familiari, Servizi per le tossicodipendenze, Servizi per le malattie e trasmissione sessuale, servizi immunologia, servizi trasfusionali, sistema penitenziario), è stata raccordata per adempiere ai precipui compiti loro affidati e per il collegamento con i servizi ospedalieri per le attività diagnostiche per la ricerca degli anticorpi anti HIV e con la rete di secondo livello, costituita dai centri ospedalieri e universitari dotati di Divisioni di Malattie Infettive.

In attuazione dell’art. 1 della legge 135/90, comma b), per quanto attiene la costruzione e/o ristrutturazione dei reparti di ricovero per malattie infettive, la realizzazione di spazi per attività di ospedale diurno, l’istituzione ed il potenziamento dei laboratori di virologia, microbiologia in relazione alle previsioni epidemiologiche e alle conseguenti esigenze assistenziali hanno riguardato le seguenti strutture :

Divisione Mal. Inf. P.O., "SS.Annunziata" CHIETI

Divisione Mal. Inf. P.O. "S. Filippo" AVEZZANO (AQ)

Divisione Mal. Inf. P.O. "S. Salvatore" L’AQUILA

Divisione Mal. Inf. P.O. "Spirito Santo" PESCARA

Divisione Mal. Inf. P.O. "Istituti Riuniti" TERAMO

Divisione Mal. Inf. P.O. "Ospedale Civile" VASTO (CH)

Il Coordinamento di tutte le attività in materia è stato demandato al "Comitato Regionale di Coordinamento delle attività di prevenzione e assistenza delle infezioni da HIV" istituito con deliberazione della G.R. n. 7167 del 20.12.1993. Tale Comitato interdisciplinare, ha elaborato indicazioni specifiche con il supporto del Centro di riferimento per la lotta all’AIDS, costituito dai poli operativi presso le Cattedre di Malattie Infettive delle Università di Chieti e di L’Aquila e dal polo di raccordo presso il Settore Sanità.

Infine è stato avviato il piano degli interventi per il trattamento a domicilio dei pazienti con AIDS e, a tal fine, sono stati erogati finanziamenti alle Aziende U.S.L.

l Obiettivi previsti dal PSR 1999 - 2001:

l Prevenire il diffondersi dell’infezione da HIV e di altre malattie infettive emergenti attraverso l’azione raccordata del sistema integrato dei servizi deputati.

- Contrastare la diffusione dell’infezione da HIV, di altre malattie infettive emergenti, attraverso azioni coordinate sul versante della prevenzione con gli strumenti dell’informazione capillare e dell’educazione sanitaria.

- Proseguire l’azione di formazione e aggiornamento del personale più direttamente coinvolto, estendendola anche ad altri operatori.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Parte Seconda

GLI OBIETTIVI E LE REGOLE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LA FUNZIONE STRATEGICA DEL P.S.R.

 

 

 

 

I CONTENUTI

 

Sulla base del quadro di riferimento già delineato, la programmazione deve essere strumento coerente con le ribadite responsabilità regionali e con il sistema delle autonomie delineate a livello nazionale.

Tutti i soggetti coinvolti nella gestione della tutela della salute (soggetti pianificatori e regolatori del sistema, strutture di offerta pubbliche e private, cittadini utenti, ecc.) sono inseriti in un contesto di regole, meccanismi, relazioni e interessi completamente differenti dal precedente (introduzione di sistemi tariffari, uso dei sistemi di accreditamento, ecc.) che può essere ricondotto a tre principali direttrici

r 1. LA REGIONALIZZAZIONE degli assetti istituzionali e dell’equilibrio finanziario complessivo;

r 2. L’AZIENDALIZZAZIONE della rete di offerta pubblica;

r 3. LA COMPETIZIONE "guidata" come elemento di stimolo per l’intero sistema.

I principi definiti dal D.L.vo 502/1992 (e successive modificazioni e integrazioni) consentono il passaggio da un modello di tipo ACCENTRATO - PIANIFICATO ad un modello di tipo DECENTRATO - REGOLATO., in cui la Regione fissa il sistema di regole (tariffe, accreditamenti, ecc.) e le aziende nell’esercizio della propria autonomia e responsabilità ed in risposta a stimoli competitivi provenienti dalle altri soggetti e dalle preferenze espresse dai cittadini, selezionano specifici comportamenti coerenti con le proprie convenienze.

Le caratteristiche del nuovo modello fanno si che l’esplicitazione dei contenuti debba avvenire attraverso un complesso ed articolato insieme di provvedimenti legislativi e di comportamenti "amministrativi" coerenti.

Adottando conseguentemente una visione strategica per l’assetto dei servizi sanitari sul territorio, IL P.S.R. 1999 - 2001 SVOLGE TRE IMPORTANTI FUNZIONI :

r 1. completa le scelte già operate nell’ambito della normativa recentemente emanata (primo piano sanitario regionale e progettazione del sistema);

r 2. traccia un percorso operativo attraverso cui realizzare il modello voluto (gestione della transizione);

r 3. fissa alcuni obiettivi sanitari strategici e prioritari a cui l’intero sistema sanitario abruzzese, all’interno dei diversi spazi di autonomia, faccia riferimento (programmazione sanitaria di merito e criteri di utilizzo degli strumenti di governo previsti dalla normativa).

Queste tre funzioni trovano specificazione nelle seguenti TEMATICHE:

l GLI ASSETTI ISTITUZIONALI;

l IL GOVERNO DELL’OFFERTA COMPLESSIVA DEI SERVIZI SANITARI;

l I SISTEMI INFORMATIVI;

l LO SVILUPPO ED IL MONITORAGGIO DELLA "QUALITÀ" NEL SISTEMA SANITARIO ABRUZZESE,

 

 

 

 

 

GLI ASSETTI ISTITUZIONALI

 

Per quanto attiene agli assetti istituzionali regionali, il presente Piano conferma le scelte adottate in riferimento al dettato normativo del D.L.vo 502/1992 e delineate con il Piano Sanitario Regionale 1994-1996.

Inoltre, il Piano sanitario regionale va a definire i rapporti tra :

Dal punto di vista operativo, per dare una concreta rappresentazione delle modalità di esercizio dei poteri affidati ai diversi soggetti individuati, sono richiamati i seguenti temi :

r a) Il grado di effettiva COMPETIZIONE tra le aziende (pubbliche e private) del SSR abruzzese.

Se l’introduzione della variabile competitiva anche nel sistema pubblico è un elemento indiscusso del dettato normativo nazionale, altrettanto consolidata è l’opinione che tale competizione debba avvenire in forma "controllata e collaborativa" al fine di preservare le caratteristiche pubbliche del SSN.

Il ricorso a meccanismi competitivi aiuta infatti a governare il sistema sanitario in quanto oggettivizza alcuni giudizi , "premiando" alcuni soggetti a scapito di altri (ad esempio, attribuendo un finanziamento superiore alle strutture che si dimostrano qualitativamente produttive). Sono, pertanto, identificate le variabili da affidare a strumenti di tipo competitivo e quelle da governare attraverso meccanismi di tipo concertativo.

r b) Ruolo e limiti della LIBERA SCELTA DEI CITTADINI nell’ambito del SSR. La libera scelta è uno strumento per realizzare la competizione tra strutture di offerta del sistema; la sua applicazione, però, deve essere contemperata con l’esigenza di controllare le prestazioni erogate e l’ammontare complessivo della spesa sanitaria pubblica;

r c) Le modalità di coinvolgimento dei vari soggetti che a diverso titolo sono portatori di INTERESSI COLLETTIVI, quali le associazioni di utenti, il Tribunale per i diritti del malato, ecc.;

r d) Le modalità di RACCORDO DI TIPO ISTITUZIONALE CON IL SISTEMA POLITICO-SOCIALE.

L’assetto istituzionale del Servizio Sanitario Regionale che si assume con il presente Piano è quello della Unità Sanitaria Locale come unico riferimento istituzionale. Infatti, il modello che "paga la salute", si basa sul principio della quota capitaria ponderata per i residenti, attribuita a USL dotate, come prevedono le leggi nazionali di riordino, di Presidi Ospedalieri, con compensazione della mobilità in entrata e in uscita tramite flussi finanziari (tariffe/DRG) che seguano gli assistiti in ragione delle prestazioni effettuate in strutture di cura sia pubbliche che private da loro liberamente scelte che non appartenessero all’A.U.S.L. di residenza. Solo se un Ospedale resta nella A.U.S.L., e beneficia di un budget ricavato dalle quote capitarie, gli interessi di chi vi opera possono essere completamente allineati alla salute dei singoli e della comunità. Soltanto in questo contesto " + salute, + efficacia, + eliminazione dell’inefficacia, + informazione corretta dei cittadini" , traducendosi in tendenziale minore domanda di prestazioni e minore produzione di DRG, possono derivare maggiori avanzi di gestione per l’Azienda da reinvestire per lo sviluppo e la qualificazione delle strutture ospedaliere e territoriali e per incentivare chi vi lavora.

In questo modello i DRG concorrono a "pagare la salute" per remunerare la mobilità in uscita verso altre strutture con una conseguenziale valutazione dei fenomeni che l’hanno determinata e con l’adozione coerente di provvedimenti correttivi.

Peraltro, il loro calcolo costituisce un argomento di verifica interna tra unità che comunque sono cointeressate al massimo della cooperazione per i meccanismi premianti e non diventa mai un "meccanismo di finanziamento" per strutture i cui interessi vengano artificialmente contrapposti con creazione di conflitti aziendali all’interno del percorso assistenziale (territorio-ospedale-territorio) di ciascun singolo cittadino.

Con il modello assunto si può dare concreta attuazione al principio della libera scelta del cittadino senza il pericolo di portare il sistema alla bancarotta. Infatti, se i presidi ospedalieri restano all’interno dell’Azienda USL quest’ultima può intervenire sulle prestazioni erogate non solo tramite una verifica e valutazione di qualità esterna, che comunque sarà interessata ad attivare, ma anche tramite tutti gli strumenti amministrativi premianti e di controllo interni all’organizzazione.

Soprattutto, la migliore garanzia affinché le finalità di tutela della salute, proprie dell’Azienda Sanitaria Locale, siano condivise anche dall’Ospedale è rappresentata dalla condivisione degli interessi di chi lavora in ospedale con gli operatori impegnati direttamente nelle strutture territoriali e di prevenzione.

 

 

 

IL GOVERNO DELL’OFFERTA COMPLESSIVA

(PUBBLICA E PRIVATA) DI SERVIZI SANITARI

 

 

 

 

Lo spostamento di responsabilità sul livello regionale della sostanziale totalità del problema sanitario impone la formulazione di politiche volte a regolare il complessivo sistema di offerta dei servizi sanitari (pubblici e privati) con strumenti e modalità coerenti con le tre linee cardine del riassetto del SSN.

Per assolvere questa funzione il Piano indica gli interventi finalizzati alla costruzione e all’adeguamento degli strumenti per la guida dei comportamenti di tutti i soggetti componenti il sistema. Essi sono :

r a) il sistema degli ACCREDITAMENTI delle strutture private e pubbliche al fine di integrare l’azione del settore privato negli obiettivi sanitari regionali;

r b) il SISTEMA TARIFFARIO, come strumento di regolazione delle convenienze economiche e quindi dei comportamenti delle Aziende stesse, oltre che di regolazione della mobilità tra settore pubblico e settore privato;

r c) strumenti e modalità per definire VOLUMI COMPLESSIVI DI PRESTAZIONI CONCORDATI tra tutti i soggetti (sia pubblici che privati) per garantire l’equilibrio economico complessivo del sistema.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I SISTEMI INFORMATIVI DEL SERVIZIO SANITARIO REGIONALE

 

 

 

L’esercizio delle funzioni regionali definite dalla L.R. 146/1996 richiede un pesante investimento dal punto di vista dei sistemi informativi, sia per la conoscenza e l’analisi della domanda sanitaria che per la conoscenza e l’analisi dell’offerta di servizi.

A tal fine il Piano ricollega i contenuti propri del ruolo che la Regione si è data, anche attraverso la riorganizzazione dell’Assessorato, e individua gli organi che assumono specifiche responsabilità nella raccolta e gestione delle informazioni (Osservatorio Epidemiologico Regionale e Sistema Informativo Sanitario).

Sul piano degli STRUMENTI, è prevedibile la seguente articolazione di interventi:

Le possibilità evolutive nell’impiego della carta sono numerosissime: non appena dotato di tale strumento elettronico di identificazione, il cittadino può accedere a tutti gli aspetti dell’attività sanitaria: dalla gestione amministrativa, all’acquisizione di farmaci, ai rapporti con il medico di famiglia, alla prenotazione di indagini diagnostiche da terminali periferici.

 

 

 

LO SVILUPPO ED IL MONITORAGGIO DELLA QUALITÀ

E LA CARTA DEI SERVIZI PUBBLICI SANITARI

 

 

 

In un sistema aziendale la qualità deve essere intesa almeno in tre accezioni:

l QUALITÀ DEI SISTEMI,

l QUALITÀ DEI PROCESSI

l QUALITÀ DELLE INFORMAZIONI.

Ciò permette di distinguere e focalizzare il ruolo degli strumenti di sviluppo della qualità di tipo tecnico - professionale (VRQ, ecc.) da quelli di tipo gestionale.

In tale contesto assume importanza determinante l’attuazione della carta dei servizi pubblici sanitari di cui al Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 19 maggio 1995, (in Gazzetta Ufficiale 31 maggio 1995, n.125) e alle Linee- Guida n.2/95 (supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n.203 del 31 agosto 1995).

Tale istituto è volto a costituire uno strumento destinato a favorire, da una parte, la trasparenza del servizio che le singole strutture sanitarie riservano ai cittadini, dall’altra, la costruzione ed il continuo aggiornamento di uno strumento per il monitoraggio sulle prestazioni che, a partire dalle U.S.L., viene aggregato a livello regionale e poi nazionale.

Lo stimolo fornito dall’introduzione di questo strumento, unitamente alle caratteristiche aziendalistiche introdotte con la recente riforma del S.S.N., conducono ad un costante miglioramento nella qualità dei servizi che vengono erogati e, allo stesso tempo, comportano un riesame complessivo dei processi che conducono al perseguimento di una qualità più adeguata.

La crescente attenzione verso l’analisi ed il miglioramento dei processi produttivi si è concretizzata nella diffusione delle norme ISO 9000 e della relativa certificazione come standard de facto cui fare riferimento come elemento oggettivo di raffronto. Se tale metodologia si è fino ad ora affermata quasi esclusivamente nel settore privato, anche nel settore della sanità le norme ISO 9000 costituiscono un modello di riferimento cui rapportarsi per raggiungere un pieno autocontrollo sulle relazioni che esistono tra i processi delle aziende ed il conseguente livello di qualità che esse sono in grado di erogare.

Nel contesto attuativo delle disposizioni contenute nell’art. 14 del D.Lgs. n. 502/92 e successive modificazioni e integrazioni, deve essere garantita la partecipazione dei cittadini al controllo della qualità delle cure erogate.

Presso l’Assessorato alla Sanità sarà costituita, entro 90 giorni dall’approvazione del piano, sentita la 5^ Commissione Consiliare, con decreto del Presidente della Giunta regionale, una apposita Commissione permanente, con il compito di procedere alla verifica di qualità delle strutture sanitarie regionali pubbliche e private, presieduta dal dirigente del Servizio Ispettivo e composta da: un medico esperto designato dalla Federazione Regionale dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, un Ingegnere esperto nel settore, designato dalla Federazione Regionale dell’Ordine degli Ingegneri, e da un esperto in materia V.R.Q. scelto dal Componente la Giunta preposto al Settore Sanità.

 

 

 

 

 

n - FORMAZIONE E INVESTIMENTI IN TECNOLOGIE AVANZATE

 

n FORMAZIONE DEL PERSONALE

La formazione del personale, a cominciare da quello con compiti dirigenziali, e la programmazione degli investimenti nelle tecnologie costituiscono strumenti privilegiati per accrescere la capacità d’intervento e la qualità dei servizi e delle strutture del Servizio Sanitario Regionale, a cominciare da quelli con maggiore grado di complessità.

Obiettivi delineati come:

n - la centralità del cittadino ed il conseguente ripensamento dell’intero sistema non più nell’ottica dell’offerta, ma in quello della domanda;

n - la necessità di scegliere quali interventi e modalità assistenziali privilegiare, in relazione della limitatezza delle risorse disponibili, con l’intento comunque di assicurare livelli di assistenza adeguati alle specifiche esigenze;

n - la necessità di integrazione tra dimensione sanitaria e dimensione sociale;

n - la responsabilizzazione ai diversi livelli dirigenziali anche sui risultati economici;

impongono non solo la formazione di nuove competenze, soprattutto di tipo programmatorio e gestionale, ma anche la modifica dei comportamenti degli operatori in generale e dei dirigenti in particolare.

Peraltro, la selezione e la valorizzazione della risorsa umana non può essere vista solo come una voce di spesa di assoluto rilievo, ma va assunta come parametro di investimento per assicurare qualità, efficienza ed armonia all’intero sistema.

E’ quindi evidente che uno degli ostacoli più rilevanti al processo di cambiamento è costituito dalla non coerenza tra le variabili legate alla risorsa umana e quelle legate all’organizzazione.

A questo aspetto della formazione, in qualche modo reso nuovo dalle caratteristiche del sistema sanitario in vigore, si sommano quelli sempre presenti e legati alla necessità di favorire il costante aggiornamento professionale degli operatori, per assicurare a tutti i livelli del sistema la più adeguata capacità di intervento tecnico - professionale.

In un mondo caratterizzato da un’incessante evoluzione delle conoscenze e delle tecnologie, la formazione permanente costituisce un’esigenza assoluta per assicurare ai nostri cittadini ed ai residenti nella nostra regione, le opportunità di intervento più adeguate.

Posta la necessità di una marcata riconversione della classe dirigente e dei quadri intermedi per sostenere il passaggio da una cultura organizzativa di tipo burocratico ad una cultura organizzativa orientata al risultato per il cittadino, con esaltazione dei valori di autonomia e responsabilità e conoscenza degli strumenti di programmazione, controllo e gestione tipici delle realtà aziendali del settore dei servizi. Si rende necessaria l’adozione di opportune iniziative per l’aggiornamento e la formazione del personale.

Il carattere eccezionale dello sforzo richiesto per fronteggiare in tempi necessariamente contenuti un cambiamento culturale ed organizzativo che investe l’intero sistema sanitario, coinvolgendo competenze sanitarie, tecniche, amministrative, induce a ritenere necessaria l’assunzione di una linea programmatica specifica e straordinaria da realizzare nel triennio 1999 - 2001, con il concorso delle Istituzioni di formazione più qualificate.

Tale impegno, che deve trovare specifica indicazione programmatica e di finanziamento nei piani strategici delle Aziende ed è rivolto prioritariamente ai dirigenti e ai quadri del servizio sanitario regionale ed ha come obiettivo fondamentale quello di assicurare su tutto il territorio regionale l’esistenza di livelli minimi di condivisione di valori, coerenza di comportamenti e competenze gestionali.

Sul piano metodologico sono da prevedere le seguenti fasi:

Appare inoltre raccomandabile affiancare ai momenti formativi tradizionali, anche se eseguiti con metodologie adeguate alla "didattica dell’adulto", la frequenza attraverso comandi, missioni, "stages" di altre realtà del Servizio Sanitario Nazionale.

Nell’ambito della Regione Abruzzo saranno realizzati i corsi di riqualificazione professionale di cui all’art. 4, comma 2, della Legge 26 febbraio 1999, n. 42, secondo le modalità che saranno stabilite nell’apposito decreto ministeriale.

n INVESTIMENTI IN TECNOLOGIE AVANZATE

Strettamente collegata alla formazione è la programmazione degli interventi in tecnologie nell’obiettivo di accrescere la qualità complessiva del sistema.

Così come non si può pensare di garantire in modo adeguato la salute dei cittadini abruzzesi se non si dispone di operatori professionalmente preparati e competenti, così non è pensabile di investire in formazione senza dotare gli operatori stessi del Know how necessario ed evoluto.

Per gli investimenti in tecnologie, le aziende USL terranno presenti:

In considerazione della rapida obsolescenza delle tecnologie e delle esigenze in termini di manutenzione, le Aziende potranno individuare modalità di acquisto innovative, come i contratti in "service", l’acquisto in leasing, per potersi giovare di tecnologie innovative costantemente aggiornate, senza rilevanti investimenti finanziari iniziali.

 

 

 

 

 

GLI OBIETTIVI DEL PSR

 

 

 

 

 

LE FINALITÀ

 

Alla luce di quanto è stato fino ad ora riferito, il PSR 1999 - 2001 persegue le seguenti finalità, impegnando al loro raggiungimento tutte le strutture sanitarie regionali:

n 1. LA PROMOZIONE E LA TUTELA DELLA SALUTE, individuale e collettiva, fisica, psichica e sociale dei singoli, delle famiglie, dei gruppi e delle comunità, mediante interventi finalizzati alla rimozione delle cause di nocività, di disagio e malattia, potenziando in particolare le attività di educazione sanitaria, di prevenzione, di riabilitazione, reinserimento e garantendo altresì la continuità terapeutica e assistenziale;

n 2. L’EROGAZIONE DI LIVELLI ESSENZIALI COME STABILITO DAL PIANO SANITARIO NAZIONALE 1998–2000 DI ASSISTENZA che superino gli squilibri fra domanda e offerta di servizi sanitari nelle diverse aree del territorio regionale perseguendo in maniera diffusa elevati livelli qualitativi di assistenza insieme alla garanzia per tutti i cittadini di uguali opportunità di accesso alle attività e alle prestazioni sanitarie erogate dalle strutture pubbliche e private accreditate;

n 3. IL COMPLETAMENTO DEL PROCESSO DI AZIENDALIZZAZIONE del sistema sanitario regionale, promuovendo l’individuazione delle necessarie strategie aziendali in funzione dell’analisi dei bisogni presenti a livello locale;

n 4. IL RAGGIUNGIMENTO DI UNA PIÙ ELEVATA EFFICACIA E PRODUTTIVITÀ DEL SERVIZIO SANITARIO REGIONALE, migliorando la qualità dei servizi resi e razionalizzando l’uso delle risorse disponibili;

n 5. LA RIDUZIONE DELLE CONDIZIONI DI RISCHIO E DI EMARGINAZIONE soprattutto dei soggetti più deboli della popolazione e delle condizioni di rischio, anche attraverso una adeguata integrazione con i servizi sociali e assistenziali e con gli Enti Locali.

 

 

 

 

 

 

GLI OBIETTIVI STRATEGICI

 

 

All’interno di queste finalità generali, vengono definiti i seguenti OBIETTIVI STRATEGICI, che devono essere valutati attraverso un sistema di indicatori e di traguardi.

1. Uguali opportunità di accesso alle attività ed alle prestazioni sanitarie erogate per tutti i cittadini e per coloro che dimorano nella Regione Abruzzo;

2. confermare e garantire i livelli essenziali di assistenza sul territorio regionale, come ridefiniti dal P.S.N. 1998-2000, e assicurare la qualità dei servizi attraverso la formazione mirata e permanente degli operatori, con particolare riferimento a quelli ricoprenti funzioni dirigenziali e direttive;

3. La definizione e lo sviluppo del sistema di conoscenza e di valutazione dello stato di salute e dei bisogni sanitari sul territorio, anche attraverso l’attivazione del Sistema Informativo Regionale e dell’Osservatorio Epidemiologico Regionale;

4. Il potenziamento e la messa a punto di interventi programmati e coordinati per l’educazione sanitaria e la prevenzione, riservando ad essi risorse finalizzate. Per l’attuazione di questo tipo di interventi, le Aziende Sanitarie si avvalgono della collaborazione dell’IZS di Teramo nonché dell’istituenda Agenzia Regionale per la Tutela dell’Ambiente;

5. Il potenziamento dei servizi per l’emergenza sanitaria e per il costante adeguamento dei sistemi di soccorso e di trasporto degli infermi;

6. Lo sviluppo ed il potenziamento dell’attività di assistenza primaria svolta dai distretti sanitari di base e l’integrazione di questi con l’attività dei servizi socio - assistenziali, anche attraverso la definizione di livelli multidistrettuali. Deve essere perseguita ed estesa l’Assistenza Domiciliare, già avviata;

7. La riduzione della mortalità e della invalidità per incidenti sul lavoro e le malattie professionali e la applicazione delle direttive CEE sul miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori nei luoghi di lavoro e le iniziative per la riduzione degli incidenti domestici;

8. Il riequilibrio, la riorganizzazione e la qualificazione professionale e tecnologica della rete dei presidi ospedalieri, definendo la specifica mission di ciascuno, attribuendo la necessaria autonomia organizzativa, gestionale e contabile;

9. La riduzione della morbosità e della mortalità delle patologie importanti, con particolare attenzione per le malattie dell’apparato circolatorio, per le neoplasie e per le malattie infettive;

10. Il raggiungimento di indici più bassi di nati-mortalità, di mortalità infantile e di invalidità connessa, rispetto agli attuali;

11. Il contrasto all’istituzionalizzazione impropria o precoce di anziani e persone non autosufficienti;

12. L’assistenza ed il recupero dei minori e delle donne oggetto di violenze, di maltrattamenti e di abusi;

13. Rafforzare la tutela nei confronti dei soggetti "deboli", anche mediante l’integrazione con i programmi socio-assistenziali;

14. Il completamento del processo di aziendalizzazione delle UU.SS.LL. della Regione attraverso un maggiore decentramento delle competenze alle diverse strutture (distretti, presidi ospedalieri, servizi di prevenzione collettiva, ecc.);

15. La qualificazione tecnico - scientifica del servizio sanitario regionale attraverso l’applicazione e l’utilizzo di conoscenze, metodiche e tecnologie innovative;

16. La promozione della partecipazione e dello sviluppo delle diverse forme di collaborazione e di accordo tra le istituzioni pubbliche e tra queste e l’Università, il comparto privato ed il privato sociale;

17. La promozione di interventi educativi e preventivi ad indirizzo nutrizionale e la terapia ed il recupero dei soggetti affetti da malattie del comportamento alimentare;

18. Accreditamento dei Servizi veterinari secondo i criteri previsti dalla norme internazionali di gestione ed assicurazione della qualità. Tali criteri riguardano il mutuo riconoscimento dei Servizi veterinari a livello internazionale.

19. Il controllo integrato delle zoonosi e la profilassi veterinaria ai fini della tutela del patrimonio zootecnico dalle malattie infettive e diffusive e per la tutela della popolazione umana dalle antropozoonosi e per la salvaguardia dell’ambiente;

20. Potenziamento delle reti di sorveglianza epidemiologica per la sanità animale e per gli alimenti di origine animale;

21. La costruzione e la utilizzazione di un sistema di valutazione della qualità dell’efficacia degli interventi sanitari.

L’INTEGRAZIONE SOCIO-SANITARIA

 

"L’esigenza di garantire l’integrazione istituzionale e operativa nella erogazione dei servizi socio sanitari deriva dalla separazione di titolarità oggi esistente nell’esercizio delle funzioni istituzionali di assistenza sanitaria e di assistenza sociale. I problemi legati all’integrazione socio-sanitaria richiedono risposte unitarie e globali, al fine di assicurare continuità e pienezza di assistenza, oltre che per utilizzare al meglio le risorse disponibili.

A tal riguardo, con la legge regionale 2703/1998, n° 22 (Piano sociale regionale 1998-2000), la Regione ha già fatto propria la scelta strategica di vincolare il funzionamento dei servizi ricadenti nelle aree ad elevata integrazione socio-sanitaria a collaborazioni istituzionali e gestionali sistematiche, nell’intento di ricomporre un’offerta frammentata, incerta nei suoi riferimenti istituzionali e perciò poco efficace.

L’attuazione delle disposizioni contenute nella legge regionale 22/1998, e soprattutto la realizzazione delle specifiche "azioni per l’integrazione socio-sanitaria", richiedono la piena collaborazione a livello istituzionale e gestionale, con l’assunzione da parte della Regione di un ruolo fondamentale di regolazione e facilitazione dei relativi processi, come previsto dall’articolo 9 della stessa legge.

All’art. 8 c. 2 e all’art. 9 c. 2 della L.R. 22/98 l’espressione "il Consiglio Regionale" è sostituita dall’espressione "la Giunta regionale sentita la competente commissione consiliare". All’art. 9 c. 3 l’espressione "del Consiglio Regionale" è sostituita dall’espressione "della Giunta Regionale".

Più in particolare, l’azione integrata nella gestione dei servizi e nell’erogazione delle prestazioni dovrà realizzarsi:

a livello istituzionale, mediante l’approvazione di appositi accordi tra gli enti gestori dei servizi sociali e le Aziende USL, nei quali devono essere specificati gli obiettivi da raggiungere, le competenze specifiche e le risorse messe a disposizione per la gestione integrata dei servizi;

a livello gestionale, mediante l’adozione in ciascun Ambito sociale in cui è suddiviso il territorio regionale, del Piano di zona dei servizi sociali, alla cui predisposizione ed attuazione concorrono anche le Aziende USL, per gli interventi nelle aree ad elevata integrazione socio-sanitaria, specie in quelle degli anziani non autosufficienti, dei minori e dei disabili.

 

 

 

 

LA REGOLAZIONE DEL SISTEMA

 

 

 

 

 

LA FUNZIONE DI REGOLAZIONE DEL SISTEMA:

SOGGETTI E STRUMENTI

 

 

La riforma del S.S.N. avviata dai decreti legislativi 502/1992 e 517/1993 ha creato le premesse per la definizione di scenari del tutto nuovi nell’articolazione e nella organizzazione del S.S.N. e nella sua capacità di erogazione dei servizi da parte dei soggetti pubblici e privati, così da consentire al cittadino la libertà di scelta tra i diversi soggetti.

In tale nuovo quadro di riferimento assume particolare rilevanza il regime di competizione tra soggetti erogatori che operano all’interno del S.S.N., il quale, peraltro, combinato con il principio della libera scelta rischia di pregiudicare l’equilibrio finanziario del sistema.

In questo contesto, la Regione è chiamata ad esercitare un ruolo fondamentale di regolamentazione dell’offerta complessiva dei servizi correlati ai livelli assistenziali della popolazione, promuovendo una complementarità di interventi, da parte dei soggetti pubblici e privati, ed adeguando, di anno in anno, l’offerta complessiva delle prestazioni mediante lo strumento della negoziazione.

L’introduzione del sistema di pagamento degli ospedali sulla base di tariffe predeterminate per prestazione comporta l’esigenza di sviluppare, con l’obiettivo di ridurre l’alto tasso di spedalità presente nella nostra Regione e di avviare soluzioni alternative al ricovero ospedaliero, idonei sistemi di controllo da parte della Regione e delle Aziende USL acquirenti, relativamente al comportamento degli erogatori, pubblici e privati, mediante l’analisi dei D.R.G. prodotti, con particolare riferimento all’appropriatezza dei ricoveri.

Al fine di individuare eventuali comportamenti che possono indurre ad un uso inappropriato della funzione ospedaliera, la Regione attiva semestralmente, anche su base campionaria e in forza degli elementi desunti dalle attività dell’Osservatorio Epidemiologico e di specifici protocolli di valutazione, controlli mirati a verificare l’esistenza o meno di tale fenomeno.

 

 

AUTORIZZAZIONE E ACCREDITAMENTO

DELLE STRUTTURE SANITARIE ED APPOSITI RAPPORTI

 

 

  1. Riferimenti normativi

I meccanismi di accesso al sistema di offerta dei servizi sono regolamentati dagli Istituti dell’Autorizzazione, dell’Accreditamento e dagli "Appositi Rapporti" che la AUSL intrattiene con i soggetti erogatori delle prestazioni, a mente dell’art.8 - comma 5 - del D.L.vo n.502/92 e sue successive modificazioni e integrazioni.

 

  1. Definizioni

AUTORIZZAZIONE

L’autorizzazione è concessa dalla Regione dopo aver verificato l’esistenza dei requisiti minimi previsti dal DPR del 14.1.97 concernente "Approvazione dell’atto di indirizzo e coordinamento alle Regioni e alle Province Autonome di Trento e Bolzano in materia di requisiti strutturali, tecnologici ed organizzativi minimi, per l’esercizio delle attività sanitarie", recepito dalla Regione Abruzzo.

Affinché le strutture esistenti già autorizzate si adeguino ai requisiti minimi previsti dal DPR del 14.1.97 è concesso un periodo di tempo non superiore a 5 anni dalla data di pubblicazione del succitato DPR:

Con atto della Giunta Regionale vengono dettate le disposizioni circa i tempi e le modalità per l’adeguamento delle strutture sanitarie pubbliche e private, già autorizzate e in esercizio, ai succitati requisiti minimi, nel rispetto del periodo massimo di cui sopra.

Decorso tale termine, alle strutture che non si saranno adeguate verrà revocata l’autorizzazione.

La Regione Abruzzo nell’ambito dell’esercizio del proprio potere autorizzatorio, valuterà, oltre che l’accertamento dei requisiti minimi di cui al DPR 14.1.197, la coerenza delle richieste alle esigenze assistenziali regionali.

Le autorizzazioni già definite e riportate nella L.R. n.72/94, si intendono riferite a singole unità funzionali; qualora ne vengono proposte trasformazioni occorre una autorizzazione preventiva della Giunta Regionale.

Identica procedura verrà seguita nel caso di nuove autorizzazioni.

ACCREDITAMENTO

Tali "ulteriori requisiti" dovranno essere individuati con atti della Giunta Regionale, entro i 90 giorni successivi alla data di pubblicazione del presente piano.

Nelle more della adozione dei provvedimenti regionali di accreditamento definitivo, i rapporti con le strutture di interesse sono regolati da specifiche norme transitorie che si trovano esplicitate nei capitoli di riferimento (di cui al presente piano).

Per la definizione dei requisiti per l’accreditamento, la Regione potrà avvalersi di consulenze esterne nominate dalla Giunta Regionale.

In ogni caso il regime dell’accreditamento provvisorio non potrà superare il limite temporale di un anno dalla data di pubblicazione del presente piano.

Nel quadro della definizione di un progressivo abbassamento del tetto di spesa determinato dalle tariffe per prestazioni della spedalità privata, la Regione entro 90 giorni dall’approvazione del piano attua un processo di monitoraggio e valutazione delle stesse per verificare e praticare possibili margini di riduzione, tenendo conto anche delle tariffe in vigore nelle altre regioni e delle corrispondenti tariffe nel settore pubblico.

  1. Appositi rapporti

(art.8 - comma 5 - del D.L.vo n.502/92 e del D.L.vo n.517/93)

La pubblicazione dell’elenco dovrà avvenire sul BURA, a seguito di apposito invio da parte delle USL, entro e non oltre 10 gg. dal ricevimento da parte dello stesso da parte dell’apposita struttura regionale.

Procedimento per la formazione del Piano Annuale preventivo

Il Piano preventivo annuale si compone delle seguenti fasi scandite nei tempi di seguito indicati:

Definizione dei rapporti

Il Direttore Generale della AUSL, in relazione alle previsioni del Piano annuale preventivo o in sua mancanza, contatta le strutture accreditate e negozia l’acquisto di prestazioni valutando la quantità e la convenienza dell’offerta e sottoscrive appositi atti negoziali con ogni singola struttura.

La qualità di soggetto accreditato non costituisce vincolo per le AUSL a corrispondere la remunerazione delle prestazioni erogate al di fuori degli appositi accordi e del budget annualmente definito.

La negoziazione deve concludersi entro il 31.12. dell’anno precedente a quello in cui avrà attuazione il piano aziendale preventivo.

Le strutture private che non concludono la negoziazione restano accreditate, ma non accedono al finanziamento del FSR per l’anno di riferimento.

Per l’anno 1999, al fine del contenimento della spesa ospedaliera, in relazione alla rideterminazione della rete ospedaliera privata e per favorire il processo di sviluppo della sanità sul territorio, il tetto di spesa per l’acquisto di prestazioni dalle strutture private accreditate è fissato in misura pari alla spesa sostenuta nell’anno 1998 al netto della spesa per mobilità sanitaria extra regionale dell’anno precedente, decurtata del 13%. e del 15% per il successivo biennio.

Disciplina transitoria

Nell’anno di entrata in vigore del presente Piano il procedimento di formazione del Piano preventivo annuale si conclude entro il 31.11. Entro il mese successivo la AUSL definisce la negoziazione anche se il Piano preventivo annuale non è approvato. Non si procede a negoziazione se per l’anno di riferimento essa è stata già definita.

 

ASSISTENZA SPECIALISTICA AMBULATORIALE

 

La erogazione delle prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale viene affidata a diverse strutture tipologiche:

In riferimento all’obiettivo generale di assicurare livelli essenziali di assistenza sanitaria, vengono di seguito fissate le indicazioni riguardanti gli standards di organizzazione e di attività dell’assistenza specialistica ambulatoriale, nel rispetto del pluralismo delle istituzioni e l’ampliamento della sfera della libera scelta, da conciliare con il limite oggettivo delle disponibilità finanziarie del sistema.

    1. Strutture eroganti prestazioni di specialistica ambulatoriali, siano esse pubbliche che private, devono essere in possesso dei requisiti strutturali, tecnologici ed organizzativi minimi contenuti nel D.P.R. 14.1.1997 " Approvazione dell’Atto di Indirizzo e Coordinamento alle Regioni e alle Province autonome di Trento e Bolzano, in materia di requisiti strutturali, tecnologici ed organizzativi minimi per l’esercizio delle attività sanitarie". Nell’ambito dell’attività ambulatoriale pubblica e consultoriale deve essere utilizzato prioritariamente il personale assunto ai sensi dell’art. 34 della Legge 449/97.

Nelle more della definizione degli "Ulteriori requisiti" per l’accreditamento di dette strutture rimangono provvisoriamente accreditate le strutture specialistiche private già convenzionate al 1.1.1993 ai sensi dell’art. 6 - comma 6 - della Legge n. 724/94. Con tali strutture la Giunta regionale fissa di anno in anno i piani annuali delle prestazioni (volumi di attività e spesa) come previsto dall’art. 32 comma 1° della legge n.662/1996.

2) Un proprio autonomo adeguato sistema tariffario dovrà meglio soddisfare le diverse esigenze locali legate al diverso modo di organizzare le strutture erogatrici delle prestazioni; nelle more di adozione del relativo provvedimento, si applica il D.M. 22.7.96 "Prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale erogabili nell’ambito del S.S.N. e relative tariffe" secondo i criteri definiti dall’art. 2, comma 9, della legge 28.12.1995, n. 549.

Chiunque intende aprire, trasformare, ampliare o trasferire in altra sede strutture o relative attività di stabilimenti di Fisiokinesiterapia o Terapia Fisica, di Laboratori di Analisi, di Laboratori di Diagnostica per Immagini, di Laboratori di Medicina Nucleare e di Poliambulatori deve inoltrare domanda al Presidente della Giunta Regionale per il tramite della AUSL, competente per territorio, che provvede alla relativa istruttoria.

La AUSL provvede, dopo aver accertato la regolarità tecnico amministrativa della documentazione presentata e il possesso dei requisiti minimi di cui al D.P.R. 14.1.1997, a trasmettere gli atti alla Giunta Regionale - Settore Sanità - Igiene e Sicurezza Sociale per le definitive determinazioni.

Per quanto concerne la verifica della compatibilità del numero delle strutture da autorizzare, in ordine alle carenze per ogni singola tipologia, deve essere fatto riferimento al territorio della AUSL nei limiti del rapporto di una struttura per ogni 20.000 abitanti, salvo che per le zone disagiate per condizioni orogeografiche e di viabilità ordinarie che dovessero rendere difficoltoso l’accesso alle strutture scelte dall’utente.

In ogni caso non può essere consentita l’autorizzazione all’esercizio o al trasferimento di strutture in aree distrettuali della AUSL stessa già pienamente soddisfatte da altri presidi pubblici o privati, secondo l’indicato rapporto 1/20.000 abitanti, ad eccezione di quelle strutture che andranno ad operare in zone territoriali disagiate.

Per quanto concerne i poliambulatori non devono essere conteggiati, ai fini del raggiungimento del grado di saturazione previsto, i poliambulatori inseriti nei presidi ospedalieri pubblici in quanto sforniti dell’autonomia organizzativa e strutturale tipiche dei Presidi poliambulatoriali, né i cc.dd. "poliambulatori" censiti nell’ambito della organizzazione delle case di Cura Private costituiti da una serie di servizi, taluni di natura assistenziale (ex artt. 23 e 24 della L.R. n. 85/89), e altri facoltativi ed aggiuntivi ricompresi nel rapporto convenzionale ( o "di accreditamento") ed altri infine svolgenti attività meramente interna a servizio e in collegamento con le discipline praticate nelle Case di Cura.

Non è soggetta ad autorizzazione l’attività di terapia fisica disimpegnata nel proprio studio dal professionista abilitato in via diretta e senza l’ausilio di collaboratori, avvalendosi anche di strumentazione non complessa complementare all’esercizio dell’attività professionale quale: elettroterapia, termoterapia, idroterapia e comunque laddove non è necessaria la presenza di un medico.

Al fine di evitare commistione di interessi tra laboratori di analisi, di radiologia e/o di fiisiochinesiterapia accreditati e studi di medici di base o specialisti operanti convenzionati, espressamente si fa divieto della coesistenza, nella medesima struttura ospitante, di ambienti comuni quali le sale d’aspetto. Laddove, invece, le strutture ospitanti dovessero interessare laboratori come sopra individuati ed ambulatori o poliambulatori privati non convenzionati, detto divieto di coesistenza delle sale d’aspetto non vige, sempre nel rispetto delle norme generale che ne regolano l’uso.

 

 

 

 

 

 

 

INNOVAZIONI GESTIONALI

 

Nell’ambito delle scelte programmatiche, degli obiettivi e degli indirizzi regionali, l’Azienda Sanitaria è in condizione di individuare in piena autonomia aree e progetti di intervento aventi una significativa valenza in termini di miglioramento dell’efficienza e della qualità del servizio.

Ai fini del miglioramento dei servizi, un criterio - guida che merita di essere seguito ed approfondito è quello di concentrare l’attenzione sulla missione specifica dell’Azienda e adottare, anche in via sperimentale, forme di gestione esterna per le attività strumentali e di supporto che di innovazioni tecnologica.

Gli effetti di miglioramento gestionale sono legati alla possibilità di concentrare l’attività aziendale in modo prioritario sulle finalità a contenuto tecnico - sanitario proprie dell’Ente, mentre le funzioni strumentali e di supporto, per loro natura generiche in quanto comuni a più realtà organizzative, possono essere assicurate con maggiore efficienza e secondo livelli di qualità più elevati, facendo ricorso ad organizzazioni professionali specializzate presenti sul mercato.

Possono inoltre individuarsi interventi destinati a coinvolgere più aziende sanitarie ed altri Enti pubblici e privati per la realizzazione di programmi comuni e/o coordinati dai quali possono derivare processi di razionalizzazione - innovazione dell’assetto organizzativo delle aziende interessate e di miglioramento complessivo dell’attività.

Le forme di intervento possono essere:

- la costituzione di società a partecipazione mista.

- la costituzione di consorzi fra aziende e con altri Enti pubblici e privati con possibilità di gestione anche mediante organizzazioni non lucrative di utilità sociale (O.N.L.U.S.) o fondazioni di parecipazione.

- il ricorso a convenzioni fra Enti diversi.

- gli accordi di programma.

 

 

 

L’AGENDA DEGLI ADEMPIMENTI

 

 

Il complesso delle attività e degli interventi delineati nel presente Piano troverà un’attuazione, nei tempi e nelle modalità, nel corso del periodo di validità dello stesso, distinguendo peraltro gli adempimenti posti a carico dell’Amministrazione regionale e quelli a carico delle Aziende Sanitarie Locali.

l - I TEMPI

  1. Riorganizzazione dell’Assessorato regionale alla Sanità. E’ tra i primi compiti richiesti per la messa a regime del Piano e di tutti i compiti di politica sanitaria regionale e si deve concludere entro 60 gg. dall’approvazione del Piano;

  2. Autorizzazione, accreditamento, certificazione delle strutture sanitarie pubbliche e private;

  3. Osservatorio Epidemiologico Regionale. Operatività della struttura entro 180 gg. dall’approvazione del Piano;

  4. Agenzia Sanitaria Regionale. Costituzione della struttura successivamente alla riorganizzazione dell’Assessorato alla Sanità;

  5. Riorganizzazione della rete ospedaliera e rientro nell’indice del 5,5/ooo posti-letto entro il 31.12.1999;

  6. Piano straordinario di investimenti in edilizia sanitaria nei tempi previsti dal provvedimento di approvazione del Ministero della Sanità;

  7. Attivazione della rete di informatizzazione, di collegamento tra i diversi punti della rete entro il triennio di Piano;

  8. Nomina ed insediamento delle Commissioni regionali previste dal Piano entro 60 gg. dall’approvazione del Piano;

  9. Introduzione della tessera sanitaria regionale in termini modulari, anche sulla base degli adempimenti ministeriali,

  10. Convocazione della Conferenza regionale sullo stato di salute della popolazione e dei servizi sanitari entro il 31.12.1999.

 

l - GLI STRUMENTI

L’attuazione del presente Piano avviene con Deliberazioni della Giunta Regionale.

Gli atti fondamentali di attuazione del Piano Sanitario Regionale o proposte di modifica dello stesso, devono essere oggetto di informazione preventiva alle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative. Qualora le parti ritengono necessario procedere ad ulteriori approfondimenti su un determinato argomento è possibile attivare eventuali confronti e/o concertazioni. Almeno due volte all’anno si procederà ad una verifica, a livello regionale, l’Assessore alla Sanità, i Direttori Generali delle USL e le OO.SS. maggiormente rappresentative, sullo stato di attuazione del presente piano.

Sono altresì attribuiti alla Giunta regionale le competenze in materia di :

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l - LE RISORSE

Mentre si rinvia ai capitoli che affrontano espressamente il finanziamento del S.S.R., si richiamano qui sinteticamente le fonti di finanziamento regionale del S.S.R.:

l - AGGIORNAMENTO NORMATIVO

Entro il triennio di validità del Piano si procederà ad una revisione di tutta la normativa in materia sanitaria prodotta dalla Regione Abruzzo dalla sua istituzione, e alla messa a punto di un "testo unico" da sottoporre all’approvazione del Consiglio Regionale.

Gli assetti organizzativi e gli obiettivi di funzionamento dei servizi di cui al presente Piano Sanitario Regionale, per le parti non compatibili con i contenuti derivanti dalla evoluzione del quadro normativo nazionale conseguente al Decreto Legislativo adottato dal Governo in applicazione delle delega di cui alla legge n° 419/98, saranno adeguati dalla Giunta Regionale, sentita la competente Commissione Consiliare, con propri provvedimenti da assumere entro 180 giorni dalla entrata in vigore del Decreto Legislativo stesso, secondo le procedure ivi stabilite.

l - VALUTAZIONI E CONTROLLI

La valutazione dei risultati conseguiti al termine del triennio del PSR 1999 - 2001 sarà condotta sui seguenti versanti :

  1. Valutazione delle condizioni di vita e di salute della popolazione abruzzese, sia in ordine ad un abbassamento degli indici nosografici più significativi di morbosità e di mortalità in linea con i trend nazionali, sia in ordine ad una riduzione della mortalità evitabile nelle aree afferenti ad un miglioramento degli stili di vita, dell’adeguamento della prevenzione e della diagnosi precoce e dell’appropriatezza delle cure;

  2. Valutazione del conseguimento dei risultati strutturali ed organizzativi previsti dal P.S.R. nei suoi diversi comparti e lo sviluppo delle iniziative di cui agli obiettivi strategici;

  3. Allocazione delle risorse finanziarie ai diversi livelli essenziali di assistenza in misura coerente con gli indicatori nazionali ed in riferimento ai livelli di spesa del 1997, tenendo presenti i seguenti macroaggregati :

  1. la riduzione della spesa ospedaliera almeno di un punto percentuale e la riduzione del 13% della quota di spesa per la spedalità privata;

  2. la riduzione di un punto percentuale della spesa farmaceutica;

  3. l’aumento della spesa per l’assistenza sanitaria di base almeno di mezzo punto percentuale;

  4. destinazione di almeno un punto percentuale per la partecipazione alla gestione delle RSA;

  5. utilizzazione del 6,5% della quota di FSR attribuita alle Aziende per la prevenzione e l’educazione alla salute;

  6. utilizzazione almeno di un punto percentuale per attività di formazione, di investimenti in tecnologia avanzata, in ricerca applicata ed epidemiologica nel settore pubblico.

  1. Allestimento e attuazione di metodologie per la verifica della qualità delle prestazioni e del grado di soddisfacimento dei bisogni e delle aspettative dell’utenza, nonché della predisposizione della "Carte dei Servizi" e della loro verifica.

I parametri sopra indicati costituiscono obiettivi per i Piani strategici delle Aziende Sanitarie Locali ed elementi per la valutazione periodica dell’attività dei Direttori Generali delle Aziende.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Parte Terza

LE ATTIVITA’ QUALIFICANTI

 

 

 

n - L’ASSESSORATO ALLA SANITA’

 

 

Il riordino del Servizio Sanitario Nazionale ha significato nei fatti una vera e propria rivoluzione nel settore della sanità in generale e della sanità pubblica in particolare rispetto al quadro organizzatorio, gestionale e funzionale del preesistente sistema sanitario.

E che si tratti di una vera e propria rivoluzione lo dimostra agevolmente l’impatto visivo con il D. L.vo 502/92, e successive modificazioni ed integrazioni, che evidenzia immediatamente come il riordino attuato dal provvedimento non si sia limitato al solo assetto istituzionale, attraverso l’aziendalizzazione delle strutture sanitarie pubbliche e il sistema di finanziamento di esse, attuato in modo diametralmente opposto a quello sino ad allora seguito, ma abbia coinvolto altri aspetti, forse meno eclatanti del sistema, ma non per questo meno importanti sul piano pratico: il regime concorrenziale pubblico-privato in sanità ed il conseguenziale problema dell’accreditamento delle strutture sanitarie pubbliche e private all’interno del circuito del S.s.n. nonché la posizione di rilevante centralità assunta dalla classe medica nel quadro generale di riforma del sistema.

Ove si volesse analizzare in termini generali il nuovo assetto organizzativo e gestionale del S.s.n., si evidenzierebbe il fatto che esso risponde ad una ottica ormai consolidata in tema di interventi governativi finalizzati ad una razionalizzazione e riorganizzazione di un settore della P.A. formata da processi attuativi di grande flessibilità e da una non indifferente pluralità dei livelli di interazione normativa: Parlamento, Governo, Ministero della Sanità a livello centrale; Consiglio Regionale a livello periferico.

Di conseguenza, la nuova organizzazione sanitaria è disciplinata da un articolato sistema di normazione secondaria che consente di ritagliare in dettaglio tale modello al fine di adeguarlo alle particolari esigenze locali, con possibilità di differenziazione, anche sul medesimo territorio regionale, di distinte soluzioni operative.

Nell’ambito di questo nuovo quadro c’è la forte competenza della Regione che deve tradurre in concreto il nuovo assetto organizzatorio.

La Regione è stata chiamata in causa quale destinataria di specifiche competenze che vanno ad integrare quelle già esistenti e a configurare un complesso di compiti davvero cospicuo.

In particolare, l’art. 2 del D. L.vo 502/’92 stabilisce che spettano alle regioni le funzioni legislative ed amministrative in materia di assistenza sanitaria ed ospedaliera; in particolare, spettano alle regioni la determinazione dei principi sull’organizzazione dei servizi e sull’attività destinata alla tutela della salute e dei criteri di finanziamento delle unità sanitarie locali e delle aziende ospedaliere, le attività di indirizzo tecnico, promozione e supporto nei confronti delle predette unità sanitarie locali ed aziende, anche in relazione al controllo di gestione e alla valutazione della qualità delle prestazioni sanitarie.

Per conseguire questi obiettivi è necessaria una diversa riorganizzazione del Settore Sanità che costituisce presupposto indispensabile per poter dare puntuale attuazione al nuovo sistema sanitario.

L’esperienza vissuta ha dimostrato l’inadeguatezza dell’attuale modello organizzativo sia in termini numerici che di corrispondenza di funzioni.

E’ necessario, pertanto, un cambiamento che tenga conto dei punti critici che hanno condizionato l’operatività e quindi l’efficienza del modello fino ad ora seguito.

Oggi i poteri decisionali sono spesso mal identificati, dipende in genere dalla preparazione e professionalità dei singoli dirigenti essere o meno figure reali di riferimento.

Si impone, dunque, la necessità di affrontare il complesso problema dell’adeguamento del sistema organizzativo del Settore, nelle sue diverse articolazioni, ai cambiamenti che si devono realizzare in sanità. Cambiamenti organizzativi che per dare risultati concreti devono essere coerenti con la nuova logica aziendale del sistema sanitario.

Alla luce del nuovo disegno di legge regionale afferente la nuova organizzazione amministrativa della Regione, il Settore Sanità va organizzato in Servizi ed Unità Operative.

I Servizi sono unità organizzative complesse dotate di autonomia gestionale e vengono individuati sulla base di specifiche funzioni omogenee. Ad ogni Servizio è preposto un dirigente.

Le Unità Operative organiche sono unità organizzative elementari costituite nell’ambito dei servizi, per l’espletamento di funzioni ed atti che, in relazione alla specificità dei compiti, necessitano di strutture organizzative snelle ed omogenee. Ad ogni Unità Operativa è preposto un responsabile di VIII qualifica funzionale.

I Servizi e le Unità Operative organiche sono istituiti, entro 60 giorni dall’entrata in vigore del presente piano, con provvedimento della Giunta Regionale su indicazioni del Coordinatore del Settore Sanità.

Spetta ugualmente alla Giunta Regionale, sulla base delle indicazioni fornite dal Coordinatore, in relazione alle risultanze dei carichi di lavoro, l’individuazione delle altre qualifiche funzionali da assegnare al suddetto Settore, con la specificazione dei relativi profili professionali.

Qualora tra il personale regionale non vi siano dipendenti in possesso dei profili professionali individuati, si procederà mediante assunzione a tempo determinato del personale necessario, per periodi non inferiori a 12 mesi, rinnovabili, nelle more che la Regione provveda all’espletamento delle procedure concorsuali.

In attuazione delle statuizioni previste dal presente P.S.R. ed al fine di consentire l’immediata attuazione operativa delle funzioni indispensabili per l’esercizio dei compiti istituzionali, sono istituiti con la presente legge presso il Settore Sanità il Servizio "OSSERVATORIO EPIDEMIOLOGICO REGIONALE" ed il Servizio "EDILIZIA SANITARIA".

Al Servizio Osservatorio Epidemiologico Regionale sono attribuite le seguenti funzioni:

Sono risultati attesi dall’O.E.R. la disponibilità corrente di informazioni epidemiologiche necessarie a supportare ogni atto di programmazione e di controllo nonché, nelle aree montane con significativo spopolamento ed invecchiamento della popolazione, lo studio e la individuazione di macroaree, nell’ambito della AUSL di appartenenza, con autonoma e ben definita strutturazione programmatica.

L’attività dell’Osservatorio Epidemiologico Regionale (O.E.R.), che deve essere operativa entro e non oltre 6 mesi dall’entrata in vigore del presente Piano,. si sviluppa mediante la raccolta e l’elaborazione sistematica di tutti i dati concernenti lo stato della popolazione abruzzese, le condizioni di salute, gli indici di morbosità e di mortalità, la promozione ed il coordinamento di registri regionali specifici concernenti manifestazioni patologiche congenite ed acquisite i dati farmacologici, nonché la popolazione veterinaria e lo stato degli allevamenti della regione.

Le funzioni inerenti l’attività di sorveglianza epidemiologica di sanità pubblica veterinaria vengono assolte dal Centro Epidemiologico, già funzionante ai sensi della L.R. 14.8.1981, n. 33, presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise "G.Caporale", che sarà funzionalmente collegato con l’O.E.R.

L’O.E.R. si collega funzionalmente con gli altri Osservatori Epidemiologici delle altre Regioni, con gli organismi nazionali e internazionali referenti nella stessa attività, con l’istituenda Agenzia Regionale per la tutela dell’ambiente.

L’O.E.R. si articola in Unità Operative per lo svolgimento delle diverse attività previste per l’attivazione di un sistema di sorveglianza delle malattie infettive.

L’O.E.R. può avvalersi della collaborazione delle Università Abruzzesi, degli Enti e delle Istituzioni pubbliche e private di riconosciuto prestigio esistenti in Regione con le quali si possono stipulare convenzioni o alle quali si possono commissionare indagini e ricerche.

All’O.E.R. vengono assegnati dipendenti regionali in possesso dei seguenti profili: medico, farmacista, veterinario, igienista, statistico, informatico, nonché il necessario personale di supporto per il funzionamento dello stesso e comunque in numero complessivo non inferiore a 15 nonché i necessari supporti teleinformatici per il collegamento con la rete informatica regionale e per la raccolta e l’elaborazione dei dati.

Alla direzione dell’O.E.R. viene assegnato un dirigente regionale in possesso del diploma di laurea in medicina e chirurgia e del diploma di specializzazione in igiene, epidemiologia e sanità pubblica.

Nell’ipotesi in cui tra il personale regionale non vi siano dipendenti in possesso dei profili sopra indicati, si procederà mediante assunzione a tempo determinato del personale necessario, per periodi non inferiori a dodici mesi, rinnovabili, nelle more che la Regione provveda all’espletamento delle procedure concorsuali.

Al responsabile dell’O.E.R. viene annualmente attribuito con provvedimento di Giunta regionale un budget per la pubblicazione, con periodicità almeno semestrale, dei risultati del lavoro dell’O.E.R.

Il "Programma Straordinario di Investimenti" di cui all’art.20 della legge 67/1988 e più in generale la predisposizione dei programmi in materia di "Edilizia Sanitaria", come ad esempio quelli riferiti alle strutture sanitarie territoriali (D.S.B., R.S.A., Poliambulatori, Consultori, ecc.), a quelle ospedaliere (completamento dei P.O., messa a norma, sicurezza, umanizzazione, ecc.) ed a quelle aventi finalità specifiche e mirate (AIDS, Settore Materno Infantile, ecc.), rende necessario costituire una apposita struttura regionale che provveda all’espletamento dei compiti sopra indicati. A tal proposito è istituito il "Servizio Edilizia Sanitaria"

Competenze

Al Servizio Edilizia Sanitaria sono attribuite le seguenti fondamentali funzioni:

n catalogazione delle strutture sanitarie e socio sanitarie pubbliche e private

n predisposizione dei piani di intervento settoriale d’interesse regionale

n monitoraggio, verifica e controllo dello stato di attuazione dei programmi

n gestione delle risorse finanziarie (statali e regionali)

Organizzazione e personale

Il Servizio si articola, per lo svolgimento delle diverse attività derivanti dalle funzioni assegnate, in tre Unità Operative la cui responsabilità va affidata a Funzionari regionali in possesso dei seguenti profili professionali: Funzionario Architetto e/o Ingegnere, Funzionario Amministrativo, Funzionario Economista.

 

 

 

 

 

n AGENZIA SANITARIA REGIONALE ABRUZZO

"ASR - ABRUZZO"

 

 

n - Finalità, istituzione e sede

Con deliberazione della Giunta Regionale è istituita l’Agenzia Sanitaria Regionale dotata di personalità giuridica pubblica, con sede a Pescara presso l’Assessorato alla Sanità, ed avente autonomia organizzativa, patrimoniale, contabile e gestionale.

L’Agenzia concorre al perseguimento degli obiettivi della politica sanitaria regionale assicurando supporto tecnico-scientifico e di consulenza al Settore Sanità. Detta attività di supporto e di consulenza può essere assicurata anche alle Aziende Sanitarie della Regione ed alle Istituzioni e agli Enti pubblici e privati, che prestano attività sanitaria.

L’Assessore Regionale alla Sanità verifica ed accerta la rispondenza dell’attività dell’Agenzia Sanitaria Regionale agli obiettivi assegnati.

n - Compiti

All’Agenzia sono attribuiti i seguenti compiti:

  1. elaborazione dei dati e delle informazioni sulle attività del Servizio Sanitario Regionale, monitoraggio dei livelli di assistenza erogati dalle Aziende Sanitarie Locali della Regione;

  2. fornitura dei supporti conoscitivi, tecnici e di consulenze necessari alla programmazione regionale;

  3. elaborazione e definizione di standard e metodologie funzionali alla elaborazione di proposte regionali per la ripartizione del Fondo Sanitario Nazionale;

  4. elaborazione dei criteri e loro verifica per la certificazione delle strutture sanitarie regionali, anche al fine di definire le tariffe delle prestazioni sanitarie;

  5. controllo e valutazione delle prestazioni (SDO)

  6. assicurare il costante monitoraggio della sussistenza dei requisiti di accreditamento delle strutture pubbliche e private che erogano prestazioni sanitarie;

  7. studio di modelli procedurali e gestionali innovativi, ivi compresi quelli attinenti al sistema dei bilanci e della contabilità economica, ai criteri di controllo dell’impiego delle risorse finanziarie, all’introduzione di indicatori di efficienza, di efficacia, di economicità e di qualità;

  8. effettuare, in base a convenzioni e commesse remunerate studi e ricerche in tema di sanità per conto di strutture pubbliche e private.

n - Organi

Sono organi dell’Agenzia il Direttore Generale ed il Collegio dei Revisori dei Conti.

n - Il Direttore

Il Direttore è nominato con deliberazione della Giunta Regionale, su proposta del Componente la Giunta preposto al Settore Sanità, scelto tra dirigenti pubblici o privati, con esperienza almeno quinquennale di attività di direzione, che non abbiano compiuto il sessantacinquesimo anno di età, in possesso del diploma di laurea e di conoscenze e competenze tecnico-amministrative in campo sanitario di elevato livello.

Il rapporto di lavoro con il Direttore è disciplinato con contratto di diritto privato di durata triennale; alla scadenza del triennio la nomina può essere rinnovata per una sola volta, su proposta dell’Assessore alla Sanità, motivata con riferimento all’eccellenza dei risultati raggiunti.

La Giunta Regionale può revocare in qualsiasi momento l’incarico di Direttore dell’Agenzia su proposta del componente la Giunta che ha provveduto alla designazione.

Il Direttore esercita tutti i poteri di gestione dell’Agenzia ed assume la rappresentanza di essa.

Trovano applicazione nei confronti del Direttore dell’Agenzia le incompatibilità di cui al comma 9 dell’art. 3 del D.L.vo 502/92 e successive modificazioni ed integrazioni.

 

n - Il Collegio dei Revisori dei Conti

Il Collegio dei revisori dei conti dura in carica tre anni ed è composto da tre membri designati dal Componente la Giunta preposto al Settore Sanità, scelti tra i revisori contabili iscritti nel registro previsto dall’art. 1 del Decreto L.vo 27 gennaio 1992, n. 88. Ai componenti il Collegio dei revisori compete un gettone di presenza onnicomprensivo di £. 300.000 per ogni seduta.

Il Direttore dell’Agenzia nomina i revisori con specifico provvedimento e li convoca per la prima seduta. Il Presidente del Collegio viene eletto dai revisori all’atto della prima seduta.

Il Collegio dei revisori verifica la regolare tenuta della contabilità e la corrispondenza del rendiconto generale alle risultanze delle scritture contabili, esamina il bilancio di previsione e le relative variazioni ed il conto consuntivo. Il Collegio accerta, almeno ogni trimestre, la consistenza di cassa e può chiedere notizie al Direttore sull’andamento dell’Agenzia.

n - Organizzazione

L’Agenzia si articola in sezioni, corrispondenti ai settori di attività in precedenza individuati cui sono preposti i dirigenti.

Le sezioni sono organizzate per funzioni omogenee, secondo modalità di lavoro dipartimentale, al fine di assicurare l’interconnessione tra le diverse aree di attività e di intervento.

Gli incarichi dirigenziali sono conferiti dal Direttore dell’Agenzia.

L’Agenzia si avvale di personale comandato sia dalla Regione che dalle Aziende USL nonché di personale assunto con contratto di diritto privato a tempo determinato, esperto in campo sanitario scelto d’intesa con il Componente la Giunta preposto al Settore Sanità, nel limite complessivo massimo di n.20 unità. Con deliberazione del Direttore dell’Agenzia verranno indicate, nel limite massimo di cui sopra, le varie figure professionali necessarie per il funzionamento dell’Agenzia stessa.

Il comando è disposto, su richiesta dell’interessato, dal Direttore dell’Agenzia previo nullaosta dell’Ente di appartenenza del personale interessato.

Al personale comandato verrà corrisposto durante il comando lo stesso trattamento economico complessivo in godimento presso l’Ente di appartenenza.

Al Direttore dell’Agenzia ed al personale assunto con contratto di diritto privato si applica il disposto dell’art. 3, comma 8, del D. L.vo 502/’92 e successive modificazioni ed integrazioni.

n - Risorse finanziarie e controlli

L’Agenzia è dotata di apposite risorse finanziarie definite annualmente dalla Giunta Regionale sulla base degli obiettivi assegnati ed iscritto in un apposito capitolo del bilancio regionale gravante sul fondo sanitario regionale e può contare anche su entrate derivanti dalla fornitura di prestazioni e servizi ad Enti pubblici e privati.

Il Direttore dell’Agenzia si avvale di un nucleo di valutazione, composto secondo le modalità di cui all’art. 20, comma 4, del D. L.vo 29/93 e successive modificazioni ed integrazioni, con il compito di verificare, mediante valutazioni comparative dei costi e dei rendimenti, la corretta ed economica gestione delle risorse attribuite ed introitate nonché l’imparzialità ed il buon andamento dell’azione amministrativa.

Il nucleo determina periodicamente, anche su indicazione del Direttore dell’Agenzia, i parametri di riferimento del controllo.

Ai dirigenti si applicano le disposizioni di cui all’art. 20 del D. L.vo 29/’93 e successive modificazioni ed integrazioni.

Il Direttore dell’Agenzia invia semestralmente all’Assessore alla Sanità una relazione sull’attività svolta.

Annualmente il componente la Giunta preposto al Settore Sanità riferisce sui risultati dell’attività alla Giunta Regionale.

Il Direttore cura l’invio alla Giunta Regionale, per la relativa approvazione, del bilancio di previsione e conto consuntivo con allegate relazioni dell’organo di gestione e del Collegio dei Revisori dei Conti.

 

 

 

 

n - IL PERSONALE DELLE USL

 

 

Nell’ambito del Piano Sanitario Regionale per il triennio 1994-1996 (L.R. n. 72/94) sono stati dettati i criteri per la determinazione delle dotazioni organiche delle Unità Sanitarie Locali.

Nel corso dell’anno 1996 tutte le U.S.L. della Regione hanno provveduto all’adozione delle nuove piante organiche a seguito della rilevazione dei carichi di lavoro.

In relazione a quanto previsto dalla normativa nazionale ed in considerazione dell’assetto organizzativo e dei livelli di produttività dei Servizi, le U.S.L. devono provvedere entro il 30 settembre 1999 ad una rivisitazione delle proprie dotazioni organiche, secondo le modalità indicate nell’art. 6 del D. L.vo 29/93 e successive modificazioni ed integrazioni. Il mancato adempimento di quanto sopra richiesto sarà oggetto di valutazione ai fini dell’accertamento dei risultati gestionali delle U.S.L.

Al termine del processo di riorganizzazione le Aziende devono procedere alla copertura dei posti vacanti, con la necessaria gradualità ed avendo riguardo alle compatibilità economiche, al fine di poter soddisfare le esigenze assistenziali.

Si riafferma, infine, il principio della contrattazione sindacale a livello aziendale per quanto concerne la politica del personale e dell’organizzazione del lavoro. Le scelte effettuate a livello di contrattazione aziendale saranno oggetto di confronto e verifica presso le strutture individuate quali centri di spesa dalla L.R. 146/96.

 

 

 

n - LA PREVENZIONE

 

 

 

 

ANALISI DELLA SITUAZIONE

Il primo livello uniforme di assistenza (assistenza collettiva in ambiente di vita e di lavoro) si presenta come uno dei più critici rispetto alla risposta ai bisogni del territorio regionale.

Il PSR 1994-96 si limitava ad enunciare la costituzione dei Dipartimenti di Prevenzione, inserendo al loro interno i Servizi previsti dall’art. 7 del D.Lgs. 502/92, così come modificato dal D.Lgs. 517/93, ai quali si veniva ad aggiungere il Servizio di Medicina delle Comunità, prevedendo la figura di coordinatore del Dipartimento. Non venivano, in quella sede, emanate linee guida per l’organizzazione del Dipartimento, la definizione delle funzioni dei singoli Servizi, i livelli di integrazione all’interno del Dipartimento, tra Dipartimento e altre strutture dell’Azienda USL, tra Dipartimento ed altre strutture esterne.

Questa carenza ha fatto sì che ciascuna Azienda abbia costruito un proprio Dipartimento di Prevenzione, con organizzazione, funzioni, livelli di integrazione diversi rispetto alle altre.

Peraltro, nel triennio si sono verificate profonde modificazioni del quadro normativo, con incremento delle funzioni dei Servizi di prevenzione in virtù del recepimento delle norme comunitarie in materia di prevenzione e protezione nei luoghi di lavoro, in materia alimentare e veterinaria. È in via di definizione il nuovo assetto legislativo regionale in materia di protezione dell’ambiente, che, con la istituzione dell’Agenzia Regionale per la Tutela dell’Ambiente, porrà fine ad un lungo periodo di incertezza iniziato con il Referendum del 1993 e l’emanazione della Legge n. 61/94

E’ giunto quindi il momento per la Regione Abruzzo di assolvere pienamente al ruolo di coordinamento dei Dipartimenti di Prevenzione previsto dall’art. 7 del D.Lgs. 502/92, come modificato dal D.Lgs. 517/93, emanando linee guida su assetto organizzativo, funzioni, livelli di integrazione, che consentano, nel triennio, di rendere uniforme il sistema di prevenzione delle Aziende USL nell’ambito regionale e di inserire i Dipartimenti e i singoli Servizi nel più ampio sistema a rete che comprende, oltre alle Aziende USL, i Comuni, le Province, la Regione, l’Istituto Zooprofilattico sperimentale, l’istituenda ARTA, l’INAIL, gli organi periferici del Ministero del Lavoro, ecc.

Tutte le disposizioni precedentemente emanate dalla Regione Abruzzo in relazione alle attività di prevenzione primaria collettiva, che siano in contrasto con i contenuti del presente Piano, si intendono abrogate e da esso sostituite.

DIPARTIMENTO DI PREVENZIONE: DEFINIZIONE E FUNZIONI

Il Dipartimento è lo strumento per la realizzazione dell’integrazione di funzioni tra loro affini o complementari, anche se afferenti a contesti organizzativi diversi. Il Dipartimento di Prevenzione (DIP) è la macrostruttura dell’Azienda USL preposta all’organizzazione e alla promozione della tutela della salute della popolazione, attraverso azioni finalizzate a conoscere, prevedere e prevenire gli infortuni e le cause di malattia in tutte le realtà in cui la salute della popolazione è esposta a rischio.

Attraverso il DIP si realizza la gestione e il coordinamento di operatori appartenenti a diverse discipline, che si integrano fra loro sulla base delle necessità, per garantire gli interventi previsti nel primo livello uniforme di assistenza con la più alta professionalità possibile e la massima completezza dell’intervento preventivo, ottimizzando l’uso delle risorse.

I compiti istituzionali vengono svolti su mandato o vengono programmati autonomamente.

Per il raggiungimento dei suoi fini istituzionali, il DIP si avvale delle seguenti funzioni:

a) la valutazione epidemiologica dello stato di salute della popolazione, attraverso la pianificazione, gestione e valutazione dei sistemi informativi pertinenti;

b) la prevenzione, la verifica e il controllo dei fattori di rischio (fisici, chimici, biologici, impiantistici e comportamentali) negli ambienti di vita e di lavoro;

c) la promozione della salute e l’educazione sanitaria della popolazione alla tutela della salute e alla sicurezza;

d) l’informazione per la prevenzione dei rischi e per la sicurezza: ai cittadini, ai lavoratori e alle loro organizzazioni sindacali , alle imprese e alle loro associazioni, alle associazioni di tutela dei consumatori, alle associazioni ambientalistiche, alle varie strutture del SSN e agli Enti Locali;

e) la vigilanza e l’ispezione nei settori di competenza;

f) l’istruttoria tecnico - sanitaria per le funzioni amministrative di competenza degli Enti Locali;

 

DIPARTIMENTO DI PREVENZIONE

In ogni Azienda USL è istituito il Dipartimento di Prevenzione, a norma dell’art. 7 del D.Lgs. 502/92 e successive modifiche.

Spetta in particolare al Dipartimento:

a) la pianificazione, gestione e valutazione dei sistemi informativi pertinenti lo stato di salute della popolazione

b) l’elaborazione della proposta dal piano triennale degli interventi di prevenzione e controllo, da sottoporre all’approvazione del Direttore generale;

c) l’informazione, ai fini della prevenzione dei rischi, ai cittadini, ai lavoratori e alle loro organizzazioni sindacali, alle imprese e loro associazioni, alle associazioni di tutela dei consumatori, alle associazioni ambientalistiche, alle varie strutture del SSN e agli Enti Locali;

d) l’educazione della popolazione alla tutela della salute e della sicurezza;

e) l’istruttoria tecnico - sanitaria per le funzioni amministrative di competenza degli Enti Locali;

f) la prevenzione, il controllo e la vigilanza nei settori di competenza sia in forma integrata che attraverso i singoli Servizi

g) controllo impiantistici preventivi e periodici;

h) la prevenzione, la verifica e il controllo dei fattori di rischio (fisici, chimici, biologici, impiantistici, comportamentali negli ambienti di vita e di lavoro per quanto non in contrasto con i compiti dell’ARTA e delle leggi nazionali.

i) la sanità pubblica veterinaria.

Il Dipartimento è articolato nei seguenti Servizi:

a) Igiene, Epidemiologia e Sanità Pubblica

b) Prevenzione e Sicurezza degli Ambienti di Lavoro

c) Igiene degli Alimenti e della Nutrizione

d) Medicina delle Comunità

e) Servizio Veterinario di Sanità Animale (A)

f) Servizio Veterinario di Igiene della produzione, trasformazione, commercializzazione, conservazione, trasporto, deposito e somministrazione degli alimenti di origine animale e loro derivati (B);

g) Servizio veterinario di Igiene degli allevamenti e delle produzioni zootecniche (C).

I Servizi di cui sopra hanno autonomia tecnica ed operativa, ferma restando la necessaria integrazione e il coordinamento tra gli stessi, nell’ambito della programmazione degli interventi e delle risorse. A ciascuno di essi è preposto un Dirigente di II livello reclutato secondo le modalità di cui al DPR 484/98.

I Servizi del Dipartimento possono essere articolati in settori o moduli organizzativi.

Il Direttore Generale nomina il Coordinatore del Dipartimento di Prevenzione, fra i Responsabili dei Servizi del Dipartimento. Il Coordinatore del Dipartimento di Prevenzione conserva la direzione del proprio Servizio. L’incarico, rinnovabile, ha la durata di tre anni. Il Coordinatore del Dipartimento può essere rimosso e sostituito con provvedimento motivato del Direttore Generale.

Il Coordinatore Dipartimento di Prevenzione è responsabile dell’assetto organizzativo complessivo della struttura e svolge i seguenti compiti:

a) coordina le attività relative all’elaborazione del piano triennale (di cui al comma 3, lettera b), per il conseguimento degli obiettivi stabiliti dal piano stesso;

b) coordina la verifica periodica dei risultati raggiunti, al fine del conseguimento degli obiettivi del piano triennale;

c) ripartisce il budget per la realizzazione del piano tra i vari Servizi, che ne hanno la gestione e la responsabilità su proposta del Comitato di Dipartimento.

d) gestisce direttamente la quota di risorse per lo svolgimento delle attività di direzione e di finanziamento dei gruppi di lavoro.

Il Coordinatore del Dipartimento è coadiuvato dal Comitato di Dipartimento composto dai Responsabili dei Servizi. Il Comitato di Dipartimento esprime parere obbligatorio ma non vincolante sulle decisioni relative alla gestione del Dipartimento.

Il Coordinatore del Dipartimento e i Dirigenti dei Servizi, in relazione alle funzioni amministrative esercitate, si avvalgono di apposita Unità Operativa amministrativa.

Il Dipartimento ed i Servizi costituiscono al loro interno:

a) gruppi di lavoro permanenti e temporanei, relativi ad aree di sovrapposizione dei diversi settori dei rispettivi Servizi, per la messa a punto di protocolli di intervento integrati;

b) unità operative territoriali dei Servizi, a seconda delle dimensioni e dei problemi delle Aziende USL, tenendo conto degli ambiti territoriali delle aree distrettuali e delle arre di integrazione socio-sanitarie, in modo che il territorio di riferimento coincida con una o più di tali aree.

Il Dipartimento di Prevenzione assicura il coordinamento e l’integrazione della propria attività con la Provincia, con l’Agenzia Regionale per la Tutela Ambientale e con l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise. A tale scopo provvede, nelle materie di comune interesse, ad:

a) allestire archivi e banche dati comuni;

b) elaborare e realizzare programmi di vigilanza e controllo coordinati;

c) attuare forme di collaborazione sia in ambito tecnico - scientifico, sia nell’eventuale erogazione di prestazioni, al fine di garantire identiche procedure autorizzative su tutto il territorio della regione.

La Giunta Regionale, entro centoventi giorni dall’approvazione del presente PSR, disciplina le modalità di raccordo e i rapporti dei Dipartimenti di Prevenzione con le Province, con l’Agenzia Regionale per la Tutela Ambientale e con l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale.

La Regione assegna annualmente alle Aziende USL il 6,50 % delle risorse finanziarie del Fondo Sanitario Regionale, vincolato all’espletamento delle attività del Dipartimento di Prevenzione e dei Servizi che lo compongono ai sensi dell’art. 7 del D.Lgs. 502/92 e successive modificazioni.

 

COMITATO DI DIP

La composizione del Comitato del DIP

Il Comitato di DIP è composto:

- dal Coordinatore del che lo presiede

- dai Responsabili dei Servizi appartenenti al DIP e da una rappresentanza del personale tecnico laureato e diplomato.

Il Coordinatore del DIP e i Dirigenti dei Servizi, in relazione alle funzioni amministrative esercitate, si avvalgono di una apposita Unità amministrativa. Il responsabile della gestione amministrativa del DIP dovrà partecipare alle riunioni del Comitato del DIP come necessario supporto amministrativo.

Il regolamento relativo al funzionamento e alle competenze del Comitato del DIP deve essere approvato dal Direttore Generale, che approva inoltre, con separato atto, l’articolazione organizzativa del DIP, anche a stralcio del regolamento di organizzazione dell’Azienda.

Le competenze del Comitato del DIP

I singoli Servizi che compongono il DIP mantengono, all’interno di questo, tutta la loro autonomia tecnico-funzionale e organizzativa in ordine alle funzioni di specifica e propria competenza professionale. I livelli decisionali del DIP hanno una competenza organizzativa e gestionale in riferimento alle funzioni di integrazione dipartimentale. Il Comitato del DIP esprime parere obbligatorio ma non vincolante sulle decisioni relative alla gestione del DIP.

Il Comitato del DIP esprime pareri vincolanti sui seguenti argomenti:

a) la gestione organizzativa del personale

b) l’utilizzo in comune degli spazi e delle attrezzature

c) la sperimentazione e l’adozione di modalità organizzative volte al miglioramento e all’integrazione delle attività delle strutture del DIP per raggiungere il miglior servizio al costo più contenuto

d) il coordinamento e lo sviluppo delle attività tecniche, di ricerca, di formazione, di studio e di verifica della qualità delle prestazioni

e) il coordinamento con le attività delle altre strutture dell’azienda

f) la gestione delle risorse finanziarie assegnate al DIP

g) predisposizione del piano triennale degli interventi di prevenzione e controllo.

DIPARTIMENTO DI PREVENZIONE: ORGANIZZAZIONE

Il DIP è articolato nei seguenti Servizi:

1) Igiene, epidemiologia e sanità pubblica

2) Prevenzione e sicurezza degli ambienti di lavoro

3) Igiene degli alimenti e della nutrizione

4) Medicina delle Comunità

5) Servizio Veterinario di Sanità Animale

6) Servizio Veterinario di Igiene della produzione, trasformazione, commercializzazione, conservazione, trasporto, deposito e somministrazione degli alimenti di origine animale e loro derivati;

7) Servizio veterinario di Igiene degli allevamenti e delle produzioni zootecniche.

I Servizi hanno autonomia tecnica e operativa e si integrano e coordinano tra loro nell’ambito della programmazione degli interventi e delle risorse, in base a modelli e criteri stabiliti dal Comitato di Dipartimento.

A ciascuno dei Servizi è assegnata una propria dotazione di personale sanitario, tecnico ed amministrativo ed è preposto un Dirigente di 2° livello. Questi è nominato con incarico rinnovabile ed ha compiti di direzione tecnico - organizzativa complessiva nel Servizio. Inoltre deve:

- programmare a livello generale le attività del Servizio;

- verificare l’efficacia / efficienza e la qualità degli interventi;

- promuovere e coordinare le iniziative e gli strumenti per l’informazione, la partecipazione e la tutela dei diritti dei cittadini fruitori del servizio;

- adottare misure organizzative atte a consentire le analisi e le valutazioni del costo dei servizi in rapporto all’attività effettivamente svolta.

I Servizi del DIP possono essere articolati in settori affidati ad un dirigente di primo livello, con incarico assegnato dal Direttore Generale su proposta del responsabile del Servizio di appartenenza, in riferimento al CCNL dell’area dirigenziale medica e veterinaria e tecnica.

Poiché l’attività del DIP trova concreta realizzazione nel territorio, i Servizi del DIP sono articolati in unità operative territoriali, con ambiti territoriali determinati nel piano triennale del DIP, che comprendono una o più aree distrettuali dell’Azienda USL. Le unità operative territoriali sono costituite da operatori provenienti dai Servizi del DIP che erogano in maniera polivalente tutte le prestazioni di base (di 1° livello) in un ambito territoriale identificato sulla base di parametri quali: concentrazione di insediamenti produttivi, concentrazione di insediamenti zootecnici, esigenze epidemiologiche, ecc..

Nell’organizzazione del DIP e dei Servizi che lo compongono, la funzione di vigilanza va considerata come strumento nell’ambito del complesso delle attività di prevenzione, a fianco della informazione, formazione e assistenza e di tutte le possibili attività di promozione della prevenzione stessa; pertanto è da escludere qualsiasi configurazione organizzativa che preveda la separazione delle funzioni di vigilanza da quelle complessive dei singoli Servizi e del Dipartimento o che affidi tali funzioni a specifiche figure professionali.

In ogni caso l’attività di vigilanza deve essere assicurata in maniera interdisciplinare e coordinata tra i servizi.

1) SERVIZIO DI IGIENE, EPIDEMIOLOGIA E SANITA’ PUBBLICA

Il Servizio di Igiene, Epidemiologia e Sanità Pubblica è articolato in unità operative territoriali nell’ambito dei D.S.B. per:

- erogare le prestazioni sanitarie di primo livello rivolte alla persona (vaccinazioni, certificazioni sanitarie),

- eseguire i programmi di epidemiologia e di profilassi delle malattie infettive pianificati a livello centrale di servizio,

- eseguire i programmi di prevenzione delle malattie cronico - degenerative pianificati a livello centrale di servizio,

- eseguire i programmi di controllo delle collettività, pianificati a livello centrale di servizio.

Per le altre prestazioni, ogni Azienda USL dovrà definire le funzioni da svolgere a livello delle unità operative territoriali in base alla configurazione del territorio, alla viabilità, all’urbanizzazione, alla presenza di eventuali particolari (anche potenziali) fonti di rischio ambientale per la salute della popolazione.

Il Servizio può essere articolato nei settori di:

- epidemiologia

- promozione della salute e prevenzione delle malattie infettive e cronico – degenerative e medicina dell’emigrazione

- igiene degli spazi confinati e degli ambienti di vita e di lavoro.

Il Servizio di Igiene, Epidemiologia, Biostatistica e Sanità Pubblica svolge le seguenti attività:

a) Profilassi delle malattie infettive e diffusive negli ambienti di vita e di lavoro (comprese le vaccinazioni obbligatorie e facoltative)

b) Gestione del sistema informativo delle malattie infettive, delle vaccinazioni obbligatorie e facoltative, delle reazioni avverse da immunizzazione

c) Definizione dei protocolli e procedure operative e delle priorità di intervento per prevenire, eradicare, o comunque limitare la diffusione di agenti infettivi di importante impatto epidemiologico

d) Rilascio e rinnovo dei libretti di idoneità sanitaria per il personale addetto alla produzione, somministrazione di alimenti e bevande e per il personale addetto ad arti sanitarie, sottoposto a controllo igienico-sanitario

e) Indagini epidemiologiche mirate, comprese quelle sieroepidemiologiche sulla diffusione di alcune malattie infettive

f) Lotta ai vettori di malattie infettive e controllo ed eventuale gestione delle attività di disinfestazione, disinfezione, derattizzazione

g) Controllo e rimozione dei fattori di rischio in ambiente scolare

h) Collaborazione con i Distretti per la programmazione di interventi di prevenzione secondaria negli ambienti di vita e nella scuola

i) Organizzazione e gestione di un sistema informativo, in collegamento funzionale con l’Osservatorio Epidemiologico Regionale, sugli ambienti di vita (sistemi di approvvigionamento idrico ad uso umano, smaltimento non corretto di acque reflue, dei rifiuti di attività produttive, ecc.) in rapporto alla prevenzione delle malattie infettive e cronico - degenerative, per la costruzione di mappe di rischio attuali e previsionali

i bis) partecipare alla rilevazione dei bisogni socio-sanitari della popolazione nell’ambito dell’Azienda USL, anche mediante la definizione ed il monitoraggio di specifici indicatori per la valutazione dello stato di salute della popolazione, sulla base dei relativi programmi e direttive regionali

j) Organizzazione e gestione della raccolta delle schede di morte e tenuta dei registri delle cause di morte e altre competenze igienico - sanitarie in materia di polizia mortuaria

k) Vigilanza igienico - sanitaria in materia di polizia mortuaria

l) Rilascio di pareri igienico - sanitari e programmazione di interventi di vigilanza in materia di edilizia abitativa, insediamenti produttivi, strutture ad uso collettivo, sistemi di approvvigionamento idrico ad uso umano, piani regolatori, strumenti urbanistici, altre strutture di interesse sanitario previste da disposizioni di legge e da specifici regolamenti

m) Pareri igienico - sanitari nell’ambito dell’istruttoria effettuata da altri Enti istituzionalmente preposti in riferimento alla tutela della salute

n) Pareri autorizzativi e vigilanza sull’esercizio delle arti sanitarie e delle professioni sanitarie di competenza

o) Controllo igienico - sanitario degli stabilimenti termali

p) Pareri autorizzativi e vigilanza sull’esercizio delle attività turistico - ricreative

q) Tutela e controllo delle acque di balneazione in collaborazione tecnico - laboratoristica con l’istituenda ARTA, nel quadro complessivo della tutela delle acque

r) Controllo delle piscine pubbliche

s) Partecipazione alle commissioni previste da leggi e regolamenti

t) Pareri igienico - sanitari su richiesta di privati

u) Sorveglianza sulla produzione e commercio di cosmetici, prodotti di erboristeria ed altri oggetti di uso personale

v) controllo della radioprotezione, sulla radioattività e sull’idoneità dei locali e delle attrezzature per il commercio ed il deposito delle sostanze radioattive e degli apparecchi generatori di sostanze ionizzanti (in collaborazione con il Servizio di Prevenzione e Sicurezza degli Ambienti di Lavoro)

w) Controllo sulla produzione e detenzione di gas tossici (in collaborazione con il Servizio di Prevenzione e Sicurezza degli Ambienti di Lavoro)

x) Promozione di specifiche attività formative e di aggiornamento degli operatori del Servizio

y) Attività di educazione e promozione della salute in forma coordinata con gli altri Servizi della Azienda USL e con tutti i soggetti che ne abbiano titolo

z) Coordinamento attività controllo ascensori ed elevatori, Impianti in ambienti di vita.

2) SERVIZIO DI PREVENZIONE E SICUREZZA DEGLI AMBIENTI DI LAVORO

Il Servizio di Prevenzione e Sicurezza degli Ambienti di Lavoro è articolato in unità operative territoriali per erogare le prestazioni relative alle attività di accertamento, vigilanza, verifiche e controllo dei fattori di rischio negli ambienti di lavoro, controlli impiantistici preventivi e periodici.

Le unità operative territoriali sono formate da équipe multidisciplinari, provviste di tutte le figure professionali necessarie per lo svolgimento delle attività.

Gli organici sono definiti nella delibera di Giunta Regionale n. 3532 del 30/12/97 che costituisce parte integrante del presente Piano.

Il Servizio di Prevenzione e Sicurezza degli Ambienti di Lavoro svolge almeno le seguenti attività:

a) Costruzione ed aggiornamento del sistema informativo, in collegamento funzionale con l’Osservatorio Epidemiologico regionale, sui rischi ed i danni da lavoro (censimento delle attività lavorative, archivio delle aziende, mappatura dei rischi e dei danni da lavoro, registri delle malattie professionali, registrazione degli infortuni)

b) Istituzione e regolare tenuta dei registri degli esposti e dei rischi previsti dalla legislazione vigente

c) Attivazione di piani mirati di prevenzione sia per comparto che per rischio lavorativo su tematiche diffuse, gravi e risolvibili, comprensivi anche di indagini sanitarie e strumentali per la valutazione dei rischi, dei danni da lavoro e delle condizioni di salute degli esposti

d) Valutazione ed espressione di parere su tutte le notifiche di Nuovi Insediamenti Produttivi , o di modifiche , ristrutturazioni, ampliamenti, che pervengono al Servizio direttamente o attraverso le richieste della Autorità Sanitaria Locale ai sensi dei regolamenti locali di igiene, laddove previsto

e) Valutazione dei progetti edilizi di insediamenti industriali e di strumenti urbanistici, collaborando su richiesta programmata con il Servizio di Igiene Pubblica responsabile del rilascio del parere

f) Espressione di pareri su piani di lavoro e di sicurezza previsti dalle leggi vigenti

g) Espressione di pareri su tutte le richieste di deroghe alle vigenti norme di legge, laddove previsto

h) Analisi dei documenti di valutazione dei rischi lavorativi presentati dalle Aziende in base alla legislazione vigente

i) Effettuazione di vigilanza pianificata e permanente nel tempo sulle attività lavorative con i maggiori rischi sia di infortunio che di patologia professionale;

l) Applicazione delle procedure previste dalla nuova disciplina sanzionatoria in materia di lavoro (D.Lgs. 758/94) ed istituzione di sistemi di registrazione per la sistematica verifica di tutte le fasi procedurali previste

m) Effettuazione delle inchieste di infortunio e di malattia professionale richieste dall’Autorità Giudiziaria

n) Effettuazione delle inchieste di infortunio e di malattia professionale di iniziativa, sulla base dell’analisi epidemiologica dei dati che pervengono al Servizio attraverso i flussi informativi

o) Vidimazione dei registri infortuni

p) Risposta a tutte le richieste sanitarie per la tutela degli apprendisti, dei minori e delle lavoratrici madri di competenza del Servizio ed alle richieste per la valutazione della idoneità alla mansione specifica previste dalla legislazione vigente (art. 5 Legge 1204/71, art. 5 L. 300/70, art. 17 D. Lgs. 626/94, L. 977/67 e DD.PP.RR. attuativi, Legge 25/55 e di DD.PP.RR. attuativi, idoneità conduzione generatori di vapore e idoneità all’utilizzo dei gas tossici di competenza della Medicina Legale)

s) Partecipazione in forma coordinata con gli altri Servizi della Azienda USL alle Commissioni Mediche in cui sono previsti medici specialisti in medicina del lavoro

t) Controllo e coordinamento dell’attività dei medici competenti operanti nel territorio

u) Attivazione di uno sportello informativo per assolvere i compiti di informazione e assistenza agli utenti previsti dal D.Lgs. 626/94

v) Effettuazione di una attività sistematica e capillare di formazione ed educazione alla salute nei luoghi di lavoro programmata in modo coordinato con gli altri Servizi dell’Azienda USL ed effettuata anche in collaborazione con tutti i soggetti istituzionali che ne abbiano titolo.

z) Coordinamento delle attività ed ex Enti Nazionali Prevenzione Infortuni (ENPI) ed ex Associazione Nazionale Controllo Combustione (ANCC) per controlli impiantistici preventivi e periodici.

3) SERVIZIO DI IGIENE DEGLI ALIMENTI E DELLA NUTRIZIONE

Il Servizio di Igiene degli Alimenti e della Nutrizione eroga prestazioni rivolte alla tutela della salute del consumatore, attraverso il controllo igienico - sanitario (su produzione, trasformazione, conservazione, commercializzazione, trasporto, deposito, distribuzione e somministrazione) di tutti gli alimenti e bevande di origine vegetale, acque destinate al consumo umano e acque minerali.

Ciascuna Azienda USL ne definirà l’eventuale articolazione in settori, ferma restando l’articolazione in unità operative territoriali.

Il Servizio di Igiene degli Alimenti e della Nutrizione dovrà svolgere almeno le seguenti attività:

a) Vigilanza e controllo delle fasi di produzione, preparazione, confezionamento di tutti gli alimenti di origine non animale

b) Vigilanza e controllo della produzione, confezionamento, deposito, trasporto e commercio delle bevande e delle acque minerali

c) Vigilanza e controllo della somministrazione dei prodotti alimentari di competenza

d) Vigilanza e controllo sugli additivi per gli alimenti di origine non animale e bevande

e) Pareri all’autorità sanitaria per il rilascio delle autorizzazioni sanitarie di cui all’art. 2 della Legge 283/62 per quanto di competenza

f) Censimento delle attività di produzione, preparazione, confezionamento, deposito, trasporto, somministrazione, e commercio degli alimenti di competenza

g) Tenuta del registro delle autorizzazioni, dei nulla osta, degli aggiornamenti, nonché dei provvedimenti adottati per trasgressioni

h) Attività di controllo e consulenza proprie dell’ispettorato micologico

i) Sorveglianza epidemiologica dei casi di tossinfezione alimentare

j) Sorveglianza sull’uso dei fitofarmaci e recepimento del DM 21/12/92

k) Espletamento dei programmi dei controlli ufficiali degli alimenti e bevande di cui al DPR 14/7/1995

l) Vigilanza e controllo sulle acque destinate al consumo umano, secondo la normativa vigente in materia

m) Controllo delle acque minerali in ottemperanza al Decreto Legislativo n. 105/92

n) Rilevamento delle abitudini e dei consumi alimentari

o) Valutazione e sorveglianza nutrizionale

p) Prevenzione delle malattie cronico - degenerative correlate ai problemi nutrizionali

q) Consulenza dietetico nutrizionale rivolta alla collettività

r) Informazione, educazione, promozione della salute nel campo dell’igiene degli alimenti e delle preparazioni alimentari

s) Elaborazione di proposte per la formazione e l’aggiornamento del personale sanitario, tecnico ed amministrativo delle unità operative

t) Rilascio e/o rinnovo dei libretti di idoneità sanitaria per il personale addetto alla produzione e/o manipolazione di alimenti e bevande

u) Vigilanza e controllo su produzione, deposito, commercio, vendita e impiego di fitofarmaci.

4. MEDICINA DELLE COMUNITA’

Costituiscono competenze essenziali del Servizio di medicina preventiva nelle comunità:

  1. il coordinamento dell’attività dei Consultori familiari e dei Servizi di medicina scolastica;

  2. promuovere i programmi di educazione sanitaria rivolta alla popolazione in età evolutiva utilizzando metodologie adeguate;

  3. promuovere i programmi di educazione/informazione sanitaria d’intesa con le strutture previste dal presente Piano, rivolti a comunità/categorie professionali (ad es. vigili del fuoco, volontari ed operatori di associazioni socio-sanitarie, ecc.) su tematiche connesse a specifici fattori di rischio cui gli stessi possono essere esposti;

  4. promuovere i programmi di educazione/informazione sanitaria rivolti alla popolazione in generale, anche con l’istituzione di Centri di documentazione per l’educazione sanitaria ovvero sviluppando quelli già esistenti;

  5. promuovere campagne per la prevenzione delle malattie infettive sessualmente trasmesse, con particolare riferimento all’HIV;

  6. organizzare e valutare i programmi di screening di massa o selettivi;

  7. counseling socio-sanitario per immigrati extracomunitari;

  8. Promozione degli interventi socio-assistenziali in favore delle persone in situazione di handicap mediante utilizzo di fondi finalizzati assegnati alle Aziende USL (servizio di aiuto personale, centri socio-riabilitativi ed educativi diurni, ecc.);

i) coordinare le unità multidisciplinari per l’integrazione scolastica degli alunni in situazione di handicap di cui al DPR 24.02.1994;

l) coordinare l’attuazione delle attività afferenti la medicina dello sport, così come disciplinate dalla legge regionale 12 novembre 1997,n. 132.

L’attività di coordinamento si svolge a livello del Servizio di Medicina delle Comunità, mentre le prestazioni sono erogate a livello di distretto sanitario di base, nel piano di coordinamento e di programmazione di tutte le attività.

I costi sostenuti dall’Azienda per il Servizio di Medicina delle Comunità non rientrano nella quota del 6,5% del Fondo sanitario regionale destinato alle attività di prevenzione.

In relazione a quanto previsto dall’art. 4 della legge regionale n. 132/1997 vengono individuati, nell’ambito della Regione i due centri di 3° livello, rispettivamente presso i centri universitari delle scuole di specializzazione di Medicina dello Sport di Chieti e L’Aquila.

5) SERVIZI VETERINARI

I Servizi Veterinari di cui alle lettera e), f) e g) del punto 4 del precedente paragrafo "Dipartimento di Prevenzione" , per quanto di loro competenza funzionale, hanno il compito di assicurare su tutto il territorio regionale, compreso le aree protette dei Parchi Nazionali e Regionali, l’unitarietà delle funzioni di sanità pubblica veterinaria, di raccordarsi con l’Istituto Zooprofilattico e mantenere elevati standard tecnici e professionali, anche per la forte valenza internazionale (in base alle linee guida emanate dalla Conferenza Permanente per i Rapporti Stato - Regioni e Province autonome pubblicate nella G.U. n. 33 del 9/2/96).

La USL potrà fare ricorso alle prestazioni di veterinari libero-professionisti, incaricati secondo la normativa vigente, per assicurare sia le prestazioni relative all’esecuzione delle profilassi obbligatorie pianificate dallo Stato e/o dalla Regione, sia per il raggiungimento degli obiettivi strategici fissati nel presente Piano.

Le aree funzionali dei suindicati Servizi Veterinari sono:

L’area funzionale della sanità animale eroga prestazioni rivolte principalmente al controllo delle malattie trasmissibili all’uomo ed a quelle diffusive proprie degli animali che potrebbero avere una notevole incidenza sanitaria ed economica nel settore zootecnico ed agroalimentare.

L’area funzionale può essere articolata nei settori di:

- igiene urbana veterinaria

- organizzazione della profilassi di stato e dell’anagrafe del patrimonio zootecnico.

L’area funzionale della sanità animale svolge le seguenti attività:

  1. Profilassi delle zoonosi e delle altre malattie infettive ed infestive a carattere diffusivo

  2. Programmazione ed attuazione degli interventi di bonifica sanitaria e di eradicazione delle malattie di interesse antropozoonosico e zoosanitario

  3. Epidemiologia delle malattie infettive e diffusive

  4. Vigilanza sul trasporto degli animali, su fiere, mercati e su qualsiasi concentramento di animali

  5. Autorizzazione dei mezzi di trasporto per animali vivi

  6. Controllo sanitario sugli animali e sui prodotti animali di provenienza Comunitaria e da paesi terzi

  7. Identificazione ed anagrafe degli animali e degli allevamenti

  8. Controllo igienico - sanitario e vigilanza sui canili e gattili pubblici e privati

  9. Controllo delle popolazioni degli animali sinantropi e controllo sugli animali esotici

  10. Igiene urbana veterinaria

  11. Polizia veterinaria

  12. Educazione, informazione ed assistenza veterinaria.

L’area funzionale dell’igiene della produzione, commercializzazione, conservazione e trasporto degli alimenti di origine animale e loro derivati del Servizio Veterinario eroga prestazioni preventive, periodiche e di vigilanza rivolte alla tutela della salute del consumatore attraverso il controllo sanitario degli alimenti di origine animale e loro derivati in tutte le varie fasi dalla produzione al consumo.

L’organizzazione dell’attività deve essere conseguente ad una attenta valutazione della concentrazione e della tipologia degli insediamenti agro - alimentari (mattatoi, depositi, mercati ittici, stabilimenti industriali e artigianali, esercizi di vendita, somministrazione, ecc.), al fine di prevedere l’impiego di singoli specialisti o di équipe territoriali multidisciplinari sotto la direzione di un responsabile tecnico organizzativo.

In relazione all’entità dell’attività da svolgere, l’area funzionale può essere articolata nei settori di:

- attività di controllo programmato e vigilanza

- stabilimenti comunitari.

L’area funzionale dell’igiene della produzione, commercializzazione, conservazione e trasporto degli alimenti di origine animale e loro derivati svolge le seguenti attività:

a) Vigilanza, ispezione e controllo sulla macellazione degli animali in tutte le sue fasi

b) Benessere animale prima e durante la macellazione

c) Vigilanza e controllo delle carni e di tutti i prodotti contenenti carne dalla produzione (DPR 227/92; 503/82; 559/92; D.L.gs. 537/92; DPR 286/94) al consumo

d) Vigilanza e controllo del latte dall’inizio della filiera tecnologica al consumo (DM 185/91; DPR 54/97)

e) Vigilanza e controllo sulle uova e sui prodotti a base di uovo

f) Vigilanza e controllo sui prodotti della pesca dallo sbarco al consumo (D.L.gs. 531/92)

g) Vigilanza e controllo dei molluschi eduli dalla produzione al consumo (D.L.gs. 530/92)

h) Vigilanza e controllo del miele dalla produzione al consumo

i) Monitoraggio e valutazione dei piani di autocontrollo aziendale

j) Espletamento dei piani nazionali residui

k) Espletamento dei programmi dei controlli ufficiali degli alimenti di origine animale di cui al DPR 14/7/1995

l) Sorveglianza sull’uso di fitofarmaci in alimenti di origine animale e recepimento del DM 23/12/92

m) Autorizzazione dei mezzi di trasporto per alimenti di origine animale

n) Pareri all’Autorità Sanitaria per il rilascio delle autorizzazioni sanitarie di cui all’art. 2 della legge 283/62 per quanto di competenza

o) Vigilanza e controllo igienico - sanitario sugli alimenti di origine animale, e loro derivati di provenienza comunitaria e da Paesi terzi

p) Vigilanza e controllo sugli additivi per alimenti di origine animale

q) Ispezione e vigilanza sugli esercizi o aziende di lavorazione, deposito, trasporto e commercializzazione degli alimenti di origine animale all’ingrosso e al dettaglio

r) Rilascio di pareri per istruttorie ai fini dell’adeguamento igienico - sanitario degli impianti, laboratori e luoghi di somministrazione alla normativa C.E.

s) Censimento delle attività di produzione, preparazione, confezionamento, deposito, trasporto, somministrazione e commercio degli alimenti di competenza

t) Tenuta del registro delle autorizzazioni, dei nullaosta, degli aggiornamenti, nonché dei provvedimenti adottati per le trasgressioni

u) Elaborazione di proposte per la formazione e l’aggiornamento del personale sanitario, tecnico ed amministrativo delle unità operative

v) Indagini epidemiologiche sulle tossinfezioni alimentari per quanto di competenza in collaborazione con il servizio Igiene e Alimenti e Nutrizione

w) Programmi di ricerca dei residui di sostanze nocive negli alimenti di origine animale

x) Educazione, informazione ed assistenza veterinaria.

L’area funzionale dell’igiene degli allevamenti e delle produzioni zootecniche del Servizio Veterinario eroga prestazioni rivolte principalmente al benessere animale, al controllo sulla distribuzione e sull’impiego del farmaco veterinario, anche attraverso programmi per la ricerca di residui, ed alla riproduzione animale.

L’organizzazione dell’attività deve essere conseguente ad una attenta valutazione della consistenza degli animali in ambiente urbano e rurale, al fine di prevedere il numero delle unità operative territoriali, sotto la direzione di un responsabile tecnico - organizzativo, e il loro ambito territoriale.

Sarà compito delle singole Aziende USL prevedere l’opportunità e i tempi di attuazione di tali eventuali articolazioni, sulla base della configurazione e delle esigenze del territorio.

L’area funzionale di igiene degli allevamenti e delle produzioni zootecniche svolge le seguenti attività:

a) Controllo e vigilanza sulla distribuzione e sull’impiego del farmaco veterinario, anche attraverso i programmi della ricerca dei residui, con particolare riferimento ai comportamenti illeciti ed impropri

b) Vigilanza e controllo sul latte e sulle produzioni lattiero-casearie destinate alla vendita diretta ai sensi della 59/63

c) Vigilanza e controllo sulla produzione degli alimenti destinati agli animali da reddito e da affezione e sulla nutrizione animale

d) Vigilanza e controllo sulla riproduzione animale

e) Tutela dell’allevamento dai rischi di natura ambientale

f) Controllo sulla igienicità delle strutture, delle tecniche di allevamento e delle produzioni, anche ai fini della promozione della qualità dei prodotti di origine animale

g) Controllo sul benessere degli animali da reddito, d’affezione e di quelli destinati alla sperimentazione animale

h) Vigilanza e controllo sull’impiego degli animali nella sperimentazione

i) Educazione, informazione ed assistenza veterinaria

l) Vigilanza su istituzioni e presidi veterinari privati, sulla professione veterinaria e sulle attività paraveterinarie

m) Predisposizione di piani di monitoraggio per la fauna selvatica.

Nell’ambito della ASL Avezzano-Sulmona sarà attivato un centro per l’orientamento della utilizzazione dei prodotti chimici e fitofarmaci in agricoltura; tale centro fornirà indicazioni, suggerimenti, opuscoli illustrativi e primi dati alle aziende agricole anche attraverso TV, stampe, convegni, incontri specifici.

DIPARTIMENTO DI PREVENZIONE: MODALITÀ’ OPERATIVE

Il DIP ed i Servizi possono costituire al loro interno gruppi di lavoro permanenti e temporanei per soddisfare le finalità di studio e di approfondimento di tematiche che richiedono l’apporto di diverse professionalità.

Il gruppo di lavoro è privo di autonomia tecnico - operativa e decisionale.

Possono essere affidati ai gruppi di lavoro, ad esempio:

- standardizzazione delle procedure su tematiche di interesse dipartimentale,

- formulazione di proposte per l’integrazione tecnico - organizzativa tra i diversi servizi,

- predisposizione di piani di intervento dipartimentali,

- formulazione di proposte per la omogeneizzazione della raccolta e registrazione delle informazioni finalizzate all’analisi epidemiologica dei bisogni ed all’analisi delle risorse disponibili.

È auspicabile la formazione di gruppi di lavoro interdipartimentali fra operatori appartenenti al DIP e ad altri dipartimenti o unità operative ospedaliere o distrettuali, per affrontare specifici obiettivi di interesse comune.

Integrazione tra le strutture della USL

L’Azienda USL ricerca e assicura un alto livello di collaborazione e di integrazione tra le varie strutture, ai fini dell’unitarietà dell’intervento e della semplificazione delle procedure.

Il DIP svolge le proprie funzioni e realizza i programmi coordinandosi con le altre strutture dell’Azienda USL, ed in particolare con i Distretti. Al fine di coordinare le varie attività, occorre quanto meno:

- promuovere l’integrazione degli operatori delle macrostrutture (Ospedale, Distretti, DIP) nei programmi coordinati di promozione della salute, di informazione ed educazione alla salute

- realizzare procedure di rapporto con l’utenza, con uno sportello territoriale unico nelle singole aree

- realizzare la piena collaborazione tra DIP e Distretti, al fine di organizzare i servizi nel territorio, dato anche che al Distretto competono le funzioni relative al coordinamento delle attività che vengono erogate nel territorio di riferimento

Coordinamento e integrazione con altri Enti

I DIP possono assicurare, mediante accordi o convenzioni con gli Enti interessati, il coordinamento e l’integrazione delle proprie attività con la Provincia, con l’ARTA e con l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale. A tale scopo provvedono, attraverso le convenzioni previste dalle norme vigenti, nelle materie di comune interesse, a:

a) allestire archivi e banche dati comuni

b) elaborare e realizzare programmi di vigilanza e controllo coordinati

c) attuare forme di collaborazione, sia in ambito tecnico - scientifico, sia nell’eventuale erogazione di prestazioni, al fine di garantire identiche procedure autorizzative su tutto il territorio regionale

d) svolgere le funzioni relative alla stima dei rischi fisici, chimici e biologici degli inquinanti ambientali

e) svolgere le funzioni relative alla prevenzione dei danni per la salute provocati di inquinanti delle matrici acqua - aria - suolo.

I DIP e l’istituenda ARTA possono esercitare in modo integrato e coordinato le funzioni, le attività di controllo e vigilanza ambientale e di prevenzione collettiva che rivestono valenza sia ambientale che sanitaria, nel rispetto delle autonomie tecniche e professionali dei Servizi interessati.

Per l’esercizio delle proprie funzioni, i DIP possono avvalersi preferibilmente delle strutture laboratoristiche dell’istituenda ARTA.

Per un esercizio coordinato ed integrato, finalizzato all’interscambio delle informazioni, ad ottimizzare le prestazioni erogate e ad evitare sovrapposizioni e disfunzioni, i DIP e le articolazioni dell’ARTA istituiscono forme, sedi, strumenti e gruppi di lavoro permanenti sulle principali attività di comune interesse. I rapporti tra DIP e ARTA saranno adeguatamente disciplinati non appena sarà approvata la Legge regionale istitutiva dell’ARTA. Fino all’effettiva costituzione dell’ARTA, le Aziende USL competenti per territorio assicurano la gestione e la disponibilità del personale e delle attrezzature necessarie a garantire la continuità dei controlli da parte delle Aziende USL stesse e l’esercizio da parte degli Enti Locali delle funzioni amministrative in materia ambientale, sulla base di quanto previsto dalla normativa vigente.

Ai sensi dell’art. 8 del D.Lgs. 517/93, i Servizi Veterinari si avvalgono della collaborazione tecnico - scientifica dell’Istituto Zooprofilattico dell’Abruzzo e Molise. Appositi protocolli di intesa Regione - Istituto Zooprofilattico definiranno gli interventi per corrispondere a tali necessità.

DIPARTIMENTO DI PREVENZIONE: RUOLO NEI SISTEMI GESTIONALI DELL’AZIENDA USL

Il sistema informativo del DIP sarà parte integrante del sistema informativo dell’Azienda USL finalizzata alla pianificazione ed il controllo di gestione, al sistema incentivante e al controllo di qualità.

Uno degli aspetti di maggior rilievo ai fini gestionali è stabilito dal vincolo del 6,5% del Fondo Sanitario Regionale assegnato annualmente ad ogni singola Azienda USL per il perseguimento del primo livello uniforme di assistenza, stabilito dal presente Piano, a conferma delle Delibere regionali n. 2023 del 6/8/97 e n. 3532 del 30/12/97.

OBIETTIVI PER IL TRIENNIO

AZIONI REGIONALI

In considerazione dell’emanazione delle linee guida sopra delineate, che riguardano l’assetto organizzativo dei Servizi e l’allocazione e gestione delle risorse, l’azione regionale nel triennio è orientata prioritariamente in direzione della formazione e sviluppo del personale, oltre che nella formulazione di due progetti obiettivi di cui uno di carattere generale destinato alla "Tutela della Salute nei Luoghi di Lavoro" ed uno di carattere specifico destinato alla "Sicurezza nelle Strutture Sanitarie".

FORMAZIONE E SVILUPPO DEL PERSONALE

Le profonde innovazioni del quadro normativo impongono l’acquisizione da parte degli operatori dei Servizi del DIP di nuove e più approfondite conoscenze e tecniche per le attività innovative (valutazione dei rischi ambientali e comportamentali e dei processi di implementazione delle azioni di prevenzione e protezione - previste dal D.Lgs. n. 626/94 e successive modificazioni - nelle attività lavorative pubbliche e private, valutazione dei danni, controllo dei fattori di rischio, educazione alla salute, nutrizione, ecc.), per cui si rende necessario un aggiornamento tecnico professionale e metodologico - organizzativo.

Nel triennio di Piano verranno promosse, coordinate dalla Regione ed a cura della Aziende USL, specifiche iniziative di formazione e aggiornamento, per sostenere i DIP nello sviluppo dell’innovazione.

In particolare, nel corso del primo anno, verranno avviate iniziative di formazione e aggiornamento sui seguenti temi:

a) l’osservazione epidemiologica per i Servizi di Prevenzione

b) la valutazione del rischio e le mappe previsionali dei rischi

c) progettazione operativa e valutativa

d) applicazione delle normative CEE.

Verrà inoltre pianificata una indagine sui bisogni formativi degli operatori, per predisporre i progetti formativi degli anni successivi.

Per ciascun tema si individueranno gli obiettivi educativi, le metodologie organizzative e gli strumenti di valutazione delle iniziative formative.

Relativamente alla "formazione" il Direttore Generale della Azienda USL è tenuto all’osservanza dello standard di cui al punto 20) degli "indicatori di efficienza e qualità del DIP".

Entro il primo semestre di vigenza del PSR si prevede la costituzione, a livello regionale, di una struttura di riferimento tecnico - organizzativo per i DIP. Tale struttura si avvarrà, quali componenti esterni all’Assessorato della Sanità, dei Responsabili dei singoli Servizi dei Dipartimenti. Essa si articolerà in gruppi di lavoro ( almeno uno per ciascun Servizio del Dipartimento) che potenzieranno la propria operatività con sottogruppi temporanei per argomenti, gestiti anche avvalendosi di operatori dei singoli Servizi (designati dai rispettivi responsabili). La struttura ed i suoi gruppi si collegheranno con i Centri di Documentazione Regionali esistenti a livello nazionale.

La struttura potrà coordinare, a richiesta dei DIP, gruppi di lavoro per la stesura di protocolli /procedure per facilitare l’integrazione funzionale tra i Servizi.

OBIETTIVI DELL’AZIENDA USL

Poiché le attività del DIP si realizzano prevalentemente nel territorio, le Unità Operative territoriali devono raccordarsi con le attività distrettuali. Sarà quindi necessario il pieno coinvolgimento del Distretto e del suo Responsabile, che dovrà armonizzare le attività delle unità operative territoriali con quelle del personale distrettuale.

Il Direttore Sanitario dell’Azienda USL, su proposta del Coordinatore del DIP e del / dei Responsabile/i del / dei Distretto/i, definirà entro tre mesi un apposito "piano" per:

- utilizzo comune di risorse strutturali, strumentali e di personale;

- procedure di rapporto con l’utenza, per giungere ad uno sportello territoriale unico che eroghi almeno le informazioni generali, riceva il pagamento dei ticket e svolga altre prestazioni finalizzate alla semplificazione dell’accesso degli utenti;

- integrazione degli operatori delle due Macro - strutture Distretto e DIP nei programmi coordinati di promozione della salute, di informazione ed educazione sanitaria;

- collaborazione con gli operatori della medicina di base (medici e pediatri di base).

OBIETTIVI DEL DIP E DEI SERVIZI

OBIETTIVI DEL DIP

Entro il primo anno di vigenza del presente PSR, ad evitare la settorialità degli interventi e la duplicazione delle prestazioni, tramite gruppi di lavoro permanenti o temporanei, dovranno essere messe a punto le procedure di intervento almeno su:

a)indagini epidemiologiche in caso di intossicazioni, tossinfezioni alimentari;

b) vigilanza e controllo della filiera produzione - commercializzazione dei luoghi ove si riscontra contemporaneamente la presenza di alimenti di origine animale e vegetale;

c) vigilanza e controllo dell’ambiente e delle strutture di allevamento;

d) rilascio di pareri autorizzativi per i quali è previsto il coinvolgimento di diversi Servizi.

Il Responsabile del Servizio dovrà valutare la corretta applicazione dei protocolli individuati. Il Coordinatore del DIP dovrà verificare le valutazioni effettuate dai Responsabili dei Servizi.

Nel corso del primo anno di vigenza del piano dovranno essere realizzati i seguenti obiettivi:

a) definizione o revisione dell’assetto organizzativo e funzionale del DIP (entro il primo semestre);

b) adozione o revisione del regolamento del DIP (entro il primo semestre);

c) definizione delle piante organiche minime secondo i parametri di contesto di seguito indicati e, per il Servizio di Prevenzione e Sicurezza degli Ambienti di Lavoro, adozione della pianta organica di seguito individuata;

d) attivazione dei gruppi di lavoro permanenti o temporanei per l’integrazione delle funzioni (entro il primo semestre);

e) progettazione del sistema informativo di DIP e dei Servizi;

f) predisposizione del piano di formazione del personale del DIP (entro il primo semestre);

g) avvio delle attività per il controllo di gestione (entro il primo semestre dall’approvazione del piano);

h) avvio di attività per il miglioramento continuo di qualità;

i) predisposizione di una Carta dei Servizi del DIP;

j) pianificazione di un sistema di indicatori per la valutazione qualitativa e quantitativa dei processi organizzativi e tecnici, da utilizzare nel successivo biennio per il monitoraggio e la valutazione dei processi sopraindicati, avviati nel corso del primo anno.

OBIETTIVI DEI SERVIZI DEL DIP

Entro il primo anno di vigenza del presente PSR, per evitare la settorialità degli interventi, i Responsabili dei Servizi dovranno identificare le aree di sovrapposizione dei diversi settori eventualmente costituiti, e costituiranno gruppi di lavoro permanenti o temporanei per la messa a punto di protocolli di interventi integrati. Il Responsabile del Servizio dovrà valutare la corretta applicazione dei protocolli individuati. Il Coordinatore del DIP dovrà verificare le valutazioni effettuate dai Responsabili dei Servizi.

MACROBIETTIVI GENERALI

A) miglioramento della capacità di valutazione dei bisogni

B) miglioramento delle attività per i problemi di maggior peso epidemiologico

C) miglioramento delle relazioni con gli utenti dei Servizi

Nell’ambito dei tre macrobiettivi generali sono compresi gli obiettivi individuati per ciascun Servizio o Area funzionale del DIP.

OBIETTIVI DEL SERVIZIO DI IGIENE E SANITA’ PUBBLICA

1) Costruzione di un "Osservatorio della Salute" (macrobiettivi A e C)

- partecipazione a gruppi regionali di studio (da istituire) sugli indicatori dei bisogni sanitari della popolazione; ricognizione delle informazioni esistenti; messa a punto dei nuovi flussi informativi, in collegamento con i Distretti e le strutture ospedaliere (entro il 1° anno)

- sperimentazione dei programmi (2° anno)

- verifica e messa a regime delle attività programmate; redazione di una relazione sullo stato di salute della popolazione della USL e sua divulgazione alla popolazione (3° anno)

2) Piano mirato "Profilassi delle malattie infettive" (macrobiettivo B)

- progettazione e riorganizzazione del programma aziendale delle vaccinazioni obbligatorie e facoltative; standardizzazione delle metodiche di controllo delle malattie infettive diffusive; progettazione di un programma per la profilassi internazionale dei soggetti a rischio (entro il 1° anno)

- sperimentazione dei programmi (2° anno)

- verifica e messa a regime delle attività programmate (3° anno)

3) Piano mirato "Igiene e Sicurezza degli ambienti di vita : epidemiologia ambientale" (macrobiettivo B)

- progettazione e avvio della mappatura delle principali problematiche connesse all’igiene e sicurezza degli ambienti di vita, che dovranno riguardare prioritariamente le strutture ad uso collettivo (entro il 1° anno)

- sperimentazione dei programmi (2° anno)

- verifica e messa a regime delle attività programmate (3° anno)

4) Piano mirato "Epidemiologia e profilassi delle malattie cronico - degenerative" (macrobiettivo B)

- costituzione di un gruppo di lavoro Servizio - Distretti per: la costruzione di un quadro epidemiologico descrittivo delle principali patologie cronico - degenerative; la definizione dei ruoli dei diversi Servizi in programmi di screening (entro il 1° anno)

- sperimentazione del sottoprogramma "epidemiologia descrittiva" e studio di fattibilità di programmi di screening (2° anno)

- verifica e messa a regime del sottoprogramma "epidemiologia descrittiva", progettazione di attività di screening (3° anno).

OBIETTIVI DEL SERVIZIO PREVENZIONE E SICUREZZA DEGLI AMBIENTI DI LAVORO

1) Piano mirato "Igiene e Sicurezza degli ambienti di lavoro: epidemiologia occupazionale" (macrobiettivi A e B)

- messa a punto dell’anagrafe aziendale relativa al territorio di competenza; ricognizione delle informazioni esistenti e messa a punto di nuovi flussi informativi; progettazione e avvio della mappatura delle principali problematiche connesse all’igiene e sicurezza degli ambienti di lavoro (1° e 2° anno)

- verifica e messa a regime delle attività programmate; redazione di una relazione sui risultati dell’attività di mappatura e sua divulgazione alla popolazione (3° anno)

2) Piano mirato "analisi dei documenti di valutazione dei rischi" (macrobiettivo A)

- avvio piano mirato "analisi dei documenti di valutazione dei rischi" ex art. 4 del D.Lgs. 626/94 in un comparto rappresentativo del territorio (entro il 1° anno)

- verifica dei risultati, programmazione di inizio di piano mirato alla bonifica dei rischi prevalenti nel comparto individuato (2° anno)

- conclusione del piano mirato e verifica dei risultati (3° anno)

3) Piano mirato "prevenzione infortuni" (macrobiettivo B)

- avvio piano mirato di comparto con coinvolgimento, a seconda della realtà territoriale, di uno fra i seguenti comparti: edilizia, legno, agricoltura, metallurgia / metalmeccanica (1° e 2° anno)

- prima verifica dei risultati (3° anno)

4) Piano mirato "valutazione dei Nuovi Insediamenti Produttivi" (macrobiettivo B)

- avvio piano mirato (entro il 1° anno)

- valutazione dei risultati e messa a regime delle procedure valutative e degli strumenti di informazione all’utenza su tali aspetti (3° anno)

5) Valutazione lavoratori minori (macrobiettivo B).

- riorganizzazione nei territori deficitari delle attività sanitarie di valutazione dei lavoratori minori, con utilizzo di personale medico specialista o equiparato (entro il 1° anno);

- raggiungimento di una situazione a regime e verifica dei risultati (3° anno);

6) Sportello informazione ed assistenza agli utenti (macrobiettivo C):

- studio, con le organizzazioni di categoria e imprenditoriali, per l’attivazione sperimentale di uno "sportello" di "informazione e assistenza agli utenti" (2° anno);

- verifica dei risultati (3° anno);

7) Offerta servizi alle imprese (macrobiettivo B)

- verifica con le OO.SS. e Associazioni di categoria della offerta possibile di informazione, formazione, assistenza, servizi alle imprese ed attivazione sperimentale in alcune realtà territoriali (2° anno)

- messa a regime delle esperienze pilota (3° anno).

OBIETTIVI DEL SERVIZIO DI IGIENE DEGLI ALIMENTI E DELLA NUTRIZIONE

1) Censimento delle attività di produzione, distribuzione, somministrazione e commercio degli alimenti (macrobiettivo A)

- censimento delle attività di produzione, distribuzione e somministrazione e commercio degli alimenti (in collaborazione con l’area funzionale B del Servizio Veterinario; avvio della procedura di mappatura dei rischi (1° anno)

- sperimentazione del programma "mappatura dei rischi" (2° anno)

- verifica e messa a regime del programma (3° anno)

2) Azione mirata "ristorazione collettiva" (macrobiettivo B)

- avvio progettazione (d’intesa con l’area funzionale B del Servizio Veterinario) (1° anno)

- sperimentazione del programma (2° anno)

- verifica e messa a regime del programma (3° anno)

3) Azione mirata "acque potabili" (macrobiettivo B)

- avvio progettazione (1° anno)

- sperimentazione del programma (2° anno)

- verifica e messa a regime del programma (3° anno)

4) Sportello su "igiene degli alimenti e della nutrizione" (macrobiettivo C)

- predisposizione (in collaborazione con i Servizi e le associazioni di categoria e di utenti interessati dal progetto) (1° anno)

- avvio del progetto (2° anno)

- verifica del progetto (3° anno)

5) Informazione e formazione alimentaristi (macrobiettivo C)

- predisposizione (in collaborazione con l’area funzionale B del Servizio Veterinario e con le categorie economiche interessate) di corsi di formazione per addetti alle cucine degli Ospedali, delle Case di Riposo, delle Residenze Sanitarie e delle Mense Scolastiche (1° anno)

- avvio dei progetti di formazione (2° anno)

- verifica dei progetti e loro messa a regime (3° anno)

OBIETTIVI DEL SERVIZIO VETERINARIO

A) Area funzionale Sanità animale

1) Anagrafe del patrimonio zootecnico (macrobiettivo A)

- attivazione anagrafe zootecnica (1° anno)

- informatizzazione del sistema (2° anno)

- messa a punto di un sistema integrato e coordinato a livello regionale (3° anno)

2) Azione mirata "eradicazione brucellosi ovina" (macrobiettivo B)

- avvio del programma di eradicazione dei focolai di brucellosi ovina (1° anno)

- continuazione del programma (2° anno)

- conseguimento della qualifica di Regione ufficialmente indenne (3° anno)

3) Azione mirata "controllo del randagismo canino" (macrobiettivo B)

- sviluppo dei programmi di controllo basati sulla riduzione delle nascite e sensibilizzazione delle amministrazioni locali alla costruzione di canili rifugio (1° anno)

- attuazione della progettazione (2° anno)

- verifica dei risultati (3° anno)

B) Area funzionale Igiene della produzione, conservazione, trasporto e commercializzazione degli alimenti di origine animale e loro derivati

1) Valutazione ed indirizzo piano di autocontrollo aziendale nell’industria agroalimentare (macrobiettivo B)

- costituzione gruppi di lavoro intra - area per la valutazione comparata delle diverse tipologie di attività (1° anno)

- formazione ed attuazione di protocolli operativi comuni (2° anno)

- verifica dei risultati (3° anno)

2) Azione mirata "adeguamento della filiera tecnologica del latte alla Direttiva 92/96"(macrobiettivo B)

- censimento aziende, verifiche strutturali e funzionali (1° anno)

- messa a punto di un piano di intervento per il contenimento delle situazioni difformi (2° anno)

- eliminazione situazioni difformi e verifica dei risultati (3° anno)

3) Azione mirata "piani nazionali residui" (macrobiettivo B)

- verifica stato di monitoraggio anno precedente dei piani nazionali residui; messa a punto per l’anno in corso, in collaborazione con l’area funzionale C (1° anno)

- individuazione dei punti a maggior rischio e interventi correttivi (2° anno)

- eliminazione dei punti di rischio , verifica dei risultati e monitoraggio continuo (3° anno)

4) Azione mirata "piani di sorveglianza sulla distribuzione e somministrazione degli alimenti di origine animale" (macrobiettivo B)

- verifica risultati anno precedente e messa a completo regime del piano regionale (1° anno)

- individuazione dei punti a maggior rischio e interventi correttivi (2° anno)

- eliminazione dei punti di rischio e verifica dei risultati (3° anno)

5) Azione mirata "sorveglianza acque di pesca ed allevamento molluschi bivalvi" (macrobiettivo B)

- piani di campionamento e prima classificazione delle acque (1° anno)

- costituzione di gruppo di lavoro inter-servizi per lo studio di situazioni critiche e messa a punto di piani di intervento (2° anno)

- messa a regime dei controlli, classificazione delle acque e formazione di piani di monitoraggio definitivi (3° anno)

6) Azione mirata alla promozione della qualità degli alimenti di origine animale (macrobiettivo C)

- predisposizione di un piano di lavoro, in collaborazione con le Associazioni di categoria interessate e con le associazioni di consumatori (1° anno)

- avvio del progetto (2°) anno

- valutazione dei risultati ottenuti (3° anno).

C) Area funzionale Igiene degli allevamenti e delle produzioni zootecniche

1) Azione mirata "benessere animale" (macrobiettivo B)

- progettazione ed avvio di interventi di vigilanza mirata, concordati a livello regionale (1° anno)

- correzione situazioni di difformità (2° anno)

- eliminazione delle difformità e verifica dei risultati (3° anno)

2) Azione mirata "controllo e vigilanza sull’impiego del farmaco veterinario, specialità e alimenti medicamentosi" (macrobiettivo B)

- individuazione e controllo dei punti di commercializzazione del farmaco e individuazione dei punti di maggiore utilizzo (1° anno)

- controllo degli allevamenti ed individuazione delle situazioni a rischio (2° anno)

- eliminazione delle situazioni a rischio e verifica dei risultati (3° anno)

PARAMETRI DI CONTESTO PER LA DETERMINAZIONE DELLE DOTAZIONI ORGANICHE MINIME DEI SERVIZI ED AREE FUNZIONALI DEL DIP

La determinazione delle dotazioni organiche minime dei servizi ed aree funzionali del DIP (tranne che per il Servizio di Prevenzione e Sicurezza degli Ambienti di Lavoro, per il quale tali dotazioni sono già state determinate in sede regionale, come indicato di seguito) dovrà avvenire entro il primo anno di vigenza del piano. In considerazione della estrema carenza di organico e di figure professionali specifiche ed essenziali nella generalità dei Servizi dei DIP delle Aziende USL della regione, si dovranno immediatamente avviare procedure di ricognizione all’interno delle singole Aziende USL per il reperimento di eventuali professionalità necessarie (attualmente impegnate in altre attività), esperire procedure di mobilità intra regionale ed extra regionale, da completare entro i primi sei mesi dall’entrata in vigore del presente Piano; nel contempo di dovranno avviare le procedure concorsuali per il completamento degli organici entro il successivo secondo semestre.

La determinazione delle dotazioni organiche minime si baserà sui seguenti parametri di contesto:

A) Servizio di Igiene e Sanità Pubblica:

- popolazione complessiva;

- popolazione 0 - 14 anni;

- estensione del territorio;

- densità della popolazione.

B) Servizio di Igiene degli alimenti e della nutrizione

- popolazione complessiva;

- estensione del territorio;

- densità della popolazione;

- unità produttive alimenti non animali;

- depositi, laboratori di lavorazione ed esercizi di vendita alimenti non animali;

- addetti alla produzione alimenti non animali;

- unità di ristorazione collettiva.

C) Servizio Veterinario di Sanità Animale e Servizio Veterinario di Igiene degli allevamenti e delle produzioni zootecniche.

D) Servizio Veterinario di igiene della produzione, conservazione, trasporto e commercializzazione degli alimenti di origine animale e loro derivati.

A) Area funzionale sanità animale e C) Area funzionale Igiene degli allevamenti e delle produzioni zootecniche:

- numero allevamenti;

- unità bovino - equivalenti, in zona di pianura e in zone collinari - montane;

- estensione del territorio

B) Area funzionale Igiene della produzione, conservazione, trasporto e commercializzazione degli alimenti di origine animale e loro derivati:

- estensione del territorio;

- capi macellati / ora in impianti di macellazione a capacità limitata;

- capi macellati / ora in impianti di macellazione per bovini, equini, suini "CEE";

- capi macellati / ora in impianti di macellazione avicuniculi;

- laboratori di lavorazione di alimenti di origine animale;

- depositi, esercizi di vendita e somministrazione alimenti di origine animale;

- punti di vigilanza.

PIANTE ORGANICHE MINIME DETERMINATE PER I SERVIZI DI PREVENZIONE E SICUREZZA DEGLI AMBIENTI DI LAVORO

Per i Servizi di Prevenzione e Sicurezza degli ambienti di lavoro, la tabella allegata, elaborata a livello regionale, è basata sui seguenti parametri di contesto riferiti ai singoli territori di competenza delle Aziende USL:

- addetti ponderati (dati ISTAT 1995);

- unità produttive (dati ISTAT 1995);

- estensione territoriale;

- popolazione residente (dati ISTAT 1995);

- numero di comuni;

- numero di infortuni (dati INAIL 1995).

Il numero totale di operatori è stato calcolato in base ai seguenti criteri: 1 operatore ogni 2000 addetti ponderati, inserendo parametri correttivi riferiti all’estensione del territorio, alla popolazione residente, al numero di comuni (dispersione territoriale), al rapporto addetti /unità locali (numero medio di addetti per unità locale), al numero degli infortuni denunciati (1 operatore in più ogni 1000 infortuni).

Il fabbisogno relativo alle singole figure professionali è stato derivato dai carichi di lavoro medi delle singole figure nell’ambito degli interventi tipicamente svolti da équipe multidisciplinari (peso percentuale di impegno per singola figura).

 

 

AUSL

MEDICI DEL LAVORO

TECNICI LAUREATI

TECNICI DIPLOMATI

AMMINI- STRATIVI

A.S.V.

TOTALE

AQ

7,8

5,85

13,65

7,8

3,9

39

AV - SUL

8

6

14

8

4

40

TE

12,8

9,6

22,40

12,8

6,4

64

CH

8

6

14

8

4

40

LAN - VA

9,2

6,9

16,1

9,2

4,6

46

PE

11,2

8,4

19,6

11,2

5,6

56

TOTALI

57

42,75

99,75

57

28,5

285

 

NOTA : I dati relativi alle provincie di L’Aquila e Chieti sono stati ponderati, sulla base dell’estensione territoriale, del numero di abitanti e del numero di comuni, e scorporati per AUSL .

MEDICI DEL LAVORO = medici specialisti in Medicina del Lavoro;

TECNICI LAUREATI = ingegneri con specializzazione individuata sulla base delle peculiarità produttive del territorio (sistemisti, chimici, meccanici, elettronici), laureati in chimica, fisica, biologia, agraria,

TECNICI DIPLOMATI = periti industriali, chimici, meccanici, elettronici, agrari, geometri.

Le dotazioni organiche sopra indicate potranno essere suscettibili di incrementi, in relazione a variazioni significative dei parametri di contesto o all’assunzione diretta di funzioni attualmente non espletate (verifiche periodiche di impianti / apparecchiature / ascensori, ecc.).

 

 

 

INDICATORI DI EFFICIENZA E QUALITÀ’ PER IL DIPARTIMENTO DI PREVENZIONE, RIFERITI ALL’ART. 10 DEL D.Lgs. 502/92

CAMPI DI ATTIVITA’

INDICATORI

DEFINIZIONE

     

Igiene alimenti e nutrizione

1) numero unità locali controllate per l’igiene degli alimenti / numero unità locali esistenti x 100

- si tratta di tutte le unità locali controllate nel campo di attività "igiene degli alimenti e della nutrizione.

Si considerano interventi di controllo gli accessi presso le unità locali al fine di effettuare una (anche se parziale) o più operazioni di controllo, secondo il D.Lgs. 123/93, che definisce il controllo "una o più delle seguenti operazioni: ispezione, prelievo di campioni, analisi di campioni, controllo dell’igiene del personale, esame materiale scritto, esame dei sistemi di verifica installati dall’impresa e dei relativi risultati". Pertanto, le aziende si intendono "controllate" quando si è verificato almeno un accesso.

- numero unità locali nel campo di attività esistenti dove, per "esistenti" si intendono quelle censite ISTAT o, se più aggiornate, censite dai singoli Dipartimenti di Prevenzione.

 

2) Totale pareri emessi per autorizzazioni sanitarie / totale pareri richiesti

- pareri emessi per autorizzazione sanitaria ai sensi del DPR 327/80

 

3) numero provvedimenti adottati / unità locali controllate per igiene alimenti

- per provvedimento adottato si intende ogni atto del Dipartimento derivante dalle attività di controllo.

     

Controllo acque per consumo umano

4) numero controlli effettuati / numero controlli previsti dal DPR 236/88 x 100

- Per controllo si intende quanto previsto dal DPR 236/88

- numero di controlli previsti ex DPR 236/88 (calcolo in base agli acquedotti censiti)

     

Prevenzione delle patologie trasmissibili nell’uomo

5) Indice di copertura per le vaccinazioni obbligatorie a 24 mesi

- Numero di bambini che hanno compiuto il 24° mese di vita nel periodo di riferimento e che risultano aver completato la somministrazione delle vaccinazioni dell’obbligo (difterite, tetano, polio ed epatite B) previste nei primi 24 mesi.

- Coorte di bambini residenti che copie due anni di vita nell’anno in esame.

 

6) Numero persone intervistate con notifica TB, epatite, meningiti batteriche, tossinfezioni alimentari (T.A.) / numero complessivo notifiche specifiche x 100

- Numero persone intervistate tra le notificate per TB, epatite, meningiti batteriche o notificate come casi all’interno degli episodi epidemici di T.A.

- Numero notifiche per TB, epatite, meningiti batteriche (solo i casi).

     
 

7) Numero visite mediche individuali / popolazione x 1.000

- Visite svolte in forma individuale, ad esempio per:

*libretti di idoneità sanitaria ex L. 283/62

* certificati di idoneità alla guida

* altre certificazioni

 

8) numero visite mediche collegiali / popolazione x 1.000

- Visite svolte in forma collegiale per:

* certificati di idoneità alla guida

* invalidità civile

* altre valutazioni di legge (con specificazione)

     

Sorveglianza su attività e strutture sanitarie

9) Numero strutture sanitarie controllate / numero strutture esistenti x 100

- Si considerano controllate le strutture nelle quali è stato effettuato almeno un sopralluogo / anno per la verifica di specifici requisiti strutturali, impiantistici (anche solo documentale) e gestionali, stabiliti da norme, circolari, regolamenti, strumenti ad hoc validati.

- Numero strutture sanitarie censite dal Dipartimento di Prevenzione.

     

Igiene e sicurezza degli ambienti confinati e dell’abitato

10) Numero strutture controllate (sia totale che per alcune tipologie di struttura) / strutture esistenti x 100 (sia totale che per alcune tipologie di struttura)

- Si considerano controllate le strutture nelle quali è stato effettuato almeno un sopralluogo / anno per la verifica di specifici requisiti strutturali, impiantistici (anche solo documentale) e gestionali stabiliti da norme, circolari, regolamenti, strumenti ad hoc validati.

- numero strutture esistenti, ove per "esistenti" si intende censite dal Dipartimento di Prevenzione in totale e per tipologia di struttura:

* strutture socio - assistenziali;

* stabilimenti termali;

* alberghi e centri di vacanza per minori;

* punti vendita fitofarmaci;

* istituzioni pedagogiche;

* impianti natatori.

 

11) Numero pareri per N.I.P. (Nuovi Insediamenti Produttivi) rilasciati in forma integrata / numero pareri per N.I.P. rilasciati

- Per "parere" si intende l’atto finale dell’iter.

- Per "integrato" si intende il parere congiunto di tutti i Servizi del Dipartimento di Prevenzione interessati e dell’ARTA.

     

Amianto

12) Numero piani di lavoro valutati / numero piani presentati x 100

- Numero piani valutati ai sensi dell’art. 34 D.Lgs. 277/91.

- Numero piani presentati ai sensi dell’art- 34 D.Lgs. 277/91.

     

Sanità animale e igiene delle produzioni

13) Numero allevamenti controllati / numero soggetti a controllo

 
 

14) Numero strutture controllate / numero strutture soggette a controllo

 
 

15) Numero automezzi controllati / numero automezzi soggetti a controllo

 
     

Prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro

16) Numero unità locali (u.l.) controllate / numero u.l. esistenti x 100

- Per "controllata" si intende fatta oggetto di almeno un accesso / sopralluogo, comprese le inchieste infortunio / malattia professionale, L. 1204/71, Piani mirati, ad esclusione del mero prelievo di documentazione.

- Numero u.l. esistenti come da ultimo censimento ISTAT.

 

17) Totale addetti delle unità controllate / totale addetti delle unità locali esistenti x 100

- Numero totale addetti delle unità controllate

- Numero addetti da ultimo censimento ISTAT

 

18) Numero inchieste infortuni e inchieste per malattie professionali (totale e/o per comparti a maggior rischio: es. Edilizia) / totale addetti delle unità locali esistenti (totale o per comparti a maggior rischio: es. Edilizia) x 100

- Numero inchieste infortuni o malattie professionali richieste dall’Autorità Giudiziaria o di iniziativa del Servizio o richieste da altri.

- Numero addetti da ultimo censimento ISTAT.

 

19) Numero provvedimenti amministrativi e giudiziari / numero unità locali controllate x 100

- Per "controllate" si intende fatte oggetto di almeno un accesso / sopralluogo, comprese le inchieste infortunio / malattia professionale, Legge n. 1204/71, piani mirati, ad esclusione del mero prelievo di documentazione.

     

Tutti i campi di attività

20) Ore complessive dedicate per iniziative di informazione e formazione / popolazione x 10.000

- Informazione : trasferimento a tutti i soggetti interessati, singoli o associati, pubblici o privati, di conoscenze, dati e notizie di carattere normativo, procedurale e tecnico - scientifico, utili all’avvio e alla realizzazione del processo di prevenzione, mediante iniziative formalizzate - dibattiti ed incontri - con la presenza diretta degli interessati. Considerare le ore dell’iniziativa e non i tempi di preparazione.

- Formazione : processo di trasmissione del saper fare e del saper essere, con l’obiettivo di conseguire modalità di comportamento che mettano in pratica le regole e i principi della prevenzione. Considerare le ore dell’iniziativa e non i tempi di preparazione.

 

21) Costo del Dipartimento / popolazione residente

- Totale costi (diretti e da ribaltamento) del Dipartimento di Prevenzione.

 

22) Operatori anno equivalenti impegnati nel Dipartimento di Prevenzione: totali e per campo di attività.

- Per "operatore anno equivalente" si intende l’attività, espressa come somma dei mesi lavorati / 12, che l’operatore del Dipartimento di Prevenzione (dipendente e convenzionato) dedica al campo specifico di attività.

 

NOTA:

Gli indicatori dal n. 1 al n. 10 e dal n. 12 al n. 19 mirano a fornire un’immagine del "grado di copertura" raggiunto dalle principali attività svolte dal Dipartimento (INDICATORI DI ATTIVITA’).

L’indicatore n. 11 è un INDICATORE DI RISULTATO.

Gli indicatori n. 20 e n. 22 sono INDICATORI DI RISORSE dedicate agli specifici campi di attività.

L’indicatore n. 21 è un INDICATORE DI RISORSE per la valutazione dei costi complessivi.

 

n - EDUCAZIONE ALLA SALUTE

 

 

Premessa

L’articolato processo che ha investito la sanità italiana, dall’istituzione del S.S.N. con la Legge n.833/1978 fino ai Decreti di riordino e modifica 502/1992 e 517/1993, ha certamente condizionato la dinamica evolutiva del "sistema salute" che, soprattutto negli ultimi anni, ha concentrato mezzi e risorse nella difficile transizione all’attuale modello aziendalistico.

La centralità del cittadino/utente

Definito il processo di aziendalizzazione del S.S.N., pur in una logica fase di aggiustamento e consolidamento che durerà presumibilmente ancora qualche anno, si rende oggi necessario rivolgere particolare attenzione alla centralità del cittadino/utente, collocandolo al centro del servizio sanitario stesso.

Centralità del cittadino/utente significa partecipazione concreta ed attiva al mantenimento ed alla promozione del proprio benessere psico-fisico-sociale, previa presa di coscienza, individuale e collettiva dei problemi sanitari e, solo come ricaduta, come logica conseguenza della minore incidenza di malattia, significa minore spesa per l’assistenza; la minore spesa per la salute diviene pertanto l’effetto di una politica della salute e non l’obiettivo della politica della salute.

Il ruolo dell’educazione alla salute

La medicina non riesce da sola a risolvere tutti i problemi, l’Educazione alla Salute può apportare un fondamentale contributo attraverso le modalità funzionali ed operative che le sono proprie e che, oltre a rappresentare il principale strumento per la prevenzione primaria, persegue l’obiettivo di :

- garantire le funzioni partecipative previste dalla Legge e, pertanto, la centralità del cittadino/utente attraverso i processi informativi e formativi che lo mettono in grado di raggiungere appieno il suo potenziale di salute;

- contenere i costi investendo nella promozione e conservazione della salute. Non deve mai essere dimenticato, infatti, che i principali e più efficaci strumenti esistenti al giorno d’oggi, atti a prevenire i maggiori quadri nosologici di morbosità e mortalità - malattie cardiovascolari, tumori, AIDS, tossicodipendenze, ecc. - passano attraverso il conseguimento ed il rafforzamento di positivi stili di vita;

- raccordare tra loro i diversi servizi sanitari e questi con le strutture che operano sul territorio al fine di ottimizzare l’offerta di salute alla popolazione. In questo senso, il ruolo intersettoriale connota in modo particolare la valenza operativa dell’educazione alla Salute e la capacità di raccordo che essa può svolgere all’interno del S.S.N. Non è per caso, infatti, che nel Piano Sanitario Regionale 1994-1996 il concetto di Educazione alla Salute caratterizzi ogni singolo paragrafo del Piano stesso, percorrendolo trasversalmente e configurandosi quale cerniera di connessione tra i diversi obiettivi previsti.

Al fine di perseguire compiutamente tali obiettivi è necessario, tuttavia, che l’Educazione alla Salute esca dall’attuale spontaneismo di volenterosi operatori locali per strutturarsi con adeguate organizzazioni e risorse nell’ambito di un progetto politico complessivo che coinvolga l’intero sistema sanitario, e non solo sanitario, in un efficiente organismo capace di raccordare, ottimizzare e rendere visibili gli sforzi di chi lavora in un campo in cui la gratificazione del risultato non è immediatamente percepibile, ma le cui ricadute nel tempo sono di enorme e non quantizzabile valore.

Il ruolo della Regione

Con le normative di riordino e la conseguente responsabilizzazione della Regione per la copertura dei disavanzi di gestione delle Aziende Sanitarie Locali, accanto ai tradizionali compiti di indirizzo e programmazione degli interventi, dei modelli organizzativi e dei criteri di finanziamento, la Regione viene ad assumere una funzione guida nell’elaborazione delle strategie generali di intervento ed un ruolo di promozione, coordinamento e supporto tecnico.

Sotto tale punto di vista emerge la necessità di "centralizzare" le attività di Educazione alla Salute, dando modo di valorizzare e razionalizzare gli interventi esistenti o già svolti, evitando inutili duplicazioni o distorsioni ed implementando nuovi progetti e strategie sulla scorta dell’analisi dei bisogni locali e di quanto è stato finora acquisito, a livello nazionale ed internazionale, in tema di metodologie, organizzazione e politiche.

Modello organizzativo

Il modello organizzativo è articolato su due livelli operativi rappresentati da :

livello regionale, con :

- Competente struttura regionale :

- Comitato Tecnico Regionale;

- Consulta regionale

livello Aziendale, rappresentato da :

- Area Aziendale;

- Area Territoriale.

IL LIVELLO REGIONALE

Presso il Settore Sanità e Igiene della Giunta Regionale la competente struttura per l’esercizio delle funzioni afferenti l’educazione alla salute si avvale delle competenze scientifiche, culturali e professionali disponibili in Regione attraverso l’attivazione di :

- un Comitato Tecnico Regionale;

- una Consulta per l’Educazione alla salute.

Il Comitato Tecnico Regionale, organismo tecnico nominato con Decreto del Presidente della Giunta regionale su proposta dell’Assessore Regionale alla Sanità, espleta le attività di programmazione e di valutazione. E’ costituito dalle rappresentanze scientifiche, culturali, professionali del S.S.R., dell’Università, delle agenzie di ricerca, dell’ARTA, dei Provveditorati agli Studi.

Il Comitato elabora il programma annuale regionale per l’Educazione alla Salute che le singole Aziende devono recepire e sviluppare in ordine agli obiettivi prioritari stabiliti in funzione della analisi dei dati afferenti dalle realtà locali. Dalla definizione del Programma deriva la conseguente allocazione delle risorse necessarie.

La Consulta Regionale per l’Educazione alla Salute, formata dalle rappresentanze delle forze sindacali, del volontariato, degli Enti Locali, della Cooperazione, delle organizzazioni sportive e per il tempo libero, ecc. espleta la funzione di integrazione e di supporto al complesso delle attività attuate e da attuare in questo settore.

Nell’ambito di tale Consulta opera, anche con modalità specifiche, la Commissione Regionale già istituita d’intesa tra l’Assessorato alla Sanità e la Sovraintendenza scolastica regionale per l’Abruzzo in data 10.5.1994. L’Assessore Regionale alla Sanità promuoverà le necessarie intese per meglio definire l’inserimento di quest’ultima Commissione nella presente Consulta.

IL LIVELLO AZIENDALE

Area Centrale

Le attività di Educazione alla Salute devono essere associate a quelle di informazione al pubblico, introdotte dai Decreti Legislativi 502 e 517, con l’istituzione degli Uffici per le Relazioni con il Pubblico. L’attività di tale Ufficio è finalizzata all’organizzazione di un sistema informativo rivolto direttamente ai cittadini, strettamente correlato con l’educazione sanitaria, atteso che gli obiettivi previsti - promozione del controllo diretto dei cittadini sul sistema dei servizi - si integrano in larga parte con quelli dell’Educazione alla Salute.

A livello di USL devono essere assicurate le seguenti funzioni:

- rilevazione delle esigenze locali di intervento in educazione sanitaria in funzione dei bisogni della popolazione;

- gestione del servizio di documentazione, in collegamento con il Centro regionale e quelli nazionali, nonché degli strumenti tecnici necessari per le attività di comunicazione;

- definizione della programmazione aziendale, coordinamento delle attività e valutazione degli interventi di Educazione alla Salute, provvedendo in particolare :

a) alla stesura del programma e del consuntivo annuale delle attività;

b) alla stesura del Piano aziendale;

c) alla valutazione di processo e di efficacia delle stesse ed al controllo di

gestione e dello stato di attuazione dei progetti previsti;

- erogazione del supporto tecnico-metodologico, delle consulenze interne ed esterne, della gestione dei gruppi di lavoro, del raccordo e del coordinamento con le autorità scolastica e delle altre rappresentanze istituzionali e sociali;

- contributo alla formazione e all’aggiornamento del personale;

- organizzazione con il concorso delle unità operative coinvolte di campagne di massa per la sensibilizzazione sui problemi emergenti di largo interesse: valutazione dell’impatto delle campagne locali e nazionali; gestione degli interventi sovradistrettuali;

- cura dei rapporti con i medici di medicina generale e con i pediatri di libera scelta, in relazione alle funzioni da essi assunte nell’ambito dell’educazione sanitaria;

- costituzione di un punto di riferimento per cittadini ed associazioni per la tutela dei diritti degli utenti dei servizi;

- rilevazione sistematica ed aggiornata delle risorse dei servizi pubblici, privati, del volontariato e divulgazione al fine di accrescere le capacità di fruizione corretta dei servizi e la conoscenza di norme, vincoli ed opportunità.

Area territoriale

Quest’area, identificabile con i Distretti Sanitari di Base, ricomprende i medici di medicina generale ed i pediatri di libera scelta, i servizi territoriali di prevenzione, l’assistenza specialistica.

I medici di MG ed i pediatri di libera scelta, primo e capillare contatto del sistema sanitario con la popolazione, hanno il compito di inserire stabilmente accanto alle tradizionali prestazioni assistenziali , sulla base della convenzione vigente, l’educazione e l’informazione sanitaria.

E’ evidente, infatti, come il medico di famiglia, costituendo il punto di aggancio privilegiato per la medicina preventiva individuale e familiare, rappresenta il più efficace mediatore per amplificare l’impatto della prevenzione sulla popolazione.

I servizi territoriali di prevenzione hanno il compito, invece di sviluppare l’azione educativa a livello comunitario, nella scuola, negli ambienti di lavoro, nelle comunità in genere dove riveste un ruolo qualificante il medico scolastico.

L’assistenza specialistica, ambulatoriale e soprattutto ospedaliera dovrà integrare nei suoi protocolli l’informazione e l’educazione sanitaria. L’educazione alla salute in questo ambiente presenta peculiarità indiscutibili, tanto rispetto agli utenti, i malati, quanto rispetto ai contenuti ed ai metodi che dovranno essere opportunamente adeguati. In questo campo costituiscono uno strumento privilegiato di intervento le "carte dei servizi" e le "guide per l’uso dei servizi", rivolte agli utenti, mentre, anche la stessa ricerca del "consenso informato" può diventare uno strumento privilegiato per "fare" informazione ed educazione alla salute.

A questo livello, a ciascuno secondo le competenze professionali specifiche, compete la traduzione operativa del programma Aziendale di Educazione alla Salute e, con la consulenza dell’Area Centrale, la messa a punto e l’attuazione di programmi di intervento e la raccolta dei dati che ad essi si riferiscono .

Il modello organizzativo a livello periferico prevede i seguenti processi :

- programmazione, intesa come la modalità con le quali l’Area Territoriale contribuisce alla programmazione aziendale attraverso la raccolta dei dati epidemiologici ed adatta il programma aziendale di Educazione alla Salute alle caratteristiche culturali e sociali della comunità;

- connessione interna ed esterna, intesa come individuazione dei servizi e dei partners nella comunità e come definizione dei referenti per la comunicazione;

- sistema informativo inteso come acquisizione, archiviazione, elaborazione ed utilizzazione dei dati;

- intervento diretto, come sviluppo ed eventuale adattamento del programma aziendale e come implementazione di specifici programmi locali;

- formazione, intesa come organizzazione di attività formative locali in sintonia con i programmi regionali e aziendali; analisi dei bisogni formativi locali e valutazione delle attività formative.

 

 

 

n - LA RETE DEI SERVIZI PER L’EMERGENZA

 

 

Il presente capitolo deve essere considerato lo sviluppo ed il completamento di quello già presente nel 1° Piano Sanitario Regionale 1994/1996 cui si è dato attuazione con la delibera di Giunta Regionale n. 7120 del 31.12.1994.

L’emergenza ed urgenza sanitaria devono avere l’obiettivo di assicurare una risposta globale ed uniforme in linea con l’attesa dei cittadini: l’articolazione delle stesse non può prescindere da una differenziazione in base alle effettive necessità ed in rapporto ad una armonica dislocazione delle risorse disponibili: Si rende pertanto necessario che le strutture deputate all’emergenza ed all’urgenza operino in rete.

In particolare:

L’istituzione dei Dipartimenti può costituire l’elemento necessario a superare la frammentazione dei servizi per giungere ad un migliore rapporto tra efficacia e costi.

In base alla legislazione vigente vanno individuati i quattro livelli d’intervento comunque inseriti in un’unica rete:

PUNTI DI PRIMO INTERVENTO

Costituiscono unità operative decentrate del DEA competente per territorio sulla base della programmazione sanitaria regionale. Nella loro specifica area territoriale di competenza è presente un’ambulanza di tipo "A".

Sedi:

nelle località disagiate per condizioni orogeografiche e di viabilità ordinaria che comunque rendano difficoltoso e lento l’arrivo dei soccorsi dalle attuali sedi di Unità Operative del "118", nelle località turistiche con elevati flussi stagionali limitatamente ai periodi di massimo afflusso. I locali possono essere identificati in coincidenza con le sedi di distretto sanitario o di guardia medica già esistenti.

(n.b. riferimento ad una rete con punti distanti in modo uniforme sul piano temporale)

Funzioni:

operare il primo intervento sanitario, stabilizzare i parametri vitali e/o attivare il trasporto protetto verso l’ospedale più idoneo a trattare la patologia in atto.

 

SERVIZI DI PRONTO SOCCORSO

Sedi:

presso tutti i Presidi Ospedalieri della Regione.

Funzioni:

Svolgono attività di accettazione in condizioni di urgenza differibile e indifferibile nei riguardi di pazienti che giungono direttamente o trasportati dai mezzi di soccorso.

Provvedono altresì all’accettazione dei ricoveri di elezione e in Day-Hospital, prevedendo che per detti ricoveri il paziente all’atto dell’accettazione abbia già effettuato preliminari accertamenti diagnostici sulla base di protocolli programmati a cura dell’Azienda USL.

I Servizi di Pronto soccorso devono garantire gli accertamenti diagnostici e gli atti terapeutici urgenti per la soluzione del problema clinico, provvedere alla stabilizzazione dei parametri vitali nonché all’eventuale trasporto protetto in sede ospedaliera idonea.

IL DIPARTIMENTO DI EMERGENZA E ACCETTAZIONE

Rappresenta una aggregazione funzionale di unità operative che mantengono la propria autonomia e responsabilità clinico assistenziale, ma che riconoscono la interdipendenza organizzativa adottando un comune codice di comportamento assistenziale al fine di assicurare una risposta rapida, completa e in collegamento con le strutture operanti sul territorio.

Funzioni:

Requisiti costitutivi:

Il DEA di 1° livello è costituito dai servizi di:

a) osservazione e stabilizzazione dei malati che non abbisognano di terapie intensive, ma che presentino condizioni tali da non poter essere accolti nei reparti per acuti;

b) osservazione di malati di incerta definizione diagnostica, in funzione di una destinazione definitiva : ricovero o dimissione (azione filtro).

Deve contemporaneamente assicurare interventi diagnostici e terapeutici nelle 24 ore di medicina generale, cardiologia con UTIC, chirurgia generale, ortopedia e traumatologia, ostetricia e pediatria.

Con deliberazione del Direttore generale sono istituiti i DEA di 1° livello nei Presidi Ospedalieri in cui sono funzionanti i suddetti servizi.

DIPARTIMENTO DI EMERGENZA E ACCETTAZIONE DI II LIVELLO

Funzioni

Fornire la risposta definitiva ad ogni tipo di emergenza/urgenza sanitaria attraverso le proprie strutture, oppure attraverso le alte specialità funzionalmente collegate al DEA.

I DEA sono stabiliti secondo un rapporto ottimale tra funzioni da assicurare e bacino di utenza in relazione alle specialità di: cardiochirurgia, neurochirurgia, terapia intensiva neonatale, chirurgia vascolare, chirurgia toracica, unità spinali.

Le funzioni legate a particolari specialità non necessariamente devono essere espletate nelle strutture sedi di DEA di II livello, ma il requisito per identificare tale livello è la presenza del collegamento operativo che renda in utile tempo disponibili tali prestazioni.

I requisiti di organizzazione sono quelli del DEA di I livello, integrati da meccanismi di collegamento funzionale e da protocollo operativi concordati con i centri di alta specialità.

I servizi di Pronto Soccorso autonomi presenti nei DEA di 1° e 2° livello sono diretti da un dirigente medico di 2° livello.

SERVIZIO DI EMERGENZA TERRITORIALE

Funzioni:

Centrale operativa:

Costituisce il fulcro del sistema. Alla C.O. afferiscono tutte le richieste telefoniche di soccorso sanitario convogliate attraverso il numero unico "118" che dovrà sostituire tutti i precedenti numeri utilizzati per l’emergenza sanitaria.

La Centrale Operativa viene assimilata, in considerazione della tipologia di intervento, alle strutture di terapia sub-intensiva.

La C.O. rappresenta il momento di coordinamento che permette di attivare in tempi rapidi ed in modo ottimale i settori dei singoli servizi destinati alle emergenze mediante un apporto multidisciplinare.

La centrale Operativa ed il sistema territoriale da questa coordinato, quale entità complessa, rappresenta una struttura autonoma che, tramite l’integrazione operativa e culturale con i Dipartimenti di Emergenza-Urgenza di riferimento, svolge la propria attività secondo le modalità di seguito definite.

Attività:

Può altresì svolgere funzioni di coordinamento delle ambulanze impegnate per trasporti secondari interospedalieri, nonché provvedere al trasporto di sangue ed organi per trapianto.

Risorse tecnologiche:

La C.O. è dotata di apparato di telefonia attraverso una rete di linee dedicate in collegamento con i reparti coinvolti nell’urgenza-emergenza nonché con le strutture di soccorso non sanitario (VV.F.,Polizia, Carabinieri, Protezione Civile etc.),

Sistema informatico:

Deve consentire un’informazione costantemente aggiornata sulla dislocazione e disponibilità dei mezzi di soccorso, sulla disponibilità dei posti letto degli ospedali situati nel bacino d’utenza, sulla disponibilità di letti nelle terapie intensive e nei reparti di alta specialità della Regione; deve altresì disporre di una cartografia aggiornata sulla rete viaria di competenza onde facilitare l’individuazione del luogo dell’evento; deve permettere la registrazione e la successiva rilevazione dell’attività svolta.

Sistema di radiocollegamenti:

Deve consentire i collegamenti radio tra le C.O. della Regione, tra la C.O. e le unità operative periferiche e un collegamento costante con i mezzi di soccorso in fase operativa. In attesa dell’attribuzione delle frequenze dedicate si provvederà ai collegamenti mediante telefoni cellulari

Personale:

Al responsabile di centrale compete:

Personale medico:

I medici assegnati alla C.O., come individuati dalla Delibera di G.R. n. 7120 del 31.12.1994, operativamente si distinguono in :

- medici addetti alla centrale operativa;

- medici addetti all’emergenza territoriale (unità operative).

Essi svolgono i compiti loro assegnati nelle linee guida (n.1 1996) in applicazione del DPR 27.3.1992.

Il medico addetto alla C.O. esplica a rotazione funzioni di coordinamento per quanto di seguito indicato:

- supervisione dell’attività di soccorso operato dai mezzi sul territorio;

- radioconsulenza agli equipaggi dei mezzi di soccorso;

- consulenza su richiesta agli operatori di centrale;

- intervento nelle macro-emergenze per le operazioni di triage;

- rapporti con gli ospedali in caso di trasferimenti;

- rapporti con Enti e strutture regionali deputati all’emergenza;

- interventi territoriali in caso di necessità;

- altre attività concordate con il responsabile.

I medici addetti all’emergenza territoriale svolgono i compiti previsti dalla normativa vigente, tra i quali è prioritaria l’attività di soccorso primario territoriale che deve essere sempre e comunque assicurata nell’arco delle 24 ore senza soluzione di continuità.

Personale infermieristico:

E’ composto da infermieri con esperienza nell’area critica e che abbiano seguito corsi di formazione nel settore dell’emergenza. Ad essi competono le funzioni previste nelle linee-guida n. 1/1996. Nella C.O. è prevista la figura del capo-sala (o responsabile infermieristico) con compiti di gestione del personale infermieristico ed ausiliario e delle componenti tecnico-logistiche delle attività di centrale (gestione dei trasporti secondari, approvvigionamento farmaci, ecc.).

Agli infermieri di C.O. compete la ricezione e selezione delle chiamate, la classificazione delle stesse con il sistema "dispatch" e l’attivazione della risposta adeguata al caso, in situazioni critiche interviene il medico presente in centrale. Gli stessi vengono impegnati a bordo delle ambulanze nel territorio di competenza.

Personale amministrativo:

E’ prevista l’assegnazione di almeno una unità amministrativa.

Aggiornamento e formazione del personale:

I programmi di aggiornamento, differenziati per qualifica ma con periodiche sedute comuni, dovranno essere riferiti in particolare a:

  1. attività clinico-assistenziali in urgenza-emergenza

  2. utilizzo dei protocolli elaborati dalla C.O.

  3. utilizzo dei sistemi informatici e di radiocomunicazioni

  4. umanizzazione del rapporto con l’utenza

  5. coordinamento con gli altri servizi di soccorso non sanitario.

Per garantire livelli di uniformità su tutto il territorio regionale, si individuano come prioritarie le seguenti linee alle quali ispirare i processi formativi :

- addestramento con obiettivi comuni per medici ed infermieri della C.O.;

- formazione dei formatori;

- aggiornamento del personale infermieristico compreso quello delle unità operative dislocate sul territorio;

- aggiornamento del personale medico;

- formazione ed aggiornamento dei medici della continuità assistenziale;

- formazione dei volontari soccorritori;

- formazione specifica del personale sanitario utilizzato in elisoccorso.

La realizzazione degli interventi per la formazione deve essere gestita a livello regionale.

Al fine di favorire un corretto utilizzo del sistema di emergenza da parte della popolazione è opportuno avviare programmi di educazione sanitaria nelle scuole.

Sistema territoriale:

Le modalità di risposta alle richieste di soccorso saranno modulate in base alla tipologia della richiesta nonché tenendo conto del personale e dei mezzi a disposizione:

  1. ambulanza di soccorso di base e di trasporto (tipo B ex DM 553/87): equipaggio composto da autista-soccorritore e da infermiere:

  2. ambulanza di soccorso avanzato (tipo A ex DM 553/87): automezzo attrezzato per il supporto vitale di base e avanzato; equipaggio composto da autista-soccorritore e da infermiere e medico del servizio "118"

  3. centro mobile di rianimazione: automezzo con le caratteristiche del tipo A e con rianimatore a bordo;

  4. eliambulanza: il servizio svolge compiti integrativi delle altre forme di soccorso in un sistema di risorse che ne privilegia l’impiego nelle zone a limitata accessibilità e per eventi, individuati come gravi, dove altri mezzi non siano egualmente efficaci. È coordinato dalla C.O. competente per territorio costante collegamento con le altre C.O. della Regione. L’equipaggio sanitario, di norma, è costituito da anestesista-rianimatore ed infermiere con esperienza e formazione specifica.

La selezione del personale costituente l’equipaggio sanitario (medico ed infermiere professionale) verrà effettuata sulla base di formazione e competenza specifica nel settore dell’emergenza.

Per consentire un corretto impiego del mezzo aereo viene individuata in prossimità di ogni presidio ospedaliero una elisuperficie a norma.

Il responsabile della C.O. competente per territorio propone alla Direzione Generale il numero, le caratteristiche e la dislocazione dei mezzi di soccorso in relazione alle caratteristiche orografiche e di densità abitativa ed i tempi di percorrenza dai vari nodi del servizio agli ospedali.

Per lo svolgimento del servizio di raccolta e di trasporto di malati e infortunati, le Aziende Sanitarie Locali possono stipulare appositi convenzioni con associazioni del volontariato e organizzazioni no profit in possesso della apposita autorizzazione sanitaria rilasciata dalla Regione.

Al fine di evitare disfunzioni e costi impropri occorre definire tramite accordi con caratteristiche di uniformità su tutto il territorio regionale ruoli e competenze delle associazioni di volontariato utilizzando protocolli omogenei di formazione e di elaborazione progettuale.

Al fine di ottimizzare la collaborazione con i vari Corpi ed Enti dello Stato (Carabinieri, Polizia, Vigili del Fuoco, Guardia Forestale, Guardia di Finanza, Soccorso Alpino, Polizia Municipale, Guardia Costiera, ecc.) saranno elaborati a livello regionale protocolli di intervento comuni, comprendenti corsi di formazione congiunti e flussi operativi finalizzati al corretto sviluppo dell’intervento di soccorso e alla migliore integrazione tra le varie strutture.

Le aziende Sanitarie Locali devono mettere a punto specifici programmi di verifica della qualità delle prestazioni svolte in questo settore.

L’Assessorato della Sanità cura il coordinamento delle attività tecnico - organizzative al servizio 118.

La Giunta regionale adotta tutti gli atti necessari per la funzionalità nonché la l’efficienza del servizio in parola.

Entro 90 giorni dall’approvazione del presente Piano la Giunta regionale adotterà apposito progetto per assicurare attraverso le centrale operative del 118 il servizio di telesoccorso.

Campagna informativa

Il "118" è il fulcro del Servizio di emergenza territoriale. E’ necessario per questo che il cittadino ne conosca l’esistenza e le funzioni per farne un uso proprio e coerente.

Su questa base è opportuno realizzare una campagna di comunicazione informativa mirata a tutta la popolazione regionale.

 

 

n - I DISTRETTI SANITARI DI BASE

 

LE FUNZIONI DEL DISTRETTO SANITARIO DI BASE

In coerenza con i compiti attribuiti al D.S.B. e al ruolo del medico e del pediatra di famiglia, le funzioni dell’attività distrettuale sono quelle già indicate nel P.S.R. ‘94-’96 (L.R. 72/94), che vengono confermate, in particolare quelle relative alla organizzazione strutturale minima ed alla dotazione organica minimale ai fini della relativa attivazione nonché l’organizzazione complessiva distrettuale, specificate nel modo seguente:

  1. erogazione dei seguenti livelli di assistenza sanitaria:

  1. gestione delle attività delegate dagli Enti Locali;

  2. accoglimento della domanda del cittadino e orientamento dello stesso presso le proprie strutture o verso quelle accreditate. Per adempiere tale funzione viene istituito in tutti i distretti uno sportello tele - informatico, con il compito di costituire un’interfaccia con i servizi centrali dell’Azienda, in particolare modo con il C.U.P. centrale, e di raccogliere ed analizzare le richieste e le esigenze del paziente - utente ed indirizzarlo intramoenia o all’esterno delle diverse strutture sanitarie e socio - assistenziali componenti la rete dei servizi. Inizia in questo modo la "presa in carico globale" del paziente che si rivolge direttamente al distretto (o per il tramite del medico o del pediatra di famiglia), l’analisi delle esigenze dell’utente e, contestualmente, un "primo indirizzo" dello stesso alla struttura appropriata;

  3. estensione del servizio di assistenza domiciliare integrata (A.D.I.) almeno al 5% della popolazione ultrasessantacinquenne con gli standards organizzativi e metodologici di cui alla Deliberazione della Giunta Regionale n.310 del 12.2.1996. L’ADI, che per i casi semplici è gestita direttamente dal medico di medicina generale attraverso il distretto di appartenenza e con la disponibilità rapida degli operatori interessati, per i casi complessi, rappresentati da pazienti con elevati indici di comorbilità, necessità assistenziali superiori a 30 giorni, necessità di intervento di più operatori su obiettivi diversi, pazienti provenienti da lungodegenza o RSA, deve essere attivata sulla base del programma di trattamento stabilito, per i pazienti di età inferiore ai 65 anni, dalla unità di valutazione multidimensionale (U.D.M.) costituita dal medico del DSB, dall’assistente sociale, dal medico di famiglia o dal pediatra di libera scelta per i minori e dallo specialista della branca interessata al caso, mentre per gli ultrasessantacinquenni, dalla unità di valutazione geriatrica (U.V.G.).

Le suddette Unità di Valutazione, per i pazienti di competenza, oltre a predisporre il piano di assistenza, effettueranno i controlli periodici.

Fermo restando quanto già previsto nel primo P.S.R. in ordine al ruolo ed alle competenze dell’assistente sanitario, si richiama qui l’impiego di questi operatori in ambito distrettuale con particolare riferimento per i compiti richiesti dall’assistenza domiciliare integrata.

e) Attivazione di una regolare attività ambulatoriale per il controllo sanitario dei lavoratori minorenni ed apprendisti, in base a quanto previsto dalla legislazione vigente.

Nella tabella che segue individuati per ciascuna USL i relativi distretti.

AMBITO TERRITORIALE USL

AVEZZANO - SULMONA

DISTRETTO SANITARIO DI BASE

Superficie kmq

Densità (Abitanti/ kmq)

Residenti al 31.12.1996

n = DSB attivato

1. DSB - AVEZZANO

104,04

375,6

39074

AVEZZANO

104,04

375,6

39074

n 2. DSB - TRASACCO

226,61

62,8

14241

COLLELONGO

57,17

28,1

1606

LUCO dei MARSI

44,59

123,5

5505

TRASACCO

51,41

118,0

6068

VILLAVALLELONGA

73,44

14,5

1062

n 3. DSB - CIVITELLA R.

329,66

61,5

20261

BALSORANO

58,01

64,8

3757

CANISTRO

15,78

66,9

1056

CAPISTRELLO

60,85

94,6

5755

CASTELLAFIUME

24,61

41,1

1011

CIVITA D’ANTINO

29,11

36,7

1067

CIVITELLA ROVETO

45,35

72,6

3291

MORINO

52,58

30,7

1615

S. VINCENZO VALLE ROVETO.

43,37

62,5

2709

n 4. DSB - TAGLIACOZZO

363,32

44,3

16108

CAPPADOCIA

67,42

8,5

575

MAGLIANO dei MARSI

67,96

52,4

3563

MASSA d'ALBE

68,47

19,6

1342

SANTE MARIE

40,06

35,8

1433

SCURCOLA MARSICANA

30,01

82,3

2469

TAGLIACOZZO

89,4

75,2

6726

5. DSB - CARSOLI

184,55

39,6

7303

CARSOLI

95,27

54,3

5169

ORICOLA

18,4

51,1

940

PERETO

41,11

17,1

701

ROCCA DI BOTTE

29,77

16,6

493

6. DSB - CELANO

205,42

77,8

15984

AIELLI

34,7

42,8

1486

CELANO

91,77

125,7

11532

CERCHIO

20,11

85,4

1717

OVINDOLI

58,84

21,2

1249

n 7. DSB - PESCINA

185,27

60,4

11185

BISEGNA

46,15

8,9

412

COLLARMELE

23,7

45,0

1066

ORTONA dei MARSI

52,66

16,4

864

PESCINA

37,51

128,6

4822

S.BENEDETTO dei MARSI

25,25

159,2

4021

n 8.DSB-GIOIA D. MARSI

164,99

37,4

6165

GIOIA dei MARSI

63,39

37,1

2349

LECCE dei MARSI

65,98

26,8

1769

ORTUCCHIO

35,62

57,5

2047

9.DSB-CASTEL d.SANGR.

187,39

44,0

8245

ALFEDENA

40,27

18,2

732

ATELETA

41,69

31,2

1300

CASTEL di SANGRO

84,05

67,0

5631

SCONTRONE

21,38

27,2

582

10. DSB - ROCCARASO

133,85

28,1

3760

PESCOCOSTANZO

52,25

25,2

1318

RIVISONDOLI

31,65

24,6

778

ROCCARASO

49,95

33,3

1664

n 11.DSB-PESCASSERO.

278,91

16,3

4553

BARREA

86,96

9,3

806

CIVITELLA ALFEDENA

29,5

10,5

310

OPI

49,37

10,7

526

PESCASSEROLI

92,54

25,0

2312

VILLETTA BARREA

20,54

29,2

599

n 12.DSB -PRATOLA PEL.

126,56

116,7

14771

CORFINIO

18,21

53,2

969

PRATOLA PELIGNA

28,27

283,9

8025

PREZZA

19,71

58,9

1160

RAIANO

29,1

94,6

2752

ROCCACASALE

17,23

45,5

784

VITTORITO

14,04

77,0

1081

13.DSB-CASTELVECC. S.

137,04

27,7

3798

CASTEL di IERI

18,79

22,9

431

CASTELVECCHIO S.

19,23

69,9

1344

GAGLIANO ATERNO

33,36

10,7

358

GORIANO SICOLI

21,77

30,2

657

MOLINA ATERNO

11,84

42,7

505

SECINARO

32,05

15,7

503

n 14. DSB - SULMONA

370,9

88,3

32742

BUGNARA

25,77

46,8

1206

CAMPO di GIOVE

30,45

30,1

916

CANSANO

40,21

7,9

319

INTRODACQUA

36,97

47,3

1750

PACENTRO

71,99

18,8

1354

PETTORANO sul GIZIO

62,38

20,3

1268

ROCCAPIA

44,8

5,3

236

SULMONA

58,33

440,5

25693

n 15. DSB - SCANNO

232,83

15,7

3651

ANVERSA degli ABRUZZI

31,78

13,5

429

COCULLO

31,72

11,4

363

SCANNO

134,04

16,3

2187

VILLALAGO

35,29

19,0

672

USL AVEZZANO SULMONA N.15 DSB di cui n.9 attivati

3231,3

62,5

201841

 

 

AMBITO TERRITORIALE USL

CHIETI

DISTRETTO SANITARIO DI BASE

Superficie kmq

Densità (Abitanti/ kmq)

Residenti al 31.12.1996

n = DSB attivato

     

n 1. DSB - CHIETI

39,09

1065,4

41641

CHIETI

39,09

1065,4

41641

n 2. DSB-CHIETI SCALO

19,54

785,1

15343

CHIETI SCALO

19,54

785,1

15343

3. DSB - BUCCHIANICO

54,37

141,7

7702

BUCCHIANICO

38,50

125,2

4820

CASALINCONTRADA

15,87

181,6

2882

n 4. DSB-FRANCAVILLA

22,99

1027,9

23632

FRANCAVILLA al MARE

22,99

1027,9

23632

n 5. DSB-S. GIOVANNI T.

32,79

771,90

13192

S. GIOVANNI TEATINO

18,19

535,7

9744

TORREVECCHIA T.

14,60

236,2

3448

 

n 6. DSB-MIGLIANICO

67,53

184,9

12489

MIGLIANICO

22,59

199,5

4507

RIPA TEATINA

20,09

188,2

3781

VACRI

12,09

145,6

1760

VILLAMAGNA

12,76

191,3

2441

7. DSB GUARDIAGRELE

202,37

96,7

19574

CASACANDITELLA

12,41

117,1

1453

FARA FILIORUM PETRI

14,81

131,7

1950

GUARDIAGRELE

56,35

177,6

10008

PENNAPIEDIMONTE

47,16

13,1

617

PRETORO

26,07

42,6

1110

RAPINO

20,22

76,1

1539

ROCCAMONTEPIANO

18,1

109,0

1973

S.MARTINO MARRUCINA

7,25

127,4

924

n 8. DSB - ORTONA

70,19

333,2

23387

ORTONA

70,19

333,2

23387

n 9. DSB - ORSOGNA

71,46

124,1

8869

ARI

11,19

122,7

1373

ARIELLI

11,51

108,5

1249

FILETTO

13,58

88,2

1198

ORSOGNA

25,26

159,8

4037

POGGIOFIORITO

9,92

102,0

1012

n 10. DSB TOLLO

58,18

175,9

10236

CANOSA SANNITA

14,1

110,7

1561

CRECCHIO

19,36

165,2

3198

GIULIANO TEATINO

9,84

138,0

1358

TOLLO

14,88

276,8

4119

USL CHIETI N.10 DSB di cui 7 attivati

638,51

263,7

168363

 

AMBITO TERRITORIALE USL

L'AQUILA

DISTRETTO SANITARIO DI BASE

Superficie kmq

Densità (Abitanti/ kmq)

Residenti al 31.12.1996

n = DSB attivato

     

n 1. DSB - L'AQUILA

466,96

148,3

69233

L'AQUILA

466,96

148,3

69233

2. DSB - MONTEREALE

271,17

25,1

6814

BARETE

24,33

27,7

674

CAGNANO AMITERNO

60,24

26,6

1605

CAMPOTOSTO

51,58

14,3

737

CAPITIGNANO

30,63

23,6

722

MONTEREALE

104,39

29,5

3076

3. DSB TORNIMPARTE

284,76

33,8

9614

LUCOLI

109,74

9,3

1022

PIZZOLI

56,11

52,8

2964

SCOPPITO

53,04

48,4

2568

TORNIMPARTE

65,87

46,5

3060

n 4. DSB - BARISCIANO

470,11

17,4

8190

BARISCIANO

78,56

23,3

1831

CALASCIO

39,84

4,7

187

CAPESTRANO

43,08

26,0

1118

CAPORCIANO

18,29

16,2

297

CARAPELLE CALVISIO

14,48

8,4

121

CASTEL DEL MONTE

57,83

10,7

618

CASTELVECCHIO CALV.

15,09

15,6

236

COLLEPIETRO

15,24

21,3

325

NAVELLI

42,12

16,2

683

OFENA

36,72

18,5

680

POGGIO PICENZE

11,62

84,7

984

S. BENEDETTO IN P.

19,01

8,7

165

S.PIO DELLE CAMERE

17,27

32,1

555

S.STEFANO DI SESS.

33,29

4,1

136

VILLA S.LUCIA d/ab.

27,67

9,2

254

n 5. DSB-S.DEMETRIO V.

171,82

32,7

5625

ACCIANO

32,36

13,8

445

FAGNANO ALTO

24,48

19,3

472

FONTECCHIO

16,89

26,4

446

FOSSA

8,63

78,0

673

PRATA D'ANSIDONIA

19,66

30,9

607

S.DEMETRIO NE' VESTINI

16,33

98,5

1608

S.EUSANIO FORCONESE

7,97

59,5

474

TIONE DEGLI ABRUZZI

40,24

11,1

445

VILLA S.ANGELO

5,26

86,5

455

n 6. DSB - ROCCA D. M.

138,3

22,2

3076

OCRE

23,54

44,8

1055

ROCCA DI CAMBIO

27,62

17,0

469

ROCCA DI MEZZO

87,14

17,8

1552

USL L'AQUILA N.6 DSB di cui n.4 attivati

1803,1

56,9

102552

 

 

AMBITO TERRITORIALE USL

LANCIANO - VASTO

DISTRETTO SANITARIO DI BASE

Superficie kmq

Densità (Abitanti/ kmq)

Residenti al 31.12.1996

n = DSB attivato

     

n 1. DSB - LANCIANO

87,98

443,5

39020

CASTEL FRENTANO

21,89

180,6

3954

LANCIANO

66,09

530,6

35066

2. DSB S.VITO

54,5

192

10468

FRISIA

11,39

172,5

1965

ROCCA S.GIOVANNI

21,47

110,4

2371

S.VITO CHIETINO

16,81

294,0

4942

TREGLIO

4,83

246,4

1190

3. DSB FOSSACESIA

49,9

174,8

8726

FOSSACESIA

30,08

166,5

5008

MOZZAGROGNA

13,81

144,1

1990

S.MARIA IMBARO

6,01

287,5

1728

4. DSB CASOLI

123,64

99,8